Il film: Love Lies Bleeding, 2024. Regia: Rose Glass. Cast: Kristen Stewart, Katy O’Brian, Ed Harris, Jena Malone, James Franco. Genere: Thriller, romantico. Durata: 104 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al Cinema.
Trama: Lou è la manager di una palestra a cui l’incontro con Jackie cambia la vita. Quest’ultima è una bodybuilder con il sogno di vincere un concorso a Las Vegas. La loro passione divampa, ma deve fare i conti con la violenta famiglia di Lou.
A chi è consigliato? A chi vuole abbandonarsi a una storia in cui amore e violenza si compenetrano, regalandoci il più vivido dei sogni.
Dopo il passaggio al Sundance Film Festival e alla Berlinale a inizio anno, arriva finalmente nelle sale italiane Love Lies Bleeding, secondo film da regista di Rose Glass, che già si era fatta notare nel panorama del cinema indipendente con l’horror Saint Maud. Con questa sua seconda incursione dietro la macchina da presa, la regista britannica scuote all’ennesima potenzia la sua concezione di un cinema dall’identità fluida, che non opta più per una miscela di generi ma per una nozione di genere in continua trasformazione. Quella che sembra una storia d’amore lesbica muta in un “neo-noir” con echi del primo cinema dei Coen per sfociare in un trip lisergico e diventare infine un improbabile “monster movie”: una tendenza nata nell’ambito del cinema d’exploitation e che Love Lies Bleeding abbraccia senza riserve. Come vedremo nella nostra recensione del film, la talentuosa Rose Glass crea un pastiche per nulla compiacente per dimostrare quanto le illusioni degli anni Ottanta assomiglino a quelle di oggi, fornendo lungo il percorso simboli di forza femminile sotto forma di steroidi.
Natural born… lovers

Il tutto ha inizio nei luoghi prototipici del genere: una palestra fatiscente e un poligono di tiro sperduto nel New Mexico. Nella prima incontriamo Lou (Kristen Stewart), la ragazza che gestisce il locale, pulendo i bagni intasati e occupandosi dei clienti più esigenti. Nella seconda incontriamo Jackie (Katy O’Brian), una nuova arrivata in città dall’Oklahoma che trova lavoro lì dopo aver dormito in macchina con un ragazzo di nome JJ (Dave Franco), che la raccomanda subito al suo capo, l’esuberante Lou Senior (Ed Harris).
Poiché si tratta di una piccola città, è subito evidente che tutti questi personaggi sono collegati in un qualche modo. Lou Sr., è il padre di Lou, nel caso in cui il nome non fosse chiaro, e JJ è suo cognato, sposato con Beth (Jena Malone), sua sorella. Jackie, che è una culturista e sogna di andare a Las Vegas per gareggiare, finisce presto per allenarsi nella palestra. Lou, che è lesbica e ha una sorta di relazione con Daisy (Anna Baryshnikov), la guarda allenarsi e ne rimane affascinata. Jackie ha un look molto appariscente, una versione esagerata dello stile “gym” di quel decennio, come la protagonista di Flashdance ma con bicipiti in grado di mettere a terra chiunque. E nessuno le toglie gli occhi di dosso.
Le due legano subito e, poco dopo, Jackie va a vivere con Lou. Nel bel mezzo della loro storia d’amore, Jackie inizia a prendere gli anabolizzanti che Lou vende ai clienti per “migliorare” il suo corpo prima della gara, senza considerare le conseguenze psicologiche che questo comporta. E quando si verifica una violenza di genere nel contesto familiare, Jackie reagisce in modo brutale, spostando la trama dalla sfera romantica a quella poliziesca. È evidente fin dall’inizio, tuttavia, che la famiglia di Lou (che non è in buoni rapporti con il padre) è coinvolta in affari poco leciti e, dopo questo evento, i due mondi si mescoleranno con risultati ancora più sanguinosi.
Tra eccesso, ingenuità e immaginazione

