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Home » Serie TV » Monster: La storia di Lizzie Borden, spiegazione del finale: cosa succede a Lizzie e cosa significa la scena con Aileen Wuornos

Monster: La storia di Lizzie Borden, spiegazione del finale: cosa succede a Lizzie e cosa significa la scena con Aileen Wuornos

Il finale di Monster: La storia di Lizzie Borden spiegato: cosa succede a Lizzie, Maggie e Aileen Wuornos e il significato dell'ultima scena.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana21 Settembre 2026
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Monster: The Lizzie Borden Story una scena del trailer
Monster: The Lizzie Borden Story una scena del trailer
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Monster: La storia di Lizzie Borden arriva al suo epilogo facendo convergere definitivamente le due storie che la stagione ha raccontato a quasi un secolo di distanza. Da una parte c’è Lizzie Borden, assolta nel 1893 dall’accusa di aver ucciso il padre Andrew e la matrigna Abby e ormai trasformata, suo malgrado, in una figura dell’immaginario americano. Dall’altra Aileen Wuornos, condannata a morte per gli omicidi commessi tra il 1989 e il 1990 e ossessionata proprio dalla storia di Lizzie.

Il finale sceglie però di allontanarsi definitivamente dalla ricostruzione storica per entrare in un territorio quasi metafisico. Lizzie e Maggie trovano nella serie una forma di redenzione, mentre Aileen muore vedendo le due donne venire a prenderla. È una conclusione volutamente ambigua, costruita intorno alla domanda che attraversa l’intera stagione: quanto di ciò che abbiamo visto appartiene alla storia e quanto, invece, alla leggenda costruita intorno a Lizzie Borden?

Attenzione: da questo momento l’articolo contiene spoiler completi sul finale di Monster: La storia di Lizzie Borden.

Cosa succede a Lizzie Borden dopo il processo?

Una scena du Monster: La storia di Lizzie Borden. Fonte: Netflix.
Una scena du Monster: La storia di Lizzie Borden. Fonte: Netflix.

Dopo essere stata dichiarata non colpevole, Lizzie ottiene una parte dell’eredità paterna e si trasferisce con la sorella Emma in una nuova e più grande casa, Maplecroft. In teoria ha ottenuto tutto ciò che le era stato negato: denaro, indipendenza e la possibilità di vivere lontano dall’autorità del padre. La libertà conquistata, tuttavia, si rivela molto diversa da quella che aveva immaginato.

Fall River continua a considerare le sorelle Borden delle paria. Lizzie scopre che vengono pubblicati libri su di lei e ad Halloween una bambina si presenta alla sua porta travestita proprio da Lizzie Borden. L’assoluzione l’ha liberata dalla prigione, ma non dal sospetto: la donna è ormai diventata un personaggio e gli omicidi una storia che non le appartiene più completamente.

Durante una festa a Maplecroft, Lizzie arriva persino a intrattenere gli ospiti proponendo diverse teorie alternative sull’identità dell’assassino: il lavoratore portoghese accusato dell’omicidio di Bertha Manchester, lo zio John oppure un presunto figlio illegittimo di Andrew Borden. È quasi una rappresentazione dentro la rappresentazione: Lizzie racconta versioni differenti della propria storia esattamente come, oltre un secolo dopo, continueranno a fare libri, film e serie televisive.

A pagare il prezzo di questa fama è anche Emma. La sorella confessa di sentirsi intrappolata dal cognome Borden e decide infine di andarsene, sperando di poter ricominciare altrove con una nuova identità. Prima di lasciarla, chiede però a Lizzie di riconoscere almeno con se stessa ciò che ha fatto.

Maggie torna da Lizzie e le due donne si ritrovano

Vicky Krieps e Ella Beatty in Monster - la storia di Lizzie Borden
Vicky Krieps e Ella Beatty in Monster – la storia di Lizzie Borden

Anche Maggie ha cercato di costruirsi una nuova esistenza. Vive in Montana con un uomo che ha sposato, ma quella vita domestica che un tempo poteva rappresentare una possibilità di salvezza è diventata un’altra gabbia. Maggie si occupa del marito e della casa senza trovare né amore né una vera forma di realizzazione. Quando arriva al limite, impugna un’ascia e terrorizza il marito, ma questa volta non lo uccide. Decide invece di abbandonarlo e tornare da Lizzie.

