A due anni dalla morte di Michela Murgia, sua madre Costanza Marongiu ha concesso un’intervista al Corriere della Sera in cui parla della figlia, della famiglia queer – di cui lei non si sente parte – e di uno degli ultimi desideri della scrittrice e intellettuale sarda, che non intende assecondare. Michela voleva che le sue ceneri fossero disperse in Corea, ma mamma Costanza le vorrebbe con sé.

Marongiu, 78 anni, vive a Cabras ed è costretta su una sedia a rotelle. Ha spiegato al Corriere della Sera di aver discusso della questione delle ceneri con i “ragazzi” di Michela, la sua famiglia queer:
“Questa mania di Michela per la Corea le era venuta negli ultimi due o tre anni e infatti l’ho detto a tutti: ragazzi, fatemi la cortesia, non ascoltiamola in questo frangente. Era d’accordo anche Alessandro Giammei. Le sue ceneri le vorrei qui con me, dove sono anche tutti i suoi premi, che lei mi aveva dato. Mi ha chiesto di conservarli ed è stato il suo regalo più grande. Poi, quando sarò morta, torneranno ai ragazzi.”
Attualmente le ceneri di Michela si trovano a Roma, in casa del suo secondo marito, Lorenzo Terenzi, con il quale Costanza non ha rapporti:
“Lui non l’ho mai sentito. La nostra non è solo una distanza di spazi, è una distanza di persone che non hanno avuto grandi rapporti neanche prima. L’ho pure rimproverato, tramite Francesco, perché vorrei che le ceneri di Michela fossero qui, a casa con me.”
La madre di Michela ha anche raccontato di non aver mai compreso fino in fondo il concetto di famiglia queer, al quale la figlia aveva dato forma negli ultimi anni di vita, prima di morire a causa di un tumore al rene:
“Io la sua famiglia queer non l’ho mai capita e gliel’avevo detto. Non riesco a chiamarli figli d’anima, questi ragazzi. Non li sento vicini a me, non riesco a immaginarmi parte di questa famiglia allargata. Forse, l’unico che adesso mi sta venendo incontro e che sta cercando di farsi capire è proprio Francesco Leone. Aveva 18 anni quando ha chiesto a Michela di prenderlo come figlio d’anima. Lei mi aveva chiesto cosa ne pensassi e io le avevo risposto: in questi casi non penso, il mio cervello è chiuso in cassaforte, è una scelta tua. Sono sempre stata dipinta come una madre di ferro, non è così: quella è la loro vita e io non sono mai voluta entrare in merito.”

Oltre ai figli d’anima – Raphael Luis, Francesco Leone, Michele Anghileri e Alessandro Giammei – della queer family di Michela facevano parte anche il marito Lorenzo, sposato in articulo mortis, Chiara Valerio, Chiara Tagliaferri, Cathy La Torre e Roberto Saviano. Su quest’ultimo, spiega Costanza, Michela fu come una madre, nonostante fosse più grande di appena sette anni:
“A Saviano ha fatto quasi da madre, era l’unica, o una delle poche, che accettava la scorta. Io non avrei mai accettato di incontrarlo con due carabinieri intorno.”
Ricordiamo che il 9 ottobre uscirà al cinema il film tratto dall’ultimo romanzo postumo di Michela Murgia, Tre Ciotole, con Alba Rohrwacher ed Elio Germano. Il film sarà presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival.
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