Nella mattinata di venerdì 1 agosto, nella basilica di San Gaudenzio, a Novara, si sono tenuti i funerali di Gianni Grossi e Mario Paglino, i due designer di Barbie molto conosciuti dai collezionisti della bambola Mattel ma anche dalle star come Madonna, Laura Pausini, Max Pezzali, Gloria Estefan e tanti altri. Gianni e Mario, morti in un incidente stradale, erano titolari della società Magia 2000 ma erano anche gay, partner nella vita da più di 25 anni e uniti civilmente dal 2022. Lo specifichiamo perché il prete che ha officiato il rito funebre, don Renzo Cozzi, durante la cerimonia ha detto che i due defunti erano amici – anzi, uniti da “una profonda amicizia”, cancellando di fatto quella che era l’essenza e l’identità di Gianni e Mario, che non hanno neanche potuto obiettare o difendersi.

Nei giorni successivi allo spaventoso incidente stradale nei quali Gianni e Mario sono rimasti uccisi, tutti hanno raccontato la loro storia d’amore, creatività e successo, anche testate prestigiose americane come People e The Hollywood Reporter. Eppure don Cozzi ha scelto di reinventare questa storia durante l’omelia, parlando del “loro volersi bene ed essere amici così profondamente” – parole che hanno infastidito qualcuno dei presenti, che dopo le esequie ha cercato di far capire a don Cozzi che Mario e Gianni non erano “amici” ma sposati, compagni di vita. La polemica è proseguita online, con numerosi post che nelle ultime ore si susseguono sui social.
Alle polemiche però Cozzi replica, attraverso un’intervista a La Stampa in cui si cela dietro normative ecclesiastiche in merito all’omosessualità e al fatto che non aveva incontrato le famiglie, prima dei funerali, “altrimenti avrei trovato parole migliori”.
“Non volevo che il funerale di quei due si trasformasse in una celebrazione gay. La Chiesa non lo permette”
poi aggiunge:
“Non volevo dare giudizi, penso che loro due si amassero profondamente. Ma la Chiesa non riconosce le unioni tra due persone dello stesso sesso, dunque ho cercato un modo diverso per dirlo. Se avessi parlato di amore, sarei andato contro le regole ecclesiastiche”
“Non ho parlato di matrimonio perché in quel momento non mi interessava. Il mio compito era affidarli a Dio dopo la morte, il resto appartiene a dinamiche che sono più alte di me. (La chiesa) ancora non riconosce questo tipo di nozze. L’ultima indicazione che ci resta al riguardo è quella di papa Francesco, che parlava solo di sospendere il giudizio morale su quel tipo di amore. Così ho fatto anche io. Finché indosso i panni del sacerdote, non posso parlare di quell’amore. Tocca alla Santa Sede cambiare le cose, non a me”
Verrebbe da chiedersi se la reticenza, l’omissione perpetrata da don Renzo non sia moralmente accostabile ad una menzogna – e quindi un atto che viola l’ottavo comandamento, ma evidentemente il parroco ha ritenuto più importante non riconoscere il legame di Gianni Grossi e Mario Paglino per quello che effettivamente è stato. Sarebbe bastato parlare di un unione, ma definire “amicizia” il legame di due persone che si sono incontrate, innamorate e hanno deciso di portare avanti dei progetti lavorativi, creativi e di vita, non è solo fuorviante, ma è falso.

Dopo la morte di Gianni e Mario, Mattel – attraverso il profilo ufficiale di Barbie – ha dedicato loro un post sentito e li ha ricordati come collaboratori preziosi e come persone generose e di grande talento. L’incidente è stato causato da Egidio Ceriani, un signore di 82 anni che viaggiava contromano e si è scontrato con il veicolo nel quale viaggiavano Gianni e Mario insieme ad un’altra coppia di amici, Valerio Amodio Giurni e Silvia Moramarco – l’unica sopravvissuta.
