L’imprenditore Cesare Ragazzi è morto il 27 dicembre 2024 a Bologna a causa di un malore improvviso. Ragazzi aveva 83 anni e negli anni ’80 diventò celebre per gli spot in cui prometteva di risolvere il problema della calvizie, con delle protesi messe a punto nei suoi laboratori. A lui si rivolsero numerosi personaggi del mondo dello spettacolo – tra cui Lucio Dalla e Boldi – e divenne talmente famoso da essere invitato in numerose trasmissioni tv e da essere parodizzato nel film Arrapaho.
Nato a Bazzano, in provincia di Bologna, il 22 agosto 1941, Ragazzi diventò celebre verso la fine degli anni ’80 quando mise a punto una una protesi tricologica che poteva essere applicata sulla calvizie con un nastro. Un impianto di capelli non chirurgico, realizzato con capelli naturali, che anticipava le moderne protesi di capelli. Ragazzi studiò una soluzione alla sua calvizie e poi decise di condividere la sua idea, commercializzandola. I suoi spot, con la frase di lancio “Salve, sono Cesare Ragazzi” divennero un tormentone.
Come raccontò tempo fa a Interviste Romane, Ragazzi era figlio di contadini e ha fatto molti lavori, sin da quando era un bambino. Ha venduto semi di zucca al cinema, ha lavorato come fattorino presso un meccanico, ha lavorato come contadino, venditore di pentole antiaderenti, il musicista. Ha lavorato per più di un anno in fabbrica e gestito i calcio balilla che affittava ai bar. Il lavoro nel cinema però, sarà quello che in futuro gli darà l’idea imprenditoriale di successo.
“I film di allora al cinema erano quasi tutti di indiani e cow boy e gli indiani scalpavano i cow boy come trofeo e allora io ho pensato che se una cosa si tira via, si può anche mettere. E da lì mi è venuta l’idea di fare uno scalpo al naturale e difatti l’unico che ha inventato l’innesto del capello nel mondo sono stato io, 60 anni fa, perché avevo copiato la testa di un bimbo (per capire) come era distribuito il capello e poi ho trovato il sistema di innestarlo come madre natura. Poi ho migliorato la tecnologia fino ad arrivare agli anni in cui l’azienda è stata comprata da un fondo nel 2011”
Fa sorridere che l’idea, a Cesare Ragazzi, sia arrivata dai nativi americani, perché nel periodo del suo massimo successo, il suo personaggio fu parodizzato (da un sosia) nel film trash Arrapaho, che era ambientato proprio all’interno di una tribù di nativi americani. In una scena il capo della tribù si chiedeva chi fosse questo rompiscatole che appariva continuamente in tv e gli veniva risposto entusiasticamente che era Cesare Ragazzi.
Ai tempi del suo massimo successo l’azienda di Cesare Ragazzi arrivò ad avere 80 centri in Italia e 18 all’estero, di cui il primo negli States. A lui si rivolsero numerosi uomini, ma anche donne afflitte da un problema di calvizie o alopecia. Ma il target principale ovviamente, era maschile, tanto che gli spot dell’azienda venivano trasmessi all’ora di pranzo, durante la messa in onda di eventi sportivi, ma anche di notte, tra un film hard e l’altro.

Pochi mesi prima di morire gli è stato chiesto come voleva essere ricordato, ma lui aveva glissato su questa domanda, sottolineando che era ancora in salute e aveva ancora tanti progetti da portare avanti.
“Prima di essere ricordato passeranno ancora 30 anni perché mia nonna è morta che aveva 106 anni e io voglio superarla in età”
A Repubblica aveva spiegato che curava molto l’alimentazione e faceva tanta attività fisica, ma evidentemente il destino ha deciso di mettere fine alla sua storia prima dei 100 anni.
Cesare Ragazzi fu amico di Lucio Dalla – che frequentava anche al di fuori di contesti professionali – ed ebbe tra i suoi clienti Massimo Boldi. Per il resto ebbe molti clienti vip di cui non ha mai potuto fare il nome, per una questione di riservatezza.
“In tutti questi anni non ho incontrato nessuno capace di ammettere di essersi sottoposto all’innesto di capelli. Avrebbero confessato con più facilità un omicidio”
Quando si recava negli studi Mediaset inoltre, c’erano personaggi che evitavano di incontrarlo.
“Quando andavo a Mediaset era tutto un fuggi fuggi di presentatori perché sapevano che so riconoscere un trapianto o qualcosa andato così così da lontano un miglio. E non riesco a stare zitto.”
Tornando a Boldi, proprio ieri, al Corriere, l’attore ha raccontato la sua esperienza non proprio felice con i primi impianti dell’imprenditore.
“Sono stato uno dei primi clienti di Cesare Ragazzi, che aveva la parrucca. “Tira, tira”, mi diceva, per dimostrarmi che non si staccava. “Ci faccio pure il bagno”. Provai. La prima parrucchetta andò bene. Poi la pelata si allargò e cambiai impianto. Dopo una settimana mi svegliai di notte con un bruciore tremendo, la plastica faceva “cri cri”, mi sanguinava la testa, dovetti toglierla. Rinunciai”
Ragazzi ha poi perfezionato la tecnologia dei suoi lavori e ha avuto molti clienti soddisfatti. A Repubblica criticò apertamente la moda di andare a sottoporsi ai trapianti di capelli in Turchia.
“In Turchia, in quei pacchetti “tutto compreso”, vanno a farsi al massimo il riporto. Se hai una calvizie estesa e ti mancano 40-50 mila capelli, in quei centri al massimo ti fanno innesti da 10mila capelli dove ne servirebbero più del triplo. In 40 anni ne ho viste di mode passare. Ora è il momento della tricopigmentazione, ovvero il tatuaggio in testa, o della polverina per non fare vedere la trasparenza. Ormai c’è più polvere in testa che negli angoli delle strade. Con il mio metodo invece i capelli sono veri. E tanti.”
