Dopo It Ends with Us, Regretting You e Reminders of Him, un altro romanzo di Colleen Hoover arriva al cinema. Questa volta, però, niente melodramma romantico: Verity porta infatti sullo schermo il thriller psicologico pubblicato dalla scrittrice nel 2018, affidando a Michael Showalter (The Idea of You) un cast guidato da Dakota Johnson, Anne Hathaway e Josh Hartnett. Sulla carta ci sono tutti gli elementi giusti: una scrittrice immobilizzata dopo un incidente, una ghostwriter chiamata a prendere il suo posto, un marito affascinante, una villa isolata e un manoscritto che potrebbe contenere una verità terribile. Il problema è che Verity impiega troppo tempo a trasformare questi elementi in tensione e, quando finalmente decide di farlo, buona parte del mistero ha già perso la propria forza…
Una scrittrice entra nella vita di un’altra

Lowen Ashleigh (Dakota Johnson) è una scrittrice apprezzata dalla critica ma con ben poco successo commerciale. Ma la sua situazione cambia quando le viene offerto un incarico decisamente più redditizio: completare sotto anonimato la fortunata saga di Verity Crawford (Anne Hathaway), autrice bestseller rimasta gravemente disabile e incapace di comunicare dopo un incidente.
Per lavorare sui materiali lasciati dalla scrittrice, Lowen si trasferisce nella grande casa sul lago in cui Verity vive insieme al marito Jeremy (Josh Hartnett). Qui trova un manoscritto autobiografico mai pubblicato che racconta una versione inquietante della vita della donna, del suo matrimonio e soprattutto del rapporto con i figli. Mentre Lowen continua a leggere, il confine tra ciò che Verity ha scritto e ciò che è realmente accaduto diventa sempre meno chiaro. Nel frattempo cresce anche l’attrazione tra lei e Jeremy, e la presenza apparentemente inerme di Verity comincia a diventare sempre più difficile da ignorare…
Un thriller che non riesce a creare abbastanza tensione

Verity parte da un meccanismo narrativo piuttosto efficace: Lowen entra nella casa di un’altra donna e, pagina dopo pagina, finisce per entrare anche nella sua testa, nel suo matrimonio e infine nel suo ruolo. Il manoscritto permette al film di muoversi continuamente tra presente e passato e di mettere in dubbio l’immagine che ciascun personaggio offre di sé. Chi sta dicendo la verità? Quanto possiamo fidarci di ciò che leggiamo se a scriverlo è una romanziera abituata per mestiere a inventare?
Sono domande sulle quali il film potrebbe costruire un gioco davvero perverso; Michael Showalter, invece, dirige tutto con una compostezza che finisce per smorzare proprio gli aspetti più interessanti della storia. Per buona parte del film Lowen legge, osserva Verity, percorre i corridoi della casa e si avvicina lentamente a Jeremy, mentre i flashback ricostruiscono ciò che ha trovato nel manoscritto. L’atmosfera c’è, aiutata dalla grande villa sul lago e dalla fotografia, ma raramente si trasforma in un’inquietudine autentica.
Il problema diventa ancora più evidente sul versante erotico: Verity vorrebbe recuperare qualcosa dei thriller sensuali degli anni Novanta, ma la relazione tra Lowen e Jeremy rimane sorprendentemente fredda. Le scene di sesso ci sono, così come le provocazioni, ma manca quella tensione erotica che dovrebbe rendere pericolosa ancora prima che desiderabile l’attrazione tra i due.
Anne Hathaway e Dakota Johnson, due donne intrappolate nella stessa storia

Il film si regge quindi soprattutto sulle sue protagoniste; Dakota Johnson porta Lowen attraverso quasi tutta la storia e la sua recitazione distaccata si presta bene a una donna che osserva prima di agire, anche se il personaggio finisce spesso per subire gli eventi anziché guidarli. Anne Hathaway affronta una difficoltà opposta: per buona parte del film Verity è immobile e silenziosa, presente soprattutto attraverso i flashback e la voce del suo manoscritto.
È proprio questa limitazione a rendere intrigante il confronto a distanza tra le due. Lowen conosce Verity senza poter davvero parlare con lei, attraverso ciò che la donna ha scritto e quello che Jeremy le racconta. Più scopre della sua vita, più comincia contemporaneamente a sostituirla: prima come autrice dei suoi romanzi e poi nel rapporto con suo marito. Josh Hartnett completa il triangolo con un Jeremy costruito per rimanere abbastanza ambiguo da alimentare i sospetti. Il film, però, non sfrutta fino in fondo questa dinamica. Perché Verity avrebbe potuto essere soprattutto una storia sull’ossessione, sull’identificazione tra due scrittrici e sul pericolo di trasformare una narrazione in una verità. Preferisce invece seguire sentieri molto più convenzionali.
Cosa ne pensiamo in sintesi
Verity parte da una buona premessa e da un cast perfetto sulla carta, ma Michael Showalter non riesce a dare abbastanza tensione al rapporto tra le due protagoniste. Il mistero incuriosisce, senza diventare mai davvero inquietante.
Pro
- Dakota Johnson e Anne Hathaway funzionano nel confronto tra Lowen e Verity.
- - L'idea della scrittrice che finisce progressivamente per prendere il posto di un'altra è la componente più interessante del film.
- La casa sul lago e la confezione visiva contribuiscono a creare l'atmosfera giusta.
Contro
- La tensione psicologica rimane troppo debole.
- La componente erotica non trova mai la propria intensità.
- Il ritmo è lento e la regia tende a smorzare anche le situazioni potenzialmente più disturbanti.
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Voto CinemaSerieTV
