Macchinine, uno Space Shuttle in miniatura, angioletti, libri di informatica e un ritratto di Gesù. La vera camera di Carlo Acutis, il giovane santo al centro del film tv Il mio nome è Carlo, conserva ancora molti degli oggetti che facevano parte della sua quotidianità. A raccontare cosa custodisce e come trascorreva lì il suo tempo è stata la madre Antonia Salzano Acutis, che ha aperto le porte della casa milanese dove il figlio visse fino alla morte, avvenuta il 12 ottobre 2006, a soli 15 anni.
La stanza si trova nella casa di famiglia, in zona Conciliazione a Milano, ed è rimasta sostanzialmente come Carlo l’aveva lasciata. Le pareti sono gialle, mentre in un angolo si trova la scrivania sulla quale studiava e lavorava al computer. Sulle mensole sono ancora allineate nove macchinine, il modellino di un vecchio motorino Piaggio e quello dello Space Shuttle. Accanto ci sono statuette di angeli, piccoli animali in ceramica e persino la riproduzione in miniatura di una Coppa del Mondo. Vicino alla finestra è invece appeso un ritratto di Cristo accompagnato dalla scritta “Gesù, io confido in te!“.
È proprio in quella camera che emerge uno degli aspetti che avrebbero reso Carlo Acutis conosciuto in tutto il mondo: il rapporto con l’informatica. Secondo quanto raccontato dalla madre, la passione era iniziata quando aveva circa sei anni. A nove cercava già manuali di livello universitario e, da autodidatta, imparò a programmare in C++ e Java. Si interessò anche ai programmi di grafica, che utilizzava per i lavori scolastici e per il progetto dedicato ai miracoli eucaristici. La tecnologia, però, non occupava tutto il suo tempo. Da bambino giocava con robot e altri giocattoli, dipingeva e aveva una forte inclinazione artistica. Quando a scuola gli fecero studiare il flauto, strumento che non amava particolarmente, chiese ai genitori un sassofono e imparò a suonarlo da solo, esercitandosi proprio nella sua camera.
Anche il suo rapporto con i videogiochi racconta qualcosa di diverso dall’immagine di un adolescente completamente assorbito dalla tecnologia. A otto anni ricevette una PlayStation, ma decise autonomamente di utilizzarla soltanto un’ora alla settimana. Aveva letto alcuni dei primi studi sui possibili rischi di dipendenza e scelse di imporsi un limite. Per questo la madre Antonia è convinta che, se fosse cresciuto nell’epoca degli smartphone e dei social, avrebbe saputo anche quando disconnettersi: “Sarebbe il primo a spegnere il telefonino“.
La camera racconta però anche l’altro elemento centrale nella vita di Carlo: la fede. Partecipava alla messa ogni giorno e cercava di trasformare le proprie convinzioni in gesti concreti. Quando la madre gli proponeva di comprare delle scarpe nuove, racconta Antonia, lui rispondeva che quelle che possedeva andavano ancora bene e suggeriva piuttosto di utilizzare quei soldi per aiutare i poveri. Insieme a Rajesh Mohur, collaboratore domestico della famiglia, usciva inoltre per portare cibo e aiuto ai senzatetto di Milano.
Negli ultimi anni della sua vita il computer diventò anche uno strumento per mettere le sue competenze al servizio della fede e del volontariato. Carlo raccolse fotografie, documenti e testimonianze per realizzare la mostra dedicata ai miracoli eucaristici, successivamente portata in numerose parrocchie in tutto il mondo. Nell’estate precedente alla morte lavorò inoltre alla progettazione di un sito per le associazioni di volontariato dei gesuiti.
Carlo Acutis morì il 12 ottobre 2006, pochi giorni dopo l’insorgere di una leucemia fulminante. Il 7 settembre 2025 è stato canonizzato da Papa Leone XIV, diventando il primo santo millennial. Vent’anni dopo la sua morte, la sua storia è tornata al centro dell’attenzione anche grazie a Il mio nome è Carlo, il film tv diretto da Giacomo Campiotti e liberamente ispirato alla sua vita.
Nel film (di cui trovate la nostra recensione) Carlo adolescente è interpretato da Samuele Carrino, mentre Lucia Mascino e Flavio Parenti vestono i panni dei genitori Antonia e Andrea. La produzione ripercorre la sua storia dall’infanzia agli ultimi giorni, raccontando insieme la fede e gli aspetti più quotidiani della sua adolescenza: gli amici, il calcio, i videogiochi e quella passione per i computer che gli sarebbe valsa il soprannome di “santo di Internet”. Il mio nome è Carlo, trasmesso il 27 settembre in prima visione su Canale 5, è disponibile in streaming su Mediaset Infinity.
