The Brutalist, film di Brady Corbet con Adrien Brody e Felicity Jones sulla storia di un architetto brutalista ebreo scampato ai campi di concentramento, non è tratto da una storia vera. Tuttavia, il protagonista Lazslo Toth (Brody) è stato creato ispirandosi ad alcune note figure dell’architettura mondiale, come Paul Rudolph, Louis Kahn e, soprattutto, Marcel Breuer, architetto ebreo – ungherese emigrato negli Stati Uniti nel 1937.

Ricorda Corbet su USA Today:
“Uno dei più grandi spunti narrativi è venuto da un libro intitolato Marcel Breuer and a Committee of Twelve Plan a Church,” racconta Corbet. “È un resoconto piuttosto asciutto delle difficoltà affrontate da Breuer per realizzare la Saint John’s Abbey in Minnesota, con alcuni riferimenti velati ai pregiudizi che ha dovuto subire. Ma, proprio come nel film, nessuno dice mai apertamente le verità più scomode.”
Corbet cita anche Architecture in Uniform di Jean-Louis Cohen, un libro che esplora il rapporto tra architettura e psicologia nel dopoguerra. “Sono stati questi due libri ad accendere la scintilla. Ma una volta che inizi a scrivere, è la storia stessa a prendere il comando.” Gran parte del film, infatti, trae ispirazione anche dalle esperienze personali delle loro famiglie.
Aggiunge Corbet:
“Mona [Fastvold, co-sceneggiatrice) pensava spesso a suo nonno, un designer norvegese dell’epoca modernista,. Parlavamo molto della sua ostinazione e della sua difficoltà a esprimersi a parole, ma anche di come la sua sensibilità e compassione emergessero sempre attraverso il suo lavoro. Ci sembrava che la vera bellezza di questo progetto fosse raccontare un personaggio capace di esprimersi solo attraverso le sue architetture.”
Il film, di cui abbiamo parlato in un approfondimento su The Brutalist è attualmente in sala ed è candidato a 10 Oscar.
