Yara Gambirasio, la ragazza di tredici anni al centro di un nuovo documentario Netflix, è stata uccisa il 26 novembre 2010 con una serie di colpi alla testa, numerosi tagli sulla parte superiore del corpo e il successivo abbandono del suo corpo in fin di vita in un campo isolato, alle temperature rigide della notte. Questo è quanto viene stabilito nella sentenza di primo grado del 2017, che ha condannato il muratore Massimo Bossetti all’ergastolo per omicidio.
L’autopsia effettuata dal medico legale Cristina Cattaneo inoltre stabilì che la ragazza non riuscì neanche a difendersi, e che i tagli le furono inferti quando non si muoveva più, a causa dei colpi ricevuti prima. Non fu narcotizzata o trascinata nel campo, fu aggredita e uccisa lì dove poi fu ritrovata morta, mesi dopo in avanzato stato di decomposizione. Non vi fu violenza sessuale, ma l’assassinio le tagliò gli slip.

Nella sentenza viene specificato che Yara è stata colpita più volte con un pugno o un corpo contundente alla testa, perché sono stati individuati colpi sulla nuca, sulla mandibola e sullo zigomo sinistro. Poi successivamente l’assassino ha infierito su di lei con uno strumento da taglio e uno da punta e taglio in diverse aree del corpo, sul collo, sul petto, i polsi, sulla schiena e sulla gamba destra. Alla fine, l’ha abbandonata agonizzante in un campo isolato a Chignolo d’Isola, causandone poi la morte.
Nella sentenza poi si leggono le aggravanti: Bossetti ha seviziato la ragazza e ha agito con crudeltà. Inoltre si è approfittato delle circostanze, agendo in ore serali, in un luogo isolato e contro un’adolescente di appena tredici anni, in modo da ostacolarne la difesa, pubblica e privata.

Come riporta l’Eco di Bergamo, la dottoressa Cristina Cattaneo, che insieme a Luca Tajana si occupò della complicata autopsia sul corpo di Yara – descritta in una relazione di più di 350 pagine – spiegò che la ragazza era morta la stessa sera della scomparsa e che il suo corpo rimase nel campo di Chignolo d’Isola dal giorno della morte fino a quello del ritrovamento, il 26 febbraio 2011.
Non fu possibile stabilire con certezza la cause della morte della ragazza, principalmente a causa del cattivo stato di conservazione del cadavere, tuttavia, l’anatomopatologa dichiarò:
“La durata dell’agonia nel contesto di elementi climatici sfavorevoli e il concorrere di lesioni traumatiche contusive e da taglio ben si accordano con una morte concausata da ipotermia e dagli effetti combinati delle lesioni”
Un dettaglio molto importante riguarda i tagli riscontrati sul corpo della ragazzina, probabilmente effettuati con un coltello.
“I tagli sul corpo di Yara Gambirasio furono inflitti mentre la ragazza ormai non si muoveva più. Erano tagli precisi che, pertanto furono fatti mentre Yara non si muoveva e, inoltre, non vi è alcuna ferita da difesa”
Come scrive il Corriere, Cattaneo si è occupata di tanti casi di omicidio dal forte impatto mediatico, tra cui appunto quello di Yara, ma anche quelli di Elisa Claps e Stefano Cucchi. Ha rivelato che alcuni l’hanno soprannominata Bones, come la protagonista della celebre serie tv, e in realtà conosce l’anatomopatologa forense a cui è ispirata la serie, Kathy Reichs, perché hanno collaborato insieme, in passato.

Quelle che abbiamo approfondito in questo articolo sono solo le modalità con le quali fu uccisa Yara Gambirasio, ma come è noto, le indagini sull’omicidio furono molto complesse e furono effettuati test del DNA che indicarono tracce biologiche che risalivano a Massimo Bossetti e ad una delle insegnanti di ginnastica ritmica di Yara, Silvia Brena, sull’abbigliamento ritrovato addosso al cadavere. Nell’articolo che segue invece, approfondiamo le ragioni per le quali Massimo Bossetti ha ucciso Yara, secondo criminologi e profiler, tra cui Roberta Bruzzone. Il corpo di Yara fu ritrovato da un aeromodellista che stava facendo volare uno dei suoi aeroplanini nella zona. Al processo contro Bossetti furono chiamati a testimoniare anche i fratelli di Yara.
Il documentario Il caso Yara – oltre ogni ragionevole dubbio è attualmente in streaming è sta facendo molto discutere, soprattutto per l’approccio innocentista nei confronti di Massimo Bossetti.