Si potrebbe dire che ogni inquadratura di Love Lies Bleeding è contro qualcosa, qualcuno o tutto: il concetto più standard di “thriller”, con i suoi uomini condannati e le sue donne esplosive, qui è più un racconto sporco e ossessivo dove il rumore dei corpi conta più della definizione dei generi. Una storia priva di luoghi comuni, gesti o modi che a un certo punto esplode. L’idea di Rose Glass non è altro che quella di confutare ognuno dei tristi cliché di ciò che il tempo ha definito “noir” e di farlo non per difetto ma per eccesso.
L’opera seconda della regista che ha esordito con un gioieillino tra orrore e fede che è stato “Saint Maud” offre ora un esercizio di eccesso, ingenuità e immaginazione visiva tanto sconcertante quanto abrasivo. Se nel suo film precedente Glass aveva trasformato la storia di una pia infermiera disposta a tutto pur di salvare l’anima malata della sua paziente in un travolgente e tremendo racconto barocco, ora fa ancora di più e in un contesto narrativo completamente diverso. La regista mescola, confonde, manipola e lucida (tutto allo stesso tempo) ognuno dei luoghi comuni del cinema più brutale con quello di serie B.
L’unica condizione che il cinema di Rose Glass impone a se stesso sembra essere che, a un certo punto, trasudi qualche liquido: fondamentalmente sangue, anche se non si rinuncia a sperma, fluidi vaginali, vomito o persino il fuoco stesso. Lo schermo si espande fino a far coincidere la realtà con il sogno, l’allucinazione con la descrizione minuziosa di un vuoto totalizzante.
Diventare mostri per salvare (e amare)

Love Lies Bleeding risponde alla tradizione dei film romantico-violenti tipici della letteratura noir ma, come dicevamo, vi si accosta soprattutto per contrasto; non solo rendendo centrale la storia d’amore tra donne, ma anche mettendo al centro dell’azione la violenza di genere. Senza volerlo, Jackie finisce per diventare una sorta di vendicatrice di questo tipo di violenza e tutte le forze della città (il “patriarcato”, si potrebbe dire) vanno alla sua ricerca. Ma è Lou, in sostanza, che deve mettersi in gioco e cercare di gestire la situazione.
Glass chiarisce fin dall’inizio che, sebbene il film risponda in più di un senso ai canoni del poliziesco noir, ci sono due elementi che vanno oltre questa logica. Da un lato, la celebrazione di una coppia di donne di potere capaci di difendersi e di andare al cuore del potere locale, che non è solo violento nei confronti delle donne. Dall’altro, la stilizzazione e la rarefazione della messa in scena – nel modo in cui il corpo di Jackie si trasforma in Hulk quando si inietta gli anabolizzanti, nel gore in cui vengono mostrati i volti picchiati, nelle dimensioni dei fori di proiettile e in tutto ciò che ha a che fare con Ed Harris – che aprirà il panorama fino allo sfrenato finale.
Questi “eccessi” stilistici di Glass conferiscono, allo stesso tempo, una qualità distintiva a un film che diventa sempre più folle e intenso – fino al ridicolo voluto – con il passare dei minuti. Harris rende Lou Sr. un cattivo tanto esagerato quanto indimenticabile, in uno stile quasi lynchiano, mentre O’Brian è una rivelazione nel ruolo della sua sempre più febbrile Jackie. Ma è Stewart a dare alla storia il suo centro, la sua umanità. Lou è dura e sembra molto sicura di sé, ma allo stesso tempo è una ragazza sensibile e innamorata che è costretta a riavvicinarsi alla vita criminale della sua famiglia, che ha sempre voluto evitare. E questo ritorno è costellato da una lunga “storia di violenza” che si è portata dietro per tutta la vita. Lei e milioni di altre donne.
La recensione in breve
Con Love Lies Bleeding Rose Glass opta per una creazione di immagini al limite, fuorviante e incontrollata, ma che trova la sua forza motrice nel più umano dei sentimenti: l'amore.
Pro
- La capacità di Rose Glass nel costruire un mondo di eccessi ma che pullula di sentimenti
- Una Kristen Stewart lanciatissima e che è il cuore pulsante del film
- L'estetica A24 viene elevata all'ennesima potenza
Contro
- L'esuberanza stilistica e il continuo
- Voto CinemaSerieTv
