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Home » Personaggi » È morta la brigatista Anna Laura Braghetti, partecipò al sequestro Moro e ispirò un film: ecco quale

È morta la brigatista Anna Laura Braghetti, partecipò al sequestro Moro e ispirò un film: ecco quale

Braghetti, nota come la "vivandiera" del sequestro Moro, partecipò ad azioni armate. Uno dei suoi libri ha ispirato uno dei film più importanti sull'omicidio dello statista della DC.
Fabio FuscoDi Fabio Fusco6 Novembre 2025Aggiornato:6 Novembre 2025
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Anna Laura Braghetti - Buongiorno Notte
Anna Laura Braghetti (foto dominio pubblico)
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È morta a 72 anni, dopo una malattia, Anna Laura Braghetti, ex componente delle Brigate Rosse e figura centrale in alcune delle pagine più drammatiche degli anni di piombo italiani. Il suo nome resta indissolubilmente legato al sequestro di Aldo Moro e ad altri atti violenti che hanno segnato la storia del terrorismo nel nostro Paese. Il suo libro Il Prigioniero fu una delle fonti di ispirazione per il film Buongiorno, notte di Marco Bellocchio.

L’annuncio è arrivato dalla famiglia con parole sobrie: “Ci ha lasciati la nostra cara Anna Laura circondata dall’amore dei famigliari e degli amici. I funerali si svolgeranno in forma strettamente riservata. La sua comunità degli affetti”. Negli ultimi anni della sua lunga carcerazione, Braghetti si era dedicata al sociale, occupandosi di detenuti e persone in difficoltà.

Anna Laura Braghetti
Anna Laura Braghetti

Come scrive Repubblica, Braghetti nata nel 1953 a Roma, ex impiegata, entrò a far parte della colonna romana delle Brigate Rosse diventando clandestina nel 1978, subito dopo la tragica conclusione del sequestro di Aldo Moro. La sua importanza nella vicenda è legata al ruolo cruciale che ebbe durante i 55 giorni di prigionia dello statista democristiano.

“La mia scelta di entrare in un’organizzazione armata è stata il frutto di un lungo, lento corteggiamento, un avvicinamento graduale, come un meccanismo che scatta clic dopo clic, fino al momento finale in cui la macchina è avviata in tutta la sua potenza”.

Braghetti era infatti intestataria e inquilina dell’appartamento di via Camillo Montalcini 8 a Roma, la cosiddetta “prigione del popolo” dove Aldo Moro venne tenuto sequestrato. L’appartamento era stato acquistato nell’estate del 1977 con i proventi di un precedente sequestro e le Brigate Rosse lo avevano intestato a lei perché sembrava il membro più insospettabile della banda, perfetta come copertura.

Fingendosi la fidanzata del fantomatico ingegner Altobelli, che in realtà era il brigatista Germano Maccari, Braghetti fungeva da schermo per gli altri terroristi che si alternavano nella sorveglianza dell’ostaggio. Il suo ruolo andava però ben oltre la semplice copertura: durante il sequestro ebbe responsabilità attive nella gestione pratica della prigionia, occupandosi del cibo e della logistica del covo. Per questo motivo è stata soprannominata “la vivandiera”, ma di fatto divenne a tutti gli effetti una delle militanti più spietate dell’organizzazione terroristica. Una brigatista che sparava, come gli altri.

Il 9 maggio 1978, il giorno dell’uccisione di Moro, fu Braghetti a scendere per prima a controllare le scale e aprire il box dove lo statista venne caricato nel bagagliaio della Renault R4. In quella drammatica circostanza intervenne anche una vicina di casa, ma Moro non gridò per non mettere in pericolo la donna, un gesto di coraggio che testimoniava la sua consapevolezza della situazione.

Il 3 maggio 1979 partecipò a un’azione armata alla sede della Democrazia Cristiana in piazza Nicosia a Roma, aprendo il fuoco insieme a Francesco Piccioni. In quella sparatoria rimasero uccisi due agenti, Antonio Mea e Piero Ollanu. Secondo le ricostruzioni processuali, fu Braghetti ad aprire il fuoco per prima insieme all’altro brigatista.

Il suo nome è legato anche a uno degli atti più sanguinari della storia delle Brigate Rosse: il 12 febbraio 1980, insieme a Bruno Seghetti, partecipò all’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Vittorio Bachelet. Anche in questo caso, fu lei a sparare per prima. Le modalità dell’assassinio furono particolarmente efferate. Bachelet aveva appena finito una lezione alla Sapienza e stava parlando con Rosy Bindi. I brigatisti lo aspettarono sulla scalinata che porta alle aule dei professori della facoltà di scienze politiche. Gli spararono con una calibro 32 Winchester, sette proiettili. Bachelet morì sul colpo, mentre i terroristi si allontanarono indisturbati.

Anna Laura Braghetti fu arrestata il 27 maggio 1980 e al termine di un lungo percorso giudiziario venne condannata all’ergastolo. Nel 1981, in carcere, sposò Prospero Gallinari, uno dei fondatori delle Brigate Rosse condannato per otto omicidi tra cui quello di Moro e della sua scorta. Il matrimonio si concluse negli anni successivi.  Fu ammessa alla liberazione condizionale nel 2002, dopo oltre vent’anni di carcere.

Durante la detenzione, Braghetti ha scritto diversi libri sulla violenza politica, il carcere e la memoria. Tra questi Il prigioniero e Nel cerchio della prigione, quest’ultimo scritto insieme a Francesca Mambro, terrorista dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Da Il Prigioniero invece, è stato tratto liberamente Buongiorno, notte, uno dei tre film di Marco Bellocchio sul delitto Moro. Nel film il personaggio di Anna Laura Braghetti si chiama Chiara ed è interpretata da Maya Sansa.

A proposito del sequestro Moro, sapete che Francesco Pannofino ha raccontato che in quel momento si trovava a via Fani e vide tutto? Qui invece vi raccontiamo la storia della seduta spiritica che rivelò dettagli sul sequestro e dell’agente sopravvissuto alla strage di via Fani, che perse la testa per i sensi di colpa.

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