Nel quarto episodio di L’Amica geniale 4, tratta da Storia della bambina perduta, romanzo conclusivo della tetralogia scritta da Elena Ferrante, le due protagonista Lila e Lenù sono testimoni del drammatico terremoto che colpì l’Irpinia nel 1980: e proprio allora, Lila, per la prima volta, confessa all’amica di sempre, in un accorato monologo, tutte le sue fragilità: un’incapacità quasi istintuale di gestione della realtà circostante, la paura di perdere il controllo riassunta in una sola parola, smarginatura. Ecco come la stessa Lila spiega all’amica questa fenomenologia psicologica, solo vagamente assimilabile a un attacco di panico. Di seguito, il video e il testo del monologo.
il monologo sulla smarginatura di Lila è tra i momenti più intensi e laceranti; Irene Maiorino talmente brava da stare male #lamicageniale pic.twitter.com/mki2ALedAN
— isabella insolia (@isainsolia) November 18, 2024
“Mi proteggevo con Stefano, mi faceva paura Stefano; mi proteggevo con Michele, mi faceva paura Michele, me proteggevo con Nino; me faceva paura Nino, mi proteggevo con Enzo. T’avessa fa’ n’elenco di tutt’e coperture che mi sono fatta per starmene “nascosta”. Ma nun ne basta, Lenù, la testa trova sempre uno spiraglio per guardare oltre; il problema è sempre stato chest… ‘a capa.
Io nun ‘a pozz’ fermà, aggia fa’ semp coccos. Devo fare, disfare, coprire, ricoprire, e poi alla fine rompere, spaccare. Prendi Alfonso, pe’ te fa’ capì. Ho sempre sentito che il filo di cotone che lo teneva insieme si stava spezzando… e Michele che si credeva chissà chi: è bastato trovare la linea di contorno, e l’agg’ spezzato. L’ho spezzato, l’ho ingarbugliato, insieme a quello di Alfonso. Ma serve a poco, il terrore resta.
Se ne sta là, tra una cosa normale e l’altra, e aspetta. I buoni sentimenti sono fragili, Lenù! L’amore, cu mmè, non resiste! Non resiste l’amore per un uomo, e non resiste nemmeno quello per i figli, presto si buca: volere bene scorre insieme a volere male. La Oliviero teneva ragione: song’ malamente, cattiva, non so tenere insieme nemmeno l’amicizia.
Tu invece sei gentile, e con me hai tenuto ‘na pazienza… perciò, per favore, se ti dico cose brutte, se ti offendo, tu appillate ‘e recchie, pecché nun o vuless fa, e invece ‘o facc’.
Non mi lasciare. Non mi lasciare Lenù, perché sennò io cado giù…. [Lenù la abbraccia] nun c’a facc’.

Il concetto di smarginatura è introdotto per la prima volta all’interno del romanzo d’esordio della serie, quando Lenù ricorda il capodanno del 1958, allorché Lila, probabilmente spaventata per uno spettacolo pirotecnico, perse il controllo delle proprie sensazioni. Riportiamo il brano da L’amica geniale, Edizione completa, e/o, 2016.
“All’improvviso – mi disse –, malgrado il freddo aveva cominciato a coprirsi di sudore. Le era sembrato che tutti gridassero troppo e che si muovessero in modo troppo veloce. Questa sensazione si era accompagnata a una nausea forte e lei aveva sentito che qualcosa di assolutamente materiale, presente intorno a lei e intorno a tutti e a tutto da sempre, ma senza che si riuscisse a percepirlo, stava spezzando i contorni di persone e cose rivelandosi.
Il cuore le si era messo a battere in modo incontrollato. Aveva provato orrore per le urla che uscivano dalle gole di tutti quelli che si muovevano per il terrazzo tra i fumi, tra gli scoppi, come se la loro sonorità obbedisse a leggi nuove e sconosciute. Le era montata ancora più la nausea, il dialetto aveva perso ogni consuetudine, le era diventato insopportabile il modo secondo cui le nostre bocche umide bagnavano le parole nel liquido della saliva. Un senso di repulsione aveva investito tutti i corpi in movimento, la loro struttura ossea, la frenesia che li scuoteva. […] Lila aveva cercato di calmarsi, si era detta: devo afferrare la scia che mi sta attraversando, devo gettarla via da me. Ma a quel punto aveva sentito, tra le urla di giubilo, una specie di ultima detonazione e accanto le era passato qualcosa come un soffio d’ala.
Nell’occasione in cui mi fece quel racconto, Lila disse anche che la cosa che chiamava smarginatura, pur essendole arrivata addosso in modo chiaro solo in quella occasione, non le era del tutto nuova. Per esempio, aveva già avuto spesso la sensazione di trasferirsi per poche frazioni di secondo in una persona o una cosa o un numero o una sillaba, violandone i contorni. Ma quella notte di Capodanno le era accaduto per la prima volta di avvertire entità sconosciute che spezzavano il profilo del mondo e ne mostravano la natura spaventosa. Questo l’aveva sconvolta.”
Il contesto in cui si svolge la scena del monologo è quello del terremoto in Irpinia – qui trovate alcune testimonianze – che coinvolse anche vaste aree del sud, dalla Campania alla Basilicata, fino a Foggia, in Puglia, e fu avvertito anche nel Lazio. La sera del 23 novembre 1980, dopo le prime, terribili scosse, molti napoletani uscirono di casa e trascorsero la notte all’addiaccio, nelle macchine parcheggiate nelle piazze, come succede a Lila e Lenù in questo episodio di cui vi abbiamo parlato.
Ricordiamo che L’Amica geniale è in streaming.
