Sul sito ufficiale di Gene Wilder, l’indimenticabile attore di Frankenstein Junior scomparso nel 2016 dopo una lunga battaglia contro l’Alzheimer, sono apparse due rare foto private che raccontano gli ultimi anni della sua vita. In una delle immagini, Wilder è a letto, sorridente, con il volto segnato dalla malattia ma circondato dai suoi affetti. Lo scatto è stato condiviso in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, insieme a un ricordo che restituisce un’immagine intima e lontana dai riflettori dell’attore.
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“Con il progredire dell’Alzheimer, la malattia ha portato via molte cose. Eppure, anche negli ultimi anni, Gene è rimasto giovane nello spirito, seguendo ogni settimana lezioni di tip tap con Karen e trovando momenti di pura felicità fino alla fine” si legge nella caption del post.
La seconda foto del carosello mostra infatti Gene Wilder impegnato a seguire alcuni passi di danza insieme alla moglie Karen Boyer. I due si erano conosciuti sul set della commedia Non guardarmi, non ti sento e Karen gli è rimasta accanto durante gli anni della malattia, fino alla sua morte.
Secondo quanto raccontato da People, a Gene Wilder l’Alzheimer era stato diagnosticato sei anni prima della morte. L’attore aveva però scelto di mantenere privata la diagnosi, condividendola soltanto con una ristretta cerchia di familiari e amici.
A spiegare il motivo di quella decisione è stato Jordan Walker-Pearlman, nipote dell’attore. Wilder, secondo il suo racconto, non voleva che la notizia potesse cambiare il modo in cui i suoi giovani fan lo guardavano.
“Quando uscivamo, i bambini si illuminavano quando lo vedevano. Non voleva avere alcuna responsabilità nel portare via quella luce o quei sorrisi. Sapeva che ci sarebbe stato un genitore, con le migliori intenzioni, che avrebbe sussurrato qualcosa al proprio coniuge e avrebbe fatto provare a quel bambino meno gioia di quella che aveva provato vedendolo per la prima volta”.
Il sito di Alzhaimer Association racconta che fu proprio Karen a notare che qualcosa non andava. Tra i primi segnali c’erano cambiamenti nell’equilibrio e nella percezione della profondità. Durante un giro in bicicletta, per esempio, Gene era convinto che stessero per andare a sbattere contro alcuni alberi che in realtà erano molto più lontani.
Con il tempo iniziarono a cambiare anche alcuni suoi comportamenti. Wilder, descritto dalla moglie come un uomo generalmente molto affettuoso, arrivò in alcune occasioni a reagire in modo inaspettatamente brusco, anche con il nipote.
Poi arrivarono le difficoltà nel ricordare le cose e nel trovare le parole giuste. Per comunicare, Gene e Karen ricorrevano spesso al gioco dei mimi. Durante una festa, qualcuno iniziò a parlare di Frankenstein Junior, uno dei suoi film più celebri, ma Wilder non riusciva a ricordarne il titolo e dovette mimarlo perché gli altri potessero aiutarlo.
Con il moltiplicarsi dei segnali, Gene accettò di sottoporsi a una valutazione cognitiva. I medici riscontrarono un lieve deterioramento cognitivo, che con il tempo sarebbe progredito fino all’Alzheimer.
Per Karen, che fu la sua principale caregiver, quegli anni furono particolarmente difficili. La moglie dovette assistere alla trasformazione fisica e mentale dell’uomo che aveva accanto e, soprattutto, alla progressiva perdita della loro capacità di conversare come avevano sempre fatto.
“La parte più difficile è stata perderlo ogni minuto di ogni giorno. Potevo vederlo allontanarsi, e questo mi faceva stare male fino allo stomaco”, ha raccontato Karen. “Lo tenevo dentro. Sorridevo e cercavo di rendere tutto più felice per lui. Ma lo guardavo scomparire”.
Le due fotografie condivise dal profilo ufficiale di Gene Wilder restituiscono così un’immagine privata dell’attore negli ultimi anni della sua vita: non soltanto la malattia, ma anche i momenti di serenità condivisi con la moglie e le persone che gli sono rimaste accanto fino alla fine.
