Nel suo ultimo post sui social, Raiz ha preso posizione contro chi lo accusa di simpatizzare per il governo israeliano o addirittura di essere complice di un genocidio, perché non si espone sulla questione israelo-palestinese. L’artista napoletano, voce storica degli Almamegretta, ha respinto ogni insinuazione spiegando di non volersi piegare alla logica dei like o alla polarizzazione che domina i social.
Nel post, che è stato cancellato da Facebook, ma per ora resta online su Instagram, Raiz ha scritto che non si espone con slogan perché percepisce un “clima da caccia alle streghe” e perché a suo avviso i social sono solo terreno di scontro che arricchisce pochi, mentre molti “si avvolgono in una bandiera facendo marketing” sul sangue versato.

L’artista, il cui vero nome è Gennaro Della Volpe, ha sottolineato infine di aver affrontato in passato temi come il sessismo e il patriarcato quando erano poco dibattuti di essere stato etichettato ma di essere stato “liquidato come sionista” solo perché ha vissuto in Israele e ha lì una famiglia acquisita – quella di sua moglie Daniela Shualy, scomparsa nel 2024 e madre di sua figlia Lea. “La mossa più furba” – ha argomentato – “sarebbe stata quella di riempire i miei social di angurie e aspettare la valanga dei like, ma ho troppo rispetto per speculare su una tragedia”.
Su Instagram Della Volpe ha ricevuto brevi commenti di sostegno – tra cui quelli di Frankie hi-nrg mc, Cristiana Capotondi, Lucariello e del conduttore Federico Quaranta che ha scritto: “Io lo so, ne abbiamo parlato a lungo!”. Qualcuno ha anche espresso un pacato dissenso: “Credo che tu possa affermare con diritto tutto quello che scrivi senza però denigrare chi invece in quella lotta per la Palestina, probabilmente diversa dalla tua, ci crede anche non venendo qui a darti del sionista. Capisco lo sfogo ma così attacchi un sacco di gente che sinceramente si sta schierando. Ti continuo ad ascoltare e leggere, penso purtroppo che il punto a cui siamo richieda più forza e richieste più radicali, ma ti auguro lo stesso tutto il bene”
Di seguito, il post completo:
“Non mi spiego come è possibile, conoscendo la mia storia artistica, credere che io possa “essere complice” di stermini ai danni di innocenti che vengano da qualunque parte. Addirittura di un genocidio. Come è possibile che io possa avere in simpatia un atroce satrapo come Netanyahu o, anche peggio di lui, i criminali che ha messo a governare. Se per qualcuno non “mi espongo” o “non mi espongo abbastanza” non è certo perché non sono empatico con il sangue dei bambini palestinesi versato, ma perché il clima che vedo è da caccia alle streghe, il livore da santa inquisizione, con il sacro fuoco pronto a bruciare tutto ciò che è impuro e non conforme al trend. Sorry, non fa per me.”
“I social polarizzano le posizioni rendendole inconciliabili, fanno fare i soldi ai soliti pochi mettendoci gli uni contro gli altri. E c’è pure gente che pensa che qui si possa discutere liberamente o addirittura fare “la rivoluzione”. Non credete che ci siano molti, troppi, che avvolgendosi in una bandiera stiano facendo marketing proprio su quel sangue che dicono di voler “difendere”?”
“Io ho sempre scritto di confronto, convivenza, coesistenza. Ho affrontato la contraddizione del patriarcato, della fluidità e del sessismo quando non ne parlava nessuno e oggi vengo liquidato come “sionista” perché ho vissuto in Israele e ho una famiglia acquisita lì. La mossa più furba che avrei potuto fare sarebbe stata saltare su questo carro, riempire i miei social di angurie free qua e free là e aspettare la valanga dei like. Ho troppo rispetto di una situazione molto dolorosa per specularci su”
“Laggiù ho manifestato contro la guerra, il razzismo, il governo. Ho lavorato con e sostenuto gruppi di israeliani e palestinesi che lottano per la pace, votato contro chi è corresponsabile degli eccidi terrificanti che vedete in tv. Sicuramente ho fatto molti più “fatti” io di quelli che blaterano un formale slogan muniti di kuffiah al collo. Se volete sapere come la penso, continuate ad ascoltare la mia musica. “Pe’ mezo ‘e nu nomme, ‘e na pezza che sbatte, e ‘na preghiera a Dio, ‘nfaccia sta terra s’ha da murì”. L’ho scritta 30 anni fa e ci credo come il primo giorno.”
Visualizza questo post su Instagram
Il conflitto israelo palestinese continua ad incendiare il dibattito tra social e media. Nei giorni scorsi, per fare qualche esempio, Javier Bardem si è presentato agli Emmy con una kefiah al collo. Selvaggia Lucarelli ha accusato Saviano di esporsi su Charlie Kirk e ignorare Gaza. A fine agosto Marco Santin della Gialappa aveva litigato con uno spettatore proprio su Gaza.
