Nicoletta Romanazzi è una mental coach specializzata in sport coaching e top performance, con una carriera dedicata al supporto di atleti, imprenditori e professionisti nel raggiungimento dei loro obiettivi. Tra i suoi successi più noti, ha seguito Fedez durante Sanremo 2025, ma ha anche seguito atleti che hanno trionfato alle Olimpiadi di Tokyo 2020, come Marcell Jacobs, vincitore dell’oro nei 100 metri piani e nella staffetta 4×100 metri, Luigi Busà, medaglia d’oro nel Karate Kumite, e Viviana Bottaro, medaglia di bronzo nel Karate Kata. Inoltre, collabora con calciatori di Serie A e della Nazionale italiana, oltre a professionisti di diverse discipline sportive. Nel 2023 ha fondato la T.P.C. Academy, la sua scuola di coaching.
“Non sempre siamo consapevoli di parti di noi che entrano in conflitto con ciò che abbiamo deciso di voler raggiungere… Nel mio lavoro di mental coach accompagno le persone in un viaggio di scoperta del proprio straordinario potenziale fornendo strumenti efficaci per trasformare le difficoltà e raggiungere i propri obiettivi!”
È autrice dei libri Entra in gioco con la testa e La sfida delle emozioni, editi da Longanesi, e ha realizzato il podcast Click, sviluppa il tuo potenziale con Radio Deejay.
Su Instagram ha parlato del suo lavoro con Fedez, che proseguirà oltre i successi di Sanremo 2025.
Dietro la performance di Federico c’è stata una preparazione a 360 gradi, una squadra intera che si è compattata e focalizzata per supportarlo affinché potesse portare tutta la sua attenzione solo sulla performance, senza preoccuparsi troppo del resto, ed esprimere la sua arte, i suoi talenti e soprattutto ritrovare la sua musica e il suo pubblico e raccontargli un’esperienza personale molto profonda. Il nostro percorso è iniziato un mese e mezzo fa con l’obiettivo di prepararlo a salire al meglio sul palco di Sanremo e come con gli atleti che seguo ci siamo focalizzati su: la capacità, quando serve, di escludere il mondo esterno e portare tutta l’attenzione all’interno ed entrare nello stato della massima concentrazione; non farsi condizionare dal giudizio esterno, dai gossip o dalle polemiche, ma rimanere totalmente focalizzato su quello che voleva portare su quel palco, per se stesso e per tutte quelle persone che avrebbero potuto riconoscersi nel suo vissuto; la sua più grande vittoria è stata riuscire a calcare quel palcoscenico nonostante tutto, avere il coraggio di affrontare i propri demoni, riconoscere le proprie fragilità e cominciare a volersi bene senza aspettare che sia il mondo esterno a farlo. Ritrovare ciò che veramente lo rende felice: la sua musica”
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Nel 2021 invece, in un’intervista a GQ, parlò della sua esperienza con Marcell Jacobs spiegando anche come si svolge il suo lavoro di mental coach:
“Prima del nostro percorso era un Marcell che non riusciva a portare in gara quello che faceva in allenamento, che entrava in ansia, gli si irrigidivano le gambe, che subiva tanto gli avversari e la pressione della gara. Il primo passaggio è stato quello di rendermi conto di ciò che lo limitasse e quindi renderlo consapevole di se stesso, del suo potenziale, delle sue capacità, insegnargli quale fosse il funzionamento della propria mente e delle proprie emozioni, che poi è ciò che nessuno conosce. Quello che faccio io è insegnare a questi ragazzi questo funzionamento, quindi loro imparano a capire che è qualcosa sulla quale loro hanno potere e già questo fa la differenza. Da lì siamo andati a guardare quali fossero i suoi meccanismi interni che non gli permettevano di essere libero e di lasciarsi andare, gli ho insegnato cose per entrare in trance agonistica, o come la chiamo io, in sincronia. Abbiamo iniziato a lavorare sul respiro, che è una cosa che facciamo sempre prima delle gare”
Per Romanazzi il respiro è fondamentale e spiega perché:
“Noi nasciamo che sappiamo respirare meravigliosamente, poi strada facendo disimpariamo a farlo semplicemente perché di fronte ai blocchi emozionali blocchiamo il respiro, lo viziamo, mettendo delle pause dove non dovrebbero esserci o lavorando sull’espirazione anche quando non c’è bisogno. Io insegno a tornare a respirare come facevamo da bambini e faccio fare delle sessioni di respiro in cui andiamo a lavorare su tanti fattori fisici ed emozionali, per reintegrare l’energia, rigenerare tutte le cellule, comprese quelle del cervello, migliorare la circolazione e il sistema linfatico, tenuto conto che il 75 per cento delle tossine le eliminiamo respirando. E poi si sciolgono i blocchi emozionali”