Il ricongiungimento rappresenta una svolta importante perché, nella versione immaginata da Monster, Maggie è l’unica persona con cui Lizzie può condividere interamente il proprio passato. Non soltanto la ama: conosce la verità. Il loro rapporto diventa quindi anche la possibilità di smettere di fingere.

Maggie spinge Lizzie ad affrontare ciò che ha fatto e Lizzie si reca nel bosco, dove prega chiedendo perdono al padre e alla matrigna. Non si tratta di una confessione pubblica né di una rivelazione destinata a risolvere il mistero storico dei delitti Borden. È una confessione privata, necessaria alla Lizzie della serie per riuscire finalmente a immaginare un’esistenza che non sia definita soltanto dagli omicidi.

Lizzie e Maggie hanno un lieto fine?

Una scena du Monster: La storia di Lizzie Borden.
Una scena du Monster: La storia di Lizzie Borden. Fonte: Netflix.

In un certo senso, sì. Ed è proprio questa scelta a rendere particolarmente significativo il confronto con Aileen Wuornos.
Lizzie e Maggie entrano nel movimento per il suffragio femminile, partecipano alle manifestazioni e trasformano Maplecroft in un luogo di incontro. La casa che inizialmente sembrava essere diventata un’altra prigione assume così un significato completamente diverso. Lizzie non può cancellare ciò che ha fatto, ma può trovare uno scopo che vada oltre il proprio passato.

La serie porta questa linea narrativa fino alla conquista del diritto di voto da parte delle donne negli Stati Uniti. Durante i festeggiamenti Lizzie è circondata da donne che brindano, ballano e celebrano, ma rimane improvvisamente assorta. La musica cambia e comincia a suonare “Carnival” di Natalie Merchant. È la stessa canzone che accompagna, in un’altra epoca, gli ultimi istanti di Aileen Wuornos.
Da questo momento le due linee temporali cessano definitivamente di essere separate.

Cosa succede ad Aileen Wuornos nel finale?

Sarah Paulson è Aileen Wuornos nella serie Monster - La storia di Lizzie Borden
Sarah Paulson è Aileen Wuornos nella serie Monster – La storia di Lizzie Borden (Netflix)

Il destino di Aileen è l’opposto di quello di Lizzie. Se Lizzie è stata assolta ed è riuscita a vivere per decenni dopo il processo, Aileen viene riconosciuta colpevole e condannata a morte. Nel finale la vediamo nel braccio della morte, ancora convinta che il modo in cui è stata giudicata sia inseparabile dalla sua condizione di donna e dalla sua posizione sociale. Prima dell’esecuzione sceglie di ascoltare “Carnival” di Natalie Merchant.

Aileen viene legata al lettino e sottoposta all’iniezione letale mentre alcune persone assistono all’esecuzione dall’altra parte di una vetrata. Ma proprio quando dovrebbe perdere conoscenza, apre nuovamente gli occhi. Davanti a lei ci sono Lizzie e Maggie.

Lizzie le spiega che sono venute a portarla “nel prossimo posto”. Aileen ha paura, ma le due donne la rassicurano: ciò che la aspetta è un luogo sicuro, nel quale tutto viene perdonato e compreso. Una porta si apre su una luce intensa e Aileen attraversa la soglia insieme a loro. La serie torna quindi alla realtà dell’esecuzione. Il corpo di Aileen è ancora sul lettino, circondato dalle persone incaricate di constatarne la morte. La fantasia è terminata.

Perché Aileen vede Lizzie e Maggie prima di morire?

Una scena di Monster: La storia di Lizzie Borden (fonte: Netflix)
Una scena di Monster: La storia di Lizzie Borden (fonte: Netflix)

È qui che Monster lascia deliberatamente aperta la propria conclusione. La scena può essere interpretata letteralmente come una sorta di aldilà nel quale Lizzie e Maggie accolgono Aileen, creando una connessione spirituale tra tre donne vissute in epoche diverse.

Ma esiste una lettura più coerente con la costruzione narrativa della stagione. Per Aileen, Lizzie è diventata molto prima della sua morte una figura quasi mitologica. La sua storia rappresenta la possibilità che una donna possa uccidere, essere assolta e continuare a vivere. È ciò che Aileen non ha avuto.

