Il finale di Quando Hitler rubò il coniglio rosa è caratterizzato da una nota di speranza. La famiglia si stabilisce a Parigi, trovando un nuovo equilibrio. Anche se Anna ha perso il suo coniglio rosa e ha dovuto dire addio alla sua vita precedente, comprende che la vera ricchezza è avere la propria famiglia vicina e affrontare le avversità insieme. Il film termina lasciando aperta la possibilità di un futuro migliore, nonostante le incertezze che ancora si profilano all’orizzonte.
Il film del 2019 diretto da Caroline Link, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Judith Kerr, racconta la storia di Anna Kemper, una bambina di nove anni, e della sua famiglia, costretti a fuggire dalla Germania nel 1933 dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler.
La trama segue la famiglia Kemper—Anna, suo fratello Max, e i loro genitori Arthur e Dorothea—che abbandonano la loro vita agiata a Berlino per scappare in Svizzera, poi a Parigi e infine a Londra, cercando di sfuggire alle persecuzioni naziste. Arthur, un famoso critico teatrale ebreo, è tra i primi a essere preso di mira dai nazisti, e la famiglia parte in fretta, lasciando dietro di sé molti oggetti cari, tra cui il coniglio rosa di pezza di Anna. Questo peluche diventa un simbolo della sua infanzia perduta e della vita sicura che si lasciano alle spalle.

Il film esplora con delicatezza il tema dell’esilio e dell’identità, mostrando come i bambini, sebbene colpiti dalle tragiche circostanze storiche, riescano a mantenere una certa capacità di adattamento. Durante il loro viaggio, la famiglia affronta difficoltà economiche, la nostalgia di casa e la paura di non essere più accettati nei nuovi Paesi che attraversano, ma emerge la loro determinazione a ricostruire una vita dignitosa.
Il cast include Riva Krymalowski nel ruolo di Anna, Marinus Hohmann come suo fratello Max, Carla Juri nei panni di Dorothea, la madre, e Oliver Masucci nel ruolo del padre Arthur.
