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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Territory, la recensione: quando Yellowstone incontra Succession

Territory, la recensione: quando Yellowstone incontra Succession

La recensione di Territory, saga familiare in salsa western con protagonisti Anna Torv, Michael Dorman e Robert Taylor.
Sofia BiaginiDi Sofia Biagini24 Ottobre 2024
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Territory.
Territory. Fonte: Netflix.
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La serie: Territory, 2024. Creata da: Ben Davies, Timothy Lee. Cast: Anna Torv, Michael Dorman, Robert Taylor, Sam Corlett. Genere: Western, Drammativca. Durata: 45 minuti circa/6 episodi. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.

Trama: La più grande azienda di bestiame al mondo, Marianne Station, viene contesa da vari allevatori di bestiame rivali e magnati minerari mentre coloro che la gestiscono, la famiglia Lawson, sono impegnati in una battaglia per successione della proprietà.

A chi è consigliato? Per chi è fan delle saghe familiari ricche di tensioni e delle ambientazioni western.


Territory, la nuova saga familiare Netflix creata da Ben Davies e Timothy Lee, offre uno sguardo crudo sulla vita della famiglia Lawson, proprietaria di Marianne Station, la più grande azienda di bestiame al mondo. Con protagonista un cast di tutto rispetto che include Anna Torv, Michael Dorman, Robert Taylor, la serie esplora temi di mascolinità tossica, conflitti generazionali e sfruttamento delle terre indigene, mentre trasporta lo spettatore in un contesto di tensioni familiari e rivalità.

Sebbene lo show abbia la capacità di affrontare argomenti rilevanti e rappresentare in maniera vivida il paesaggio australiano, la narrazione è talvolta ostacolata da dialoghi poco incisivi e da sviluppi prevedibili, che possono limitare la profondità emotiva e l’impatto complessivo della visione.

Tutti vogliono Marianne Station

Una scena di Territory.
Una scena di Territory. Fonte: Netflix.

Ambientata nelle vaste terre selvagge australiane, dove la famiglia Lawson gestisce Marianne Station, la più grande azienda di bestiame al mondo, Territory porta sullo schermo dinamiche familiari intrise di tensione e potere, in un contesto di mascolinità tossica e violenza. Il patriarca Colin Lawson è un uomo intrappolato nel passato, talmente incapace di adattarsi al cambiamento che ha portato l’azienda sull’orlo del collasso. Così, in un atto di disperazione, decide di passare la gestione al figlio minore, Daniel (Jake Ryan), considerato più affidabile del primogenito Graham (Michael Dorman), che lotta invece contro l’alcolismo e ha sposato Emily (Anna Torv), membro di un clan rivale, noto per il furto del bestiame dei Lawson. Tuttavia, proprio all’inizio della serie, un evento tragico scuote il già precario equilibrio della famiglia: Daniel viene brutalmente ucciso da una misteriosa aggressione di dingo, scatenando una lotta intestina per la rivendicazione del potere tra Graham, Emily e l’influente miliardaria mineraria Sandra (Sara Wiseman).

La mascolinità tossica

Robert Taylor in una scena di Territory.
Robert Taylor in una scena di Territory. Fonte: Netflix.

Territory esplora il tema della mascolinità tossica, incarnata soprattutto nelle figure di Colin e Daniel, che vedono la forza e il dominio come tratti essenziali per affermarsi. Questo modello opprimente soffoca i sentimenti e i desideri più profondi, causando una frattura emotiva nei rapporti familiari. Graham, in particolare, rappresenta la vittima più evidente di queste aspettative distruttive: incapace di conciliare la propria sensibilità con l’immagine dura e inflessibile che suo padre pretende, vive infatti un’esistenza estremamente tormentata.

La serie mostra inoltre come questo ciclo di mascolinità tossica si perpetui attraverso le generazioni, creando dolore e alienazione non solo all’interno della famiglia Lawson, ma anche nelle relazioni che questi uomini intrattengono con il mondo esterno. In questo senso, Territory non solo critica questa visione deformata della mascolinità, ma sottolinea il bisogno urgente di un cambiamento, affinché possa emergere un modello più sano e inclusivo di leadership e relazioni familiari.

Lo sfruttamento della terra

Anna Torv e Michael Dorman in una scena di Territory.
Anna Torv e Michael Dorman in una scena di Territory. Fonte: Netflix.

La serie affronta in modo incisivo anche il tema dello sfruttamento delle terre indigene e delle complesse dinamiche tra le comunità locali e i grandi proprietari terrieri come i Lawson. Mette infatti in luce come Marianne Station, la vasta tenuta di bestiame dei Lawson, sia costruita su un territorio che per generazioni è appartenuto alle popolazioni indigene australiane. Questo sfruttamento è rappresentato non solo come una questione economica, ma anche come un conflitto culturale e spirituale: le terre non sono, così, solo risorse da sfruttare, ma hanno un significato profondo per le comunità indigene, che vedono in esse un legame sacro con i loro antenati e una parte vitale della loro identità. Tuttavia, per i Lawson, e soprattutto per il patriarca Colin, la terra rappresenta semplicemente un mezzo di potere e profitto, il che esacerba il divario tra le due visioni.

Mancanza di profondità

Una scena di Territory.
Una scena di Territory. Fonte: Netflix.

Nel corso della narrazione, ci accorgiamo come i dialoghi siano permeati da continui riferimenti ai concetti di “famiglia”, “terra” ed “eredità”, che fungono da pilastri tematici dello show . Questi elementi non solo definiscono le relazioni tra i personaggi, ma diventano anche simboli delle lotte interne e delle ambizioni che caratterizzano la famiglia Lawson. Le conversazioni si concentrano frequentemente su questioni di lealtà familiare e sull’onere di mantenere l’eredità di una dinastia che si è costruita sulla conquista e sul dominio. Tuttavia, nonostante il peso di questi temi, le dinamiche tra i personaggi risultano talvolta grossolane, come se il conflitto interno e il dramma emotivo fossero soffocati da una scrittura che non riesce a sviluppare in profondità le dinamiche relazionali. Allo stesso modo, i cliffhanger, spesso prevedibili, possono risultare deludenti, poiché non riescono a sorprendere lo spettatore, ma piuttosto a seguire schemi già noti. La serie, quindi, sebbene ricca di potenziale e di tematiche significative, fatica a mantenere un livello di originalità e profondità che possa elevare la narrazione oltre gli stereotipi e le convenzioni del genere.

La recensione in breve

6.5 Bellicosa

Sebbene lo show abbia la capacità di affrontare argomenti rilevanti e rappresentare in maniera vivida il paesaggio australiano, la narrazione è talvolta ostacolata da dialoghi poco incisivi e da sviluppi prevedibili, che possono limitare la profondità emotiva e l'impatto complessivo della visione.

Pro
  1. Affronta tematiche importanti come la mascolinità tossica
  2. Splendida ambientazione australiana
Contro
  1. Le dinamiche tra i personaggi risultano talvolta grossolane
  2. Spesso prevedibile
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
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