Zack Snyder è tornato a parlare dell’esperienza più controversa della sua carriera cinematografica: l’abbandono di Justice League dopo la tragica morte della figlia Autumn e il successivo intervento di Joss Whedon, che riscrisse e rigirò una parte consistente del film, e lo ha fatto con i toni consueti, lanciando in aria un’importante indiscrezione riguardo i retroscena legati alle travagliate vicende nate attorno alla pellicola sul team supereroistico DC. I vertici Warner, infatti, avrebbero usato la morte della figlia adottiva di Snyder, come pretesto per togliere al regista il controllo creativo del progetto. Una tesi pesante, che circolava da anni nei corridoi della rete e che ora il discusso autore sembra corroborare.
In una nuova intervista con Variety, il regista ha innanzitutto raccontato di non aver mai visto la versione uscita nelle sale nel 2017, aggiungendo un particolare ancora più significativo sul rapporto con la Warner Bros.: secondo Snyder, un ex dirigente dello studio gli avrebbe confidato anni dopo che la sua visione dell’universo DC era in realtà quella giusta.
“Le circostanze attorno a quella vicenda sono state davvero peculiari. Mi è semplicemente scivolato tutto addosso senza che riuscissi a reagire. Quello che stava succedendo a me e alla mia famiglia era davvero grande fonte di stress. C’era così tanto caos e tanta confusione attorno a me, che, a volte chiedevo ai ‘capi’: “Come sta andando il film?”. E loro mi dicevano: “Oh, va bene! Stanno facendo solo alcune riprese aggiuntive”. E io: “Oh, OK. Va bene così”.”
Snyder si riferisce al periodo in cui lui e la moglie Deborah stavano affrontando il lutto della figlia, morta a vent’anni per suicidio. Il regista aveva lasciato il set di Justice League durante la post-produzione per gestire la perdita e Joss Whedon era stato incaricato da Warner di completare il film. Solo in seguito Snyder avrebbe compreso quanto profonde fossero state le modifiche apportate alla sua versione.
“Debbie è andata a vedere la versione di Joss [Whedon], ed è tornata da me dicendo: “Non guardare mai e poi mai quel film”. Poi seppi che avevano messo assieme 60 pagine di scene riscritte… Non ho mai visto il film, quindi non saprei se sia vero o meno.”
Snyder ha quindi ribadito di non aver mai assistito alla versione cinematografica di Whedon. Una scelta che, a suo dire, gli ha permesso di tenere a distanza un film che sentiva ormai estraneo e che era arrivato sugli schermi mentre il suo nome rimaneva comunque legato al progetto (il film riporta nei titoli di testa il nome di Snyder alla regia)
Il passaggio più sorprendente dell’intervista riguarda però il modo in cui Snyder interpreta ciò che accadde in seno alla Warner Bros. in quei mesi. Il regista ha raccontato a Variety di aver avuto, anni dopo lo svolgersi dei fatti, un confronto con un anonimo ex dirigente dello studio Secondo Snyder, l’executive avrebbe ammesso di aver compreso solo a posteriori la validità della sua impostazione per il DC Universe.
“Zack, devo dirti una cosa: avevi ragione su tutto.”
Quando Snyder gli avrebbe chiesto a cosa si riferisse esattamente, la risposta sarebbe stata altrettanto diretta:
“L’intera visione dell’universo DC, il modo in cui facevi i film e tutto il resto. Noi ti ostracizzavamo ma, alla fine, avevi ragione tu.”
È a questo punto che Snyder ha offerto la propria lettura di ciò che accadde durante la sua uscita da Justice League. Secondo il regista, all’interno della Warner Bros. esisteva la convinzione che il suo approccio fosse diventato un problema per un franchise dal valore enorme e che quella tragedia familiare avesse creato un’occasione pronta da sfruttare.
“Avevano messo questa enorme IP nelle mani di un pazzo – o almeno tale mi ritenevano. E chi pensava questo ha detto: “La tragedia di Zack è la nostra occasione per riprenderci in mano il film adesso”. Terribile, lo so, ma credo sia andata così.”
Whedon subentrò quindi nel completamento di Justice League, occupandosi di nuove riprese e riscritture. La versione arrivata al cinema nel novembre 2017 fu accolta in modo problematico e negli anni successivi prese forma una campagna sempre più ampia per la pubblicazione della cosiddetta Snyder Cut.
Quella richiesta venne infine accolta nel 2021, quando, a fronte di una sollevazione popolare senza precedenti, HBO Max cedette alle richieste dei fan e distribuì Zack Snyder’s Justice League, una “nuova” versione del film della durata di 4 ore. Per il regista, la possibilità di tornare sul progetto e completarlo secondo la propria visione ebbe un significato che andava oltre il semplice recupero di materiale rimasto fuori dal montaggio cinematografico.
“La sensazione di catarsi legata al fatto di potere mettere un punto e farlo a modo mio è stata incredibile”
A distanza di anni, Snyder guarda invece da lontano il nuovo corso del DC Universe guidato da James Gunn e Peter Safran. Il regista ha spiegato di non aver visto né Superman né Supergirl, precisando che il tema “supereroi” resta per lui particolarmente personale. Nonostante questo, ha sottolineato di apprezzare Gunn e la sua visione del genere supereroistico.
“Non ho visto quei film. Per me è un tema ancora un po’ troppo personale; è troppo presto, si potrebbe dire. Però James Gunn mi piace, e ho un certo apprezzamento per la sua visione”
![Una foto di scena di Superman [IG di James Gunn]](https://cinemaserietv.it/wp-content/uploads/2024/10/Superman-Krypto-Publicity-H-2024_2-1024x577.jpg)
Snyder ha ricostruito l’origine culturale delle iconiche mutande sopra il costume, sostenendo che l’idea derivi dall’abbigliamento degli uomini forti dell’epoca vittoriana e dal particolare rapporto di quella società con la nudità.
«I vittoriani erano così bacchettoni che indossavano calzamaglie color carne e poi ci mettevano sopra le mutande. È iniziato così. Era solo il riflesso del timore dei vittoriani di mostrare la pelle nuda per via della loro paura bacchettona della nudità.»
Al di là della parentesi sul costume di Superman, il racconto restituisce ancora una volta quanto Justice League rappresenti un capitolo irrisolto del percorso professionale di Snyder. Il film rimane legato a uno dei momenti più drammatici della sua vita privata, ma anche alla successiva battaglia per recuperare una versione dell’opera che considerava autenticamente propria. E il dettaglio raccontato oggi dal regista – l’idea che la tragedia familiare possa essere stata sfruttata come una finestra d’opportunità per riprendere il controllo del progetto – aggiunge una nuova dimensione a una vicenda che, a quasi dieci anni di distanza, continua a essere una delle più controverse della storia recente del cinema supereroistico.
