Due aggressioni subite a Milano, a distanza di poche settimane l’una dall’altra, hanno cambiato per sempre la vita di Stefano Bettarini. Due episodi traumatici che convinsero l’ex calciatore, nel 2015, a lasciare definitivamente la città. Nell’ultima intervista al Corriere, Bettarini ricostruisce quei momenti e, più avanti, si sofferma anche sul drammatico accoltellamento del figlio Niccolò nel 2018, spiegando come la violenza abbia segnato le sue decisioni e il suo rapporto con la giustizia.
Il racconto al Corriere della Sera parte dalle aggressioni personali:
“Ho lasciato Milano nel 2015 definitivamente dopo la seconda aggressione per rapina di un orologio che avevo subito. La prima in pieno centro, corso Garibaldi, stavo andando da un’amica e due individui con pistole e incappucciati hanno provato a rapinarmi senza riuscirci ma rischiai grosso. Ne uscii con qualche escoriazione. La seconda, uscendo dal garage di casa, stavo andando a Mediaset per partecipare a un programma di Federica Panicucci. Con la classica botta allo specchietto mi rapinarono portandomi via un Rolex Daytona in platino da 50.000 euro. Da lì il mio cambio di vita, il trasferimento. Per me Milano non era più una città sicura. Ci sono tornato solo per toccate e fughe e per lavori sporadici”.
E aggiunge: “Non era una città sicura in quegli anni, figuriamoci adesso”. Le modalità della seconda rapina subita da Bettarini sono le stesse di una rapina del tutto simile subita da Stefano De Martino a Milano, lo scorso settembre.

La sua storia personale si intreccia poi con una ferita ben più profonda: il tentato omicidio di uno dei suoi due figli avuti da Simona Ventura, Niccolò, accoltellato 13 volte il 1° luglio 2018 fuori dall’Old Fashion di Milano. Bettarini non nasconde la sua amarezza:
“Dico solo che sono disgustato della giustizia e che se quegli animali sono liberi dopo che hanno preso tentato omicidio con 13 coltellate non mi sorprende il mondo e la direzione che sta prendendo. Pare purtroppo che in Italia venga permesso tutto”.
Di suo figlio dice: “Come può vivere un essere umano dopo tanta violenza subita e non punita? Con tanta rabbia”. E confessa la sua preoccupazione per il futuro: “Pensare a quella violenza e a quella della società di oggi mi preoccupa per i miei figli e per eventuali nipoti”.
Oggi Bettarini vive a Viareggio con la sua compagna e nel tempo ha fatto investimenti che gli permettono di “non lavorare” o meglio di dedicarsi a progetti che lo appassionano.
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