Il film: La nostra terra, 2024. Regia: Dorota Kobiela, Hugh Welchman. Genere: Drammatico. Cast: Kamila Urzędowska, Robert Gulaczyk, Sonia Mietielica, Mirosław Baka, Julia Wieniawa, Mateusz Rusin, Ewa Kasprzyk y Maciej Musiał.. Durata: 114 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema.
Trama: Jagna è una contadina bella e ingenua. Sottomessa al patriarcato dell’epoca, è costretta a sposare Boryna, un ricco vedovo molto più vecchio di lei. Ma lei è innamorata di Antek, il figlio di Boryna.
A chi è consigliata: Agli appassionati di animazione, di storia e, più in generale, degli adattamenti di romanzi “corposi” analizzati da punti di vista inediti.
Il film d’animazione Loving Vincent (2017) ha immaginato il destino di una delle tante lettere inviate da Vincent Van Gogh al fratello Theo attraverso una storia composta esclusivamente da immagini di pittori e illustratori che replicano lo stile e la tavolozza di colori dell’autore della Notte stellata. Tale prodigio tecnico gli valse una serie di nomination a premi in tutto il mondo, tra cui quello per il miglior film d’animazione agli Oscar.
Sette anni dopo, i registi e sceneggiatori polacchi Dorota Kobiela e Hugh Welchman tornano con un film che replica il lavoro visivo del precedente. Se prima la materia di partenza erano i quadri del pittore olandese, in La nostra terra – adattamento del romanzo I Contadini di Władysław Reymont – sono circa 40.000 dipinti a olio con un’estetica simile a quella del movimento artistico moderno polacco Giovane Polonia (risalenti alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo) animati attraverso la tecnica del rotoscopio.
Entrare nel dipinto

La nostra terra racconta la storia di Jagna, una giovane donna determinata a forgiare la propria strada all’interno dei confini di un villaggio polacco di fine Ottocento – un focolaio di pettegolezzi e faide continue, tenuto insieme, tra ricchi e poveri, dall’orgoglio per la propria terra, dall’adesione a tradizioni colorate e da un patriarcato profondamente radicato. Quando Jagna si ritrova tra i desideri contrastanti del contadino più ricco del villaggio, di suo figlio maggiore e di altri uomini di spicco della comunità, la sua resistenza la mette in tragica rotta di collisione con la comunità che la circonda.
Bisogna entrare in questo film come si entra in un museo: cercando l’esperienza. In questo caso, la fusione dello sguardo soggettivo delle arti visive con il dinamismo della narrazione audiovisiva. I dati tecnici di questo film – praticamente fatti a mano – sono schiaccianti, come lo erano in Loving Vincent, il film precedente dei registi, dove la contemplazione era all’ordine del giorno. La nostra terra, d’altro canto, è un dramma rurale sfrenato e crudele, come la stessa terra abitata dai contadini.
La Giovane Polonia, non solo nelle tinte

In questo modo, le quattro stagioni dell’anno sono utilizzate per la progressione drammatica che sottolinea non solo il condizionamento sociale, ma anche il ciclo di vita della campagna incorporato nella realtà dei suoi abitanti.
Interessati a recuperare le caratteristiche del movimento Młoda Polska (“Giovane Polonia”), i registi hanno filmato gli attori nei loro costumi, le scenografie interne e il green screen per gli esterni, e quando tutto era pronto hanno iniziato lo stoico compito di dipingere a olio fotogramma per fotogramma: a una velocità di sei fotogrammi al secondo, ciò si traduce in un lavoro finale di mille inquadrature che diventano altrettante tele dipinte in modo tradizionale. Queste tele recuperano, e addirittura imitano, il lavoro di pittori come Józef Chełmoński, con il loro realismo (in particolare il dipinto a olio Babie lato, esposto al Museo Nazionale di Varsavia, i cui costumi sono ricreati dall’attrice Kamila Urzedowska, che interpreta Jagna); e i colori del “giovane” Ferdynand Ruszczyc per mostrare queste scene naturali attraversate dal peso della storia.
Ciò è dovuto al trascendente volo stilistico che i registi di Loving Vincent apportano a questo mondo contadino, dove il giovane Jagna rappresenta il classico dramma romantico di chi deve lottare contro un destino che gli viene imposto al di sopra della propria volontà. Un ideale neoromantico che serviva anche a esprimere la disuguaglianza sociale e il potere (e che è uno dei capisaldi della letteratura di Reymont), che lo sguardo contemporaneo evidenzia nell’oppressione patriarcale ritratta nella traduzione molto fedele della struttura di questo romanzo portato al cinema.
La donna del domani

I detrattori di La nostra terra ne evidenzieranno lo stesso apparente problema di Loving Vincent, e cioè che il film non ha molto altro da offrire al di fuori della sua particolarità tecnica. In tanti lo hanno definito “solo” un dramma d’epoca ambientato all’inizio del secolo scorso in un villaggio polacco dove vive la ragazza del titolo, costretta a sposare un uomo più anziano che non ama. Per aggiungere benzina al fuoco sentimentale, il proprietario del suo cuore non è altro che il figlio di suo marito. Dal nostro punto di vista, la nuova tela animata proposta da Dorota Kobiela e Hugh Welchman è un altro interessante testo da analizzare, soprattutto nell’ottica sperimentale di animare i grandi classici della letteratura, quelli non per forza noti a tutto il pubblico internazionale.
Come tutti i racconti del passato, la storia de La nostra terra è sì specifica di un luogo e di un tempo, ma racchiude verità universali, quelle delle magna opera, che hanno saputo selezionare un frammento di realtà per farla durare per sempre. Jagna è un’eroina antica, che andrà contro il desiderio di molti spettatori di figure femminili che incarnino al meglio il nostro presente. Eppure, non c’è attimo, fotogramma o pennellata, che non riesca a restituirci quello che veramente pensa e sente il personaggio; l’ardore primordiale che la trasporta al di là dei campi dove è costretta a lavorare, al di là dell’uomo che è costretta a sposare. Jagna punta il suo sguardo su di noi, sussurrandoci che, più avanti, un’altra donna avrebbe vissuto la sua vita da protagonista.
La recensione in breve
La nostra terra è un'immersione totale nel museo del cinema di Dorota Kobiela e Hugh Welchman, che stanno rivoluzionando l'animazione raccontando la Storia senza mai prendere le distanze dallo spettatore.
Pro
- Una visione a dir poco estasiante: esattamente come per Loving Vincent, non avete mai visto nulla di simile
- L'oneroso compito di adattare un'opera con un forte peso specifico, che viene brillantemente superato
Contro
- La durata, non troppo contenuta come quella di Loving Vincent
- Alcuni spettatori potrebbero sentire troppo la necessità di attaccarsi a una struttura narrativa "pesante"
- Voto CinemaSerieTv
