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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » Black Beauty, la recensione: qualcuno fermi Tyler Perry

Black Beauty, la recensione: qualcuno fermi Tyler Perry

La recensione di Black Beauty, nuova serie tv di Tyler Perry che delude sotto ogni punto di vista puntando sul cattivo gusto.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini31 Ottobre 2024Aggiornato:31 Ottobre 2024
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La serie: Black Beauty, 2024. Regia: Tyler Perry. Genere: Drammatico, soap opera. Cast: Crystle Stewart, Taylor Polidore Williams, Amber Reign Smith, Ricco Ross, Steven G. Norfleet, Julian Horton, Terrell Carter, Richard Lawson, Debbi Morgan. Durata: 8 episodi/minuti. Dove l’abbiamo vista: su Netflix.

Trama: La vita di una giovane spogliarellista prende una piega inaspettata quando incrocia la strada di una famiglia potente e ricca, ma molto disfunzionale, che sta dietro a un impero cosmetico e a un subdolo schema di traffico.

A chi è consigliata: A chi è talmente volenteroso da buttarsi in una soap opera dove tutto è sbagliato


In Beauty in Black, Tyler Perry si dedica ancora una volta alla rappresentazione delle donne nella comunità nera, ma questa volta l’esito è decisamente controverso. La serie approdata su Netflix ruota intorno alla storia di Kimmie, una spogliarellista la cui vita si intreccia con quella di un potente amministratore delegato di un’azienda cosmetica, alterando il suo destino. Tuttavia, l’eccessivo ricorso a scene sessuali esplicite e linguaggio volgare appesantisce la trama, allontanando la narrazione da temi più profondi e rendendo difficile per il pubblico coinvolgersi davvero nella storia.

Perry ha creato in passato opere di grande impatto culturale, raccontando storie che danno voce alla comunità nera e offrono rappresentazioni complesse delle difficoltà affrontate dalle donne. In Beauty in Black, però, l’attenzione sembra orientata più verso una spettacolarizzazione del dolore femminile che verso una rappresentazione costruttiva o edificante. La serie mostra le esperienze più difficili che una donna possa affrontare, senza dare spazio alla crescita o alla forza che potrebbe derivare da questi traumi, e finisce per trasmettere solo un senso di disagio.

Alla ricerca di un fattore “shock”, ma privo di contenuti

Una scena di Black Beauty
Una scena di Black Beauty – Fonte: Netflix

La scelta di includere contenuti particolarmente espliciti raggiunge il suo apice già nel primo episodio, dove il mondo dello strip club viene rappresentato in modo crudo e invasivo. Questo tono continua, portando a scene scioccanti e disturbanti, come l’aggressione subita da Kimmie per mano di un VIP. Tutto questo non fa che amplificare il senso di sfruttamento, lasciando allo spettatore una percezione negativa e un’impressione di gratuità che, purtroppo, toglie autenticità al messaggio che la serie sembra voler trasmettere.

La serie racconta le vicende di due donne apparentemente molto diverse: Kimmie, una spogliarellista alla ricerca di una via d’uscita da una vita difficile, e Mallory, ex orfana diventata imprenditrice di successo. Le loro vite si incrociano grazie a due uomini ricchi e potenti, e da qui la trama si sviluppa in una direzione che però delude chiunque si aspettasse una storia di solidarietà femminile e di emancipazione. Al contrario, Black Beauty si concentra sugli aspetti più duri e negativi dell’essere donna, senza offrire un finale che possa riequilibrare la narrazione.

Lo stile di Perry, per quanto abile nel creare atmosfere quasi da horror psicologico, si traduce qui in un tentativo di scioccare lo spettatore senza una vera sostanza narrativa. La storia sembra più interessata a sensazionalizzare che a esplorare temi oscuri in modo significativo, suggerendo implicitamente che il potere e il denaro corrompono in modo universale, anche all’interno della comunità nera. Il risultato è una rappresentazione che, anziché valorizzare la complessità dei personaggi, appare fin troppo provocatoria e gratuita.

In Beauty in Black, Tyler Perry racconta la storia di due donne dalle vite opposte ma ugualmente complesse. Kimmie cerca di sopravvivere dopo essere stata cacciata di casa alla soglia dei 18 anni, mentre Mallory, proveniente da una famiglia ricca e a capo di un’azienda di prodotti per capelli, sembra avere tutto sotto controllo. Tuttavia, quando le loro vite si intrecciano, emergono disagi e insoddisfazioni che riflettono una profonda infelicità: nessuno in questa storia sembra realmente appagato, e ogni personaggio – ricco o povero, potente o meno – naviga in un ambiente segnato da relazioni tossiche, droghe e complicazioni emotive.

Tutto il peggio delle soap opera

Le protagoniste di Black Beauty
Le protagoniste di Black Beauty – Fonte: Netflix

La serie si dipana tra un tono da thriller e un’atmosfera da soap opera, con personaggi dai tratti piuttosto caricaturali. Gli spettatori si trovano di fronte a una serie di eccessi, dalle frequenti volgarità al linguaggio esplicito, che risuonano più come espedienti per scioccare che per aggiungere profondità alla narrazione. Perry si ispira al mondo degli strip club di Atlanta degli anni ’90 e alle dinastie del settore della bellezza, cercando di offrire un ritratto di una comunità lacerata, ma i personaggi restano poco accattivanti, quasi difficili da apprezzare o comprendere.

Il cast interpreta i ruoli esattamente come la storia richiede, e non si può certo dire che il problema sia nelle performance attoriali. Tuttavia, la trama si appesantisce con un costante crescendo di crimini, aggressioni e insoddisfazione, immerso in un clima da dramma noir ma con un’estetica da soap opera che, a tratti, risulta sgangherata. Beauty in Black cerca di combinare il dramma e il thriller, ma si perde tra scenari eccessivi che, più che intrattenere, rischiano di esasperare lo spettatore.

La recensione in breve

3.0 Scadente

In Black Beauty, Perry ripropone il tema del trauma femminile, come ha già fatto in altri progetti, ma senza offrire nuove prospettive: la storia sembra limitarsi a ripetere le stesse vicende di abusi e difficoltà, senza concedere al pubblico un attimo di respiro tra i peggiori stereotipi delle soap opera.

Pro
  1. È davvero difficile trovare qualche aspetto positivo, forse salveremmo alcune performance
Contro
  1. La spettacolarizzazione del dolore e del trauma femminile
  2. Una scrittura veramente piena di cliché e caricature
  • Voto CinemaSerieTv 3
  • Voto utenti (0 voti) 0
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