Il film: Due vite parallele, 2024. Regia: Maite Alberdi. Genere: Drammatico, giallo. Cast: Elisa Zulueta, Francisca Lewin, Marcial Tagle, Pablo Macaya, Gabriel Urzúa. Durata: 95 minuti. Dove l’abbiamo visto: Su Netflix.
Trama: Cile, 1955. Quando la popolare scrittrice María Carolina Geel uccide il suo amante, il caso affascina Mercedes, la timida segretaria del giudice incaricato di difendere l’imputato. Dopo aver visitato l’appartamento della scrittrice, Mercedes inizia a mettere in discussione la sua vita, la sua identità e il ruolo della donna nella società, trovando in quella casa un’oasi di libertà.
A chi è consigliata: Agli appassionati di true crime, di film e serie tv che, attraverso il dramma e casi di cronaca nera, esplorano i conflitti dell’animo umano.
Dopo documentari di rilievo come La once (2014), Los niños (2016), The Mole Agent (2020) e The Eternal Memory (2023), Maite Alberdi debutta nella pura fiction con questa produzione per Netflix che ricostruisce un caso reale che ha scosso la società cilena nel 1955. Austero ed efficace nella narrazione, impeccabile nell’esecuzione tecnica e nella ricostruzione d’epoca, il primo film di finzione di Maite Alberdi manca, tuttavia, della visceralità e della capacità di sorprendere ed emozionare dei suoi documentari. Due vite parallele ricostruisce un evento molto interessante (una storia proto-femminista che si adatta molto bene al punto di vista odierno), ma allo stesso tempo il progetto sembra, a tratti, troppo strutturato e programmatico.
Il fascino del true crime in ogni epoca

Il 14 aprile 1955, la celebre scrittrice María Carolina Geel (pseudonimo di Georgina Silva Jiménez) uccise il suo amante, Roberto Pumarino Valenzuela, nel lussuoso Hotel Crillón di Santiago del Cile. Fu condannata a tre anni di carcere (dove avrebbe concepito il libro Cárcel de mujeres), ma grazie a una campagna guidata da Gabriela Mistral, il presidente Carlos Ibáñez del Campo le concesse la grazia e venne rilasciata dopo aver scontato l’intera pena.
Tuttavia, il caso di Geel è solo sullo sfondo della storia, perché la vera protagonista del film è Mercedes (Elisa Zulueta), la segretaria del tribunale in cui viene trattato il caso. Mercedes è una donna timida e schiva, di classe media, che ha un marito e due figli con i quali è costretta ad adempiere al ruolo di “casalinga” ogni giorno prima e dopo il lavoro, al punto di non mangiare per permettere agli altri di nutrirsi. Sebbene Alberdi non li dipinga, almeno inizialmente, come personaggi complicati o violenti, la donna si rende gradualmente conto di vivere in una sorta di prigione mascherata.
Comincia a percepire queste sfumature, soprattutto, quando conosce Geel e apprende i dettagli del caso, mentre assiste il severo giudice nelle indagini quotidiane, che consistono nell’interrogare molti testimoni e conoscenti delle persone coinvolte. Mercedes si trova in una situazione un po’ paradossale perché, pur comprendendo sempre di più l’“assassino”, allo stesso tempo, per motivi puramente personali, non le fa male che Geel passi un po’ di tempo in prigione. Inoltre, per quanto il giudice creda che la donna sia pazza e debba essere rilasciata per questo motivo, tutti credono che la stampa lo distruggerà se verrà rilasciata.
Un racconto intriso di prospettiva contemporanea

Due vite parallele è una storia di specchi: di cataclismi, di punizioni, di persone che si innamorano di un riflesso e di una giovane donna che scopre di far parte di un mondo che non le appartiene. Alberdi, esperta documentarista, esordisce nella fiction nel modo più complicato e più lontano possibile dall’a struttura del documentario ortodosso. Anche se veniamo catapultati nella società cilena conservatrice del 1955, il processo di presa di coscienza, emancipazione, ribellione e indipendenza che Mercedes intraprende trova inevitabili parallelismi con i giorni nostri, o almeno letture intrise di prospettiva contemporanea. Quella di Due vite parallele è, indubbiamente, una storia corretta, un po’ enfatizzata, con un’aria da “crowdpleaser“, che può essere compresa e celebrata da un pubblico di tutte le latitudini e di tutti i background: in questo senso, la distribuzione via piattaforma sembra assolutamente azzeccata.
Il film racconta una storia femminista, tematicamente molto contemporanea, di donne che sono riuscite a uscire da un’opprimente prigionia e, sulla base di un evento specifico, a rendersi conto dei limiti in cui vivevano e a liberare alcune aree di sé che erano represse. Tuttavia, l’aspetto più sorprendente di Due vite parallele non risiede qui, bensì nel formato narrativo scelto da Alberdi, che ha molto del racconto tradizionale degli anni ’50, con un tipo di fotografia, uno stile di recitazione e messa in scena che rendono omaggio a certi drammi – o commedie drammatiche – di quel periodo.
Dove Due vite parallele perde parte della sua forza

Questo approccio, che inizialmente appare fin troppo tradizionale e strutturato, si rivela progressivamente come un dispositivo creato con uno scopo preciso: adottare uno stile classico per poi manipolarlo dall’interno, dimostrando come possa tranquillamente adattarsi contenuti più innovativi. Tuttavia, il problema è che questi temi non sono più così dirompenti nel cinema di oggi – anche se nella realtà la situazione è diversa – e l’effetto desiderato perde parte della sua forza. Le distanze tra i vari stili si sono ridotte, e queste combinazioni non generano più lo stesso impatto, come poteva essere nel 2002, quando Todd Haynes ha lavorato sul melodramma tradizionale per sovvertirlo dall’interno in Lontano dal paradiso.
La recensione in breve
A tratti esercizio di stile, Due vite parallele trova gran parte del suo fascino nel modo in cui gioca con un caso eclatante della storia cilena per raccontare una storia di liberazione femminile in un'epoca in cui il machismo si esprimeva spesso in modo mascherato.
Pro
- La regia sapiente di Maite Alberdi
- Un racconto
Contro
- La narrazione non si spoglia mai della patina tradizionalista
- La ricostruzione d'epoca molto classica potrebbe non essere, per tutti, il modo migliore per raccontare l'oggi
- Voto CinemaSerieTv
