Adam Brody ha espresso pubblicamente e senza mezzi termini la propria posizione sulla guerra a Gaza. L’attore di Nobody Wants This, intervistato da GQ in vista del ritorno della serie Netflix, ha dichiarato di considerare quanto sta accadendo nella Striscia un “genocidio” e di volere una “Palestina libera”. Parole particolarmente nette da parte di un attore che finora aveva evitato di affrontare apertamente l’argomento nelle interviste e che arrivano mentre Brody riflette anche sul clima politico che, a suo giudizio, si è creato negli ultimi anni negli Stati Uniti e all’interno di Hollywood.
È stato lo stesso Brody a spiegare di aver affrontato spesso la questione lontano dai riflettori, senza però averne parlato molto pubblicamente. Questa volta ha deciso di non lasciare spazio a interpretazioni sulla propria posizione. “Ne ho parlato molto in privato, ma non altrettanto pubblicamente“, ha spiegato. “Potete scrivere che penso che sia un genocidio. Potete scrivere che voglio una Palestina libera“.
L’attore ha poi parlato delle conseguenze della guerra e della possibilità che la politica statunitense nei confronti della regione possa cambiare in futuro. “È terribile che ci siano volute così tante morti e così tanta sofferenza, ma sembra che si stia raggiungendo un punto di rottura che avremmo dovuto raggiungere molto tempo fa“, ha dichiarato. “Spero che una futura amministrazione possa davvero fare qualcosa di positivo e correggere alcune delle politiche che contribuiscono a rendere la situazione terribile com’è oggi“.
Nel corso della stessa intervista, Brody ha allargato il discorso al clima politico americano e a Hollywood, raccontando di aver scoperto negli ultimi anni posizioni di persone che lo hanno sorpreso e, in alcuni casi, deluso. “Tra il Covid, il secondo mandato di Trump e Israele e Gaza, sono emerse opinioni diverse di cui prima non ero a conoscenza e che mi hanno deluso“, ha spiegato l’attore. L’impegno politico di Brody non nasce comunque con le dichiarazioni su Gaza. Dal 2018 l’attore fa volontariato con Swing Left, organizzazione progressista statunitense impegnata nelle campagne elettorali, partecipando anche ad attività porta a porta. A GQ ha raccontato di considerare il proprio coinvolgimento un modo concreto per entrare in contatto con gli elettori e confrontarsi con persone che non necessariamente condividono le sue opinioni.

Brody ha riflettuto anche sul cambiamento avvenuto a Hollywood tra il primo e il secondo mandato di Donald Trump. Secondo l’attore, dopo la prima elezione del presidente schierarsi pubblicamente contro di lui appariva relativamente semplice all’interno dell’industria dell’intrattenimento, mentre oggi la situazione sarebbe diversa anche a causa dell’atteggiamento assunto dalle grandi aziende.
Le parole su Gaza acquistano inevitabilmente particolare attenzione anche per il ruolo che negli ultimi anni ha riportato Brody al centro della cultura pop. In Nobody Wants This interpreta Noah Roklov, un rabbino che si innamora di Joanne, una podcaster agnostica interpretata da Kristen Bell. La serie creata da Erin Foster affronta il rapporto tra amore, famiglia, fede e identità ebraica, pur senza avere come tema il conflitto israelo-palestinese.
Lo stesso Brody aveva raccontato, prima del debutto della serie, di aver dovuto approfondire diversi aspetti dell’ebraismo per interpretare Noah. “Non sapevo nulla dell’ebraismo“, aveva dichiarato al Los Angeles Times. Inizialmente, aveva spiegato, proprio l’elemento religioso lo aveva fatto esitare davanti al ruolo, salvo poi diventare uno degli aspetti che trovava più interessanti da studiare e interpretare.
Il successo di Nobody Wants This ha dato una nuova spinta alla carriera dell’attore, diventato famoso nei primi anni Duemila grazie a Seth Cohen in The O.C.. La serie Netflix, liberamente ispirata all’esperienza della creatrice Erin Foster e alla sua conversione all’ebraismo, ha ottenuto numerosi riconoscimenti e ha trasformato Noah in uno dei personaggi più popolari dello show.
Le dichiarazioni di Brody arrivano inoltre in una fase in cui la guerra a Gaza continua a provocare prese di posizione e proteste anche nel mondo dello spettacolo statunitense. Nei giorni scorsi Susan Sarandon e Hannah Einbinder sono state arrestate a New York durante una protesta contro Benjamin Netanyahu organizzata da Jewish Voice for Peace nei pressi della sede delle Nazioni Unite, in occasione della presenza del primo ministro israeliano all’Assemblea generale. Le due attrici erano tra i manifestanti che avevano preso parte a un sit-in bloccando il traffico e sono state portate via dalla polizia insieme a decine di altre persone.
Nel caso di Brody, però, l’elemento più significativo è la scelta di rendere pubblica una posizione che, come lui stesso ha spiegato, fino a questo momento aveva espresso soprattutto in privato. E questa volta l’attore non ha utilizzato formule prudenti o lasciato spazio all’ambiguità: ha scelto esplicitamente le parole “genocidio” e “Palestina libera”, assumendo una posizione destinata inevitabilmente a far discutere proprio mentre Nobody Wants This si prepara a tornare su Netflix.
