È morto Andrea Filippini, l’infermiere conosciuto sul web come “Floppy”, a soli 56 anni. In pochissimi mesi un tumore lo ha portato via, lasciando un vuoto profondo tra bambini, famiglie e colleghi che lo avevano conosciuto e apprezzato nel suo lavoro quotidiano.
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A colpire ancora di più è il suo ultimo video pubblicato sui social: si vedono immagini di Andrea da piccolo, mentre gioca, poi l’immagine cambia e lo vediamo, da adulto, mentre pedala in bicicletta dentro una galleria. Poi, lentamente, la scena si dissolve fino a svanire in una forte luce , accompagnata dalle note di The Great Gig in the Sky dei Pink Floyd. “Vi voglio bene, ciao” ha scritto Andrea nella caption.
Per anni Andrea ha lavorato come infermiere nell’oncologia pediatrica del Sant’Orsola di Bologna, dove la sua presenza rappresentava molto più di un semplice supporto sanitario. “Coi bambini era bravissimo e infatti lo adoravano tutti”, ricorda Francesca Testoni, direttrice di Ageop. La sua capacità di trasformare l’ambiente ospedaliero in uno spazio di gioco e speranza era straordinaria: costruiva paesaggi per i soldatini con le coperte dei lettini e coi tubi dei farmaci, trovando in qualsiasi oggetto un modo per far divertire i piccoli pazienti.
La sua umanità non si limitava ai bambini. Andrea aveva una grande sensibilità anche verso i genitori, costretti ad affrontare il dolore della malattia dei propri figli. Organizzava recite per Natale, momenti di gioia che alleggerivano il peso emotivo di quei giorni difficili in corsia.
Repubblica racconta che nel 2007 la sua vita ha preso una svolta inaspettata: ha lasciato il Sant’Orsola per partire con Emergency verso l’Afghanistan. Un’esperienza che lo ha profondamente trasformato, tanto da spingerlo a scrivere un libro al suo ritorno, raccontando come quella missione umanitaria avesse cambiato la sua prospettiva sulla vita e sulla cura. Dopo l’esperienza in Afghanistan, Andrea ha poi intrapreso una nuova carriera come maestro elementare, pur mantenendo sempre viva la passione per il teatro, che per lui era un altro strumento di cura.
Quando ha ricevuto la diagnosi di tumore, Andrea ha scelto di condividere il suo percorso con la malattia attraverso video social, realizzati con l’aiuto di sua sorella. Un diario assiduo – che ha continuato ad aggiornare fino al 9 giugno – e che ha toccato migliaia di persone.
Quando aveva cominciato la chemioterapia, i suoi amici si erano rasati i capelli in segno di solidarietà. Andrea invece si era fatto una cresta punk colorata prima di tagliare tutto, un gesto che richiamava un episodio della giovinezza: quando al Cassero di Porta Santo Stefano, loro giovani di parrocchia, avevano incontrato un gruppo di punk che avevano lo avevano ad aggiustare le bici.
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“Era impossibile non amarlo, era veramente una persona incredibile. Una persona come lui non se ne va, non sparisce, resta”, conclude Testoni. Un sentimento condiviso dall’Ordine delle professioni infermieristiche, che lo ha ricordato con parole toccanti: “Ci sono persone che non entrano semplicemente nella vita degli altri, la trasformano. Andrea era così: un mix geniale di anticonformismo, curiosità e imprevedibile gioia di vivere”.
Sui social network il cordoglio si è trasformato in un fiume di ringraziamenti per il segno che ha lasciato. “Caro, carissimo, adorabile Andrea Floppy Filippini cuore gentile, temperamento acceso pieno di coraggio, pieno di vita, pieno d’amore”
