I genitori di Yara, Fulvio Gambirasio e Maura Panarese, così come i loro avvocati difensori, non hanno partecipato al documentario Il caso Yara – oltre ogni ragionevole dubbio, attualmentre su Netflix, perché avevano intuito che si sarebbe trattato di una serie innocentista nei confronti di Massimo Bossetti, l’operaio edile attualmente all’ergastolo con l’accusa di aver ucciso la tredicenne di Brembate di Sopra, nel 2010.

Uno degli avvocati dei Gambirasio, Andrea Pezzotta, ha rilasciato un comunicato al quotidiano Il Tempo
La famiglia Gambirasio e noi difensori abbiamo ritenuto non fosse opportuno partecipare a questi spettacoli tv sulle vicende giudiziarie. La nostra linea è che i processi li facciamo in tribunale, non su Netflix. Quella serie, che io ho visto e non aggiunge nulla di nuovo rispetto alle solite cose che dice la difesa, è stata creata con un taglio innocentista. È evidente che è costruita per convincere gli spettatori che quel signore è innocente. Non è un’operazione neutra, ha una finalità ben precisa
Pezzotta ha sottolineato che il titolo della docuserie sarebbe dovuto essere Bossetti Innocente, come suggerito da Aldo Grasso sul Corriere della Sera che lui e i Gambirasio non hanno commentato la nuova uscita Netflix, se non quando furono contattati dalla produzione e loro ribadirono di non voler partecipare.
“Con i Gambirasio, della serie, se n’è parlato a suo tempo, quando ci avevano informato che volevano partire con questa iniziativa. Loro, seguendo la linea di sempre, hanno detto che volevano starne fuori nella maniera più assoluta. E devo dire che, alla luce di questo tipo di narrazione innocentista, siamo ben contenti di esserne rimasti fuori”

In effetti la serie, di cui abbiamo parlato nella recensione di Il caso Yara – oltre ogni ragionevole dubbio – racconta le indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra e ritrovata morta in un campo di sterpaglie a Chignolo d’Isola, a circa 10 km da casa sua, ma poi si concentra soprattutto su Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore arrestato per l’omicidio della ragazzina. La serie dà ampio spazio a Bossetti, ne dà quasi un’immagine inedita, più umana e a tratti poetica e semina numerosi dubbi sulle modalità in cui si svolsero le indagini, soprattutto quelle relative alle tracce di DNA. Su questo punto, in particolare, sottolinea che sugli indumenti di Yara furono trovate tracce biologiche che rimandavano a Bossetti ma anche a Silvia Brena, la maestra di ginnastica ritmica di Yara, mai indagata, secondo la serie. Nella serie in cinque episodi ascoltiamo anche le testimonianze della moglie di Bossetti, Marita Comi. I genitori di Yara, così come i fratelli della ragazza uccisa, appaiono solo nei filmati d’archivio.
Tuttavia, per criminologi e profiler hanno spiegato perché Bossetti avrebbe ucciso Yara, tracciando anche un profilo psicologico del muratore.