In questo senso, la Lizzie che appare davanti al lettino potrebbe non essere il “fantasma” della vera Lizzie Borden, ma la Lizzie immaginata da Aileen: una donna che ha trasformato la violenza subita e la rabbia in ribellione, è sfuggita alla condanna e ha infine trovato amore, perdono e uno scopo. La sovrapposizione di “Carnival” rende ancora più sottile il confine. Lizzie sembra quasi percepire nel passato la stessa musica che Aileen ascolterà molti decenni dopo, come se le due donne fossero collegate attraverso il tempo. La serie, però, non conferma che si tratti di un fenomeno soprannaturale.

Cosa significa davvero il finale di Monster: La storia di Lizzie Borden?

Una scena di Monster - La storia di Lizzie Borden
Una scena di Monster – La storia di Lizzie Borden

Il punto del finale non è stabilire che Lizzie e Aileen fossero uguali. Al contrario, la serie costruisce deliberatamente due destini molto diversi per interrogarsi su come nasca la figura del “mostro”.

Lizzie, nella versione fortemente romanzata proposta da Monster, riesce a sfuggire alla condanna anche grazie ai pregiudizi della società in cui vive: per molti uomini dell’epoca era difficile concepire che una donna della sua estrazione sociale potesse essere responsabile di una violenza simile. Aileen, quasi cento anni più tardi, non riceve la stessa possibilità. La sua storia termina su un lettino per l’iniezione letale.

Il co-creatore Ian Brennan ha spiegato che proprio questa differenza era centrale nella costruzione dell’epilogo: Lizzie ottiene, almeno nella finzione della serie, qualcosa di simile a un lieto fine; Aileen no. Per questo gli autori scelgono di concederle almeno negli ultimi istanti una forma immaginaria di consolazione.

Ma il finale completa anche un discorso iniziato molto prima dell’arrivo di Aileen. La stagione mette infatti in relazione Lizzie con una successione di figure femminili trasformate in miti attraverso racconti di violenza, a partire da Erzsébet Báthory. Le loro storie vengono raccontate, deformate, reinterpretate e utilizzate dalle donne che vengono dopo di loro. Aileen fa esattamente questo con Lizzie.

Ed è forse questo il significato più interessante dell’ultima scena: la Lizzie Borden di Monster non è soltanto una persona. È ormai una storia. È la versione che gli altri hanno costruito di lei, la leggenda che continua a sopravvivere molto tempo dopo la sua morte.

Il finale è realmente accaduto?

Una scena du Monster: La storia di Lizzie Borden. Fonte: Netflix.
Una scena du Monster: La storia di Lizzie Borden. Fonte: Netflix.

Monster: La storia di Lizzie Borden mescola deliberatamente fatti documentati, teorie e invenzioni narrative. Lizzie Borden fu realmente assolta nel 1893 e visse a Maplecroft fino alla morte, avvenuta nel 1927. Bridget Sullivan lasciò Fall River e si sposò, mentre il rapporto romantico e criminale tra lei e Lizzie rappresentato nella serie appartiene alla ricostruzione degli autori, non a fatti storicamente dimostrati. Anche il coinvolgimento di Lizzie nel movimento suffragista e il ricongiungimento finale con Maggie fanno parte della rielaborazione narrativa.

Naturalmente Lizzie Borden non incontrò mai Aileen Wuornos: morì oltre trent’anni prima della nascita di quest’ultima. Wuornos fu realmente giustiziata tramite iniezione letale in Florida nel 2002, ma la sua apparizione insieme a Lizzie e Maggie è una costruzione simbolica della serie.

È proprio questa distanza dalla storia a chiarire la funzione dell’epilogo. Monster non prova a risolvere dopo più di un secolo il mistero su Lizzie Borden. Decide invece di raccontare come una persona reale possa diventare leggenda e come quella leggenda possa continuare a essere reinterpretata dalle generazioni successive. Per questo l’ultima immagine appartiene ad Aileen e non a Lizzie. La storia di Lizzie Borden è finita da tempo, ma il mito di Lizzie continua a vivere negli occhi di chi viene dopo di lei.

Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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