Arrivato nelle sale la scorsa estate ma salito alla ribalta quando ha debuttato in streaming su Paramount+ a novembre 2024, Amici per caso di Max Nardari ha saputo ritagliarsi il suo spazio, diventando in breve tempo uno dei film più visti sulla piattaforma. Adattamento del cortometraggio Lui e l’altro (2011), la pellicola porta sul grande schermo una storia che ha il sapore della quotidianità, ma anche il coraggio di esplorare territori spesso relegati ai margini della commedia. Sullo sfondo di una Terni suggestiva, che da semplice location si trasforma in coprotagonista, Amici per caso racconta l’improbabile incontro tra Omero (interpretato da Filippo Tirabassi) e Pietro (Filippo Contri), due personaggi agli antipodi: il primo, un ragazzo riservato e composto, alle prese con la fine di una storia importante; il secondo, un tifoso sfegatato della Roma, ingenuo e inconsapevole prigioniero di determinati stereotipi culturali.
Un annuncio di ricerca coinquilino diventerà il pretesto narrativo per intrecciare le vite dei due, dando il via a una serie di situazioni divertenti e, allo stesso tempo, toccanti. Omero e Pietro si scontrano, si evitano, si riconoscono. E proprio attraverso questo percorso, Nardari invita il suo pubblico a riflettere su una questione tanto semplice quanto potente: può nascere un’amicizia autentica tra persone con visioni del mondo apparentemente inconciliabili?

Amici per caso è una commedia che riesce a cogliere lo spirito del nostro tempo, affrontando tematiche complesse con un approccio fresco, spontaneo e naturale. Ma attenzione, non vuole porsi come manifesto ideologico né pretende di impartire una lezione agli spettatori: la sua forza sta proprio nella capacità di normalizzare l’inclusività e le tematiche LGBTQ+ senza scadere nella retorica o nella forzatura. La chiave del film sta infatti nella costruzione dei suoi personaggi, che sfuggono alle etichette stereotipate per abbracciare una tridimensionalità piuttosto rara in questo genere di commedie. Omero, pur essendo un ragazzo gay, non è ridotto ai soliti cliché ; al contrario, è una persona complessa, riservata, a tratti piuttosto rigida, e alle prese con un percorso personale che lo spinge a dover bilanciare la ragione con il cuore.
Pietro, d’altro canto, rappresenta un tipo di omofobia – passateci il termine – “inconsapevole”, sfortunatamente più diffusa di quanto si possa credere. Non è un personaggio malvagio o aggressivo, ma un giovane intrappolato nell’ignoranza ereditata dal contesto sociale in cui vive. La sua evoluzione non passa attraverso improbabili sermoni o epifanie forzate, ma attraverso il rapporto quotidiano con Omero. Ed è proprio nel confronto diretto, fatto di piccoli gesti e battute disarmanti, che Pietro inizia a mettere in discussione i pregiudizi che lo condizionano.
Un altro elemento che rende il film moderno è la sua capacità di trattare queste tematiche senza rinunciare al tono leggero della commedia. La spontaneità delle situazioni, le dinamiche di contrasto tra i due coinquilini e i momenti di autentico umorismo sono il mezzo attraverso cui il regista smonta certi stereotipi, senza mai risultare paternalistico. Un chiaro (e anche qui, raro) esempio di come il cinema possa veicolare messaggi importanti senza perdere la capacità di intrattenere e far sorridere. Al suo terzo lungometraggio, Max Nardari, dimostra una maturità artistica in crescita, regalandoci una storia che, nella sua semplicità, riesce a parlare a tutti. Una visione consigliata, per ridere, emozionarsi e – perché no – guardare il mondo con occhi un po’ più aperti.
