Sotto le stelle di Parigi, film francese del 2021, non è ispirato a una storia vera perché la vicenda di Christine e Suli, una senzatetto e un piccolo migrante, fra i quali si instaura una grande amicizia, è stata creata dal regista Claus Drexel. L’uomo ha spiegato che per rendere credibili i protagonisti del suo film si è ispirato a storie di ordinaria quotidianità, facendo tesoro dell’esperienza vissuta durante le riprese di Au bord du monde, un documentario sugli homeless parigini uscito nel 2013.

A raccontarci tutto questo, è proprio Drexel in una lunga intervista al magazine Allocine, di cui vi proponiamo alcuni stralci:
“Ho co-scritto la sceneggiatura con il mio amico scrittore Olivier Brunhes, che ha anche una grande conoscenza delle persone che vivono ai margini della nostra società. Il fatto che entrambi abbiamo passato molto tempo ad ascoltare queste persone ci dà l’opportunità, spero, di essere credibili quando inventiamo un personaggio immaginario. Questo mi sembra essenziale quando si parla di argomenti sociali.”
Il personaggio di Christine (Catherine Frot) per quanto di finzione, è profondamente radicato nelle decine di analoghi che si possono incontrare giornalmente in una grande città come Parigi:
“Tutti gli elementi che compongono il suo personaggio (i suoi vestiti, il suo alloggio, il suo comportamento, il suo modo di parlare) sono direttamente ispirati a cose che abbiamo realmente visto nelle persone per strada. Mettiamo tutto insieme, scegliendo ogni volta l’elemento più poetico e meraviglioso. Alla fine arriviamo a un personaggio da Storia, senza tempo, un po’ come un fantasma che vive da secoli sulle rive della Senna, ma che tuttavia è ancorato alla realtà di oggi.”

L’immersione di cast e troupe nella realtà di tutti i giorni ha condotto anche a un divertente e illuminante qui pro quo, un aneddoto che spiega molto delle finalità del film:
“Eravamo andati a girare qualche prova nelle strade della vecchia Parigi. Catherine in costume e io con la mia piccola macchina fotografica per filmarla. Poi è passato un gruppo di cinque ragazzini, di circa 10 anni. Sono andati da Catherine per chiederle se questa persona con la macchina fotografica (cioè io) non le stesse dando fastidio. Le chiesero gentilmente se stava bene e le diedero trenta centesimi. Non sapevamo come reagire alla gentilezza di questi bambini. È stato meraviglioso vedere quanto Catherine fosse credibile nel suo personaggio, ma anche straziante il fatto che abbia ingannato questi bambini. Ci siamo poi resi conto della responsabilità che avevamo, rappresentando persone in una situazione difficile in una fiction. Catherine ha tenuto queste tre monete gialle nella tasca del cappotto durante le riprese.”
