In un’intervista concessa a Repubblica, il doppiatore e attore Luca Ward ha parlato della sua carriera – dagli inizi negli sceneggiati Rai, ad appena tre anni, fino alla consacrazione nel doppiaggio, a partire dai primi anni ’90. Tra i tanti personaggi doppiati da Ward, come sanno tutti, il più amato è Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore. Un doppiaggio che lo ha reso una star, tanto che ancora oggi viene fermato per strada da gente che gli chiede di pronunciargli le battute del film con Russell Crowe. In una di queste circostanze però, un prete gli chiese di pronunciare la celebre battuta “Al mio segnale scatenate l’inferno” – per giunta durante una messa.

A Repubblica Luca Ward ha spiegato che non va mai in chiesa, ma quella volta – la più bizzarra che qualcuno gli ha chiesto quella frase – accompagnò sua figlia Luna che glielo aveva chiesto espressamente.
“Non ci vado mai in chiesa, ma mia figlia Luna mi ha detto: “Papà, voglio andare un giorno in chiesa”. Va bene, l’ho portata. Siamo andati a messa. Il parroco, vedendomi, a un certo punto dice: “Signor Ward, visto che è venuto, ce la fa la frase?”. E io: “Padre, ma in chiesa? Scatenate l’inferno?”. “Sì sì, con il mio permesso”
Più recentemente invece, racconta Ward gli è capitato di essere riconosciuto mentre si era fermato a fare il pieno.
“Da un benzinaio l’altra sera, quattro ragazzi: “Ma quello è Ward! È il gladiatore! Ci fa un video, deve fa’ la frase! Abbiamo fatto Massimo Decimo Meridio” eccetera eccetera. Ma lo faccio volentieri. Proietti me lo disse una volta: “Questo è il cavallo de battaglia tuo. Cavalcalo finché c’hai voce”. E aveva ragione”
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Attualmente Ward sta portando in giro per l’Italia il suo show Il talento di essere tutti e nessuno – un titolo che si riferisce al suo approccio al lavoro e alla sua carriera:
“Sono forse uno dei pochi in Italia che, come erano gli attori di un tempo, lavora su tanti campi. Faccio radio, televisione, cinema – poco, per scelta – doppiaggio, teatro, musical, prosa, documentari: ho imparato a fare tutto. Me lo dicevano i grandi attori dell’epoca: “Impara a fare tutto, che un piatto di minestra lo porti a casa”. Infatti non ho periodi di fermo nella mia carriera. Difficile trovare uno che, come me, a 65 anni ne ha 62 di attività continuativa”.
Poi ha aggiunto:
“Nello spettacolo lo racconto con aneddoti divertenti, la gente si ammazza dalle risate. E poi prendo in giro anche il mio mestiere di attore. Non mi sono mai preso sul serio, non lo facevano i grandi: Tognazzi, Gassman, Adolfo Celi, Alberto Lupo. Era bellissimo lavorare con loro e quando si andava a cena, non parlavano mai di lavoro né male di qualcuno”
A proposito di doppiaggio e aneddoti, non perdetevi i racconti di Claudio Amendola su suo padre Ferruccio, tra messaggi in segreteria con le voci di attori famosi e arrabbiature.
