211 – Rapina in corso, film di York Shackleton con Nicolas Cage, è vagamente ispirato alla storia vera dela sparatoria di North Hollywood, avvenuta a Los Angeles nel 1997 divenuta un avvenimento chiave nella memoria collettiva della città.
A spiegarlo fu lo stesso regista al LA Daily News all’epoca dell’uscita:
“Abbiamo fatto un lavoro di reverse engineering. Ci siamo detti: ‘Vogliamo fare un film d’azione a un costo contenuto’, quindi abbiamo scelto di ambientarlo in uno spazio ristretto e confinato. Ricordavo bene la sparatoria di North Hollywood. Quando ho iniziato a studiarla come ispirazione, mi sono reso conto di quanto avesse ormai un seguito quasi di culto tra le persone, c’era chi faceva teorie del complotto.
E in fondo, quello che è successo nella realtà aveva già una struttura in tre atti da film: pianificazione, esecuzione e sparatoria.”

La mattina del 28 febbraio 1997, dopo mesi di preparazione, Larry Phillips Jr. ed Emil Mătăsăreanu tentarono una rapina alla filiale della Bank of America a North Hollywood. Armati di fucili d’assalto modificati illegalmente e protetti da giubbotti antiproiettile, pianificarono l’operazione con precisione, calcolando il tempo di risposta della polizia in circa otto minuti.
Giunti alla banca alle 9:16, vi entrarono con la forza, minacciando clienti e personale. Mătăsăreanu costrinse il vice direttore ad aprire il caveau, ma trovò meno denaro del previsto. Frustrato, sparò all’interno della cassaforte, distruggendo parte del contante. Dopo aver rubato circa 303.000 dollari, i due chiusero gli ostaggi nel caveau e uscirono, ma nel frattempo la polizia aveva circondato l’edificio.
La sparatoria iniziò quando Phillips aprì il fuoco contro una pattuglia situata a circa 60 metri di distanza. La polizia, armata prevalentemente di pistole 9 mm e fucili a pompa, si trovò in svantaggio: le armi non riuscivano infatti a perforare l’armatura dei rapinatori. Alcuni agenti si recarono in un negozio di armi per procurarsi fucili AR-15 più potenti.
Phillips e Mătăsăreanu, intanto, continuarono a sparare mentre tentavano la fuga. Phillips, ferito al polso, tentò di ricaricare ma il suo fucile si inceppò. Dopo aver cambiato arma, uscì dal parcheggio e fu colpito alla spalla. Disarmato e accerchiato, si sparò sotto il mento, mentre un agente lo colpiva al petto, recidendosi il midollo spinale e causandone la morte poco dopo.
Mătăsăreanu cercò invece di fuggire in auto, ma con tre pneumatici forati e sotto il fuoco della polizia, abbandonò il veicolo e tentò di rubarne un altro. Dopo aver fallito, si rifugiò dietro la sua auto e continuò a sparare contro gli agenti SWAT. Colpito più volte alle gambe, infine si arrese. Tuttavia, a causa della pericolosità della scena, l’ambulanza non poté intervenire immediatamente e Mătăsăreanu morì per dissanguamento circa un’ora dopo.
L’assalto durò circa 44 minuti e coinvolse oltre 300 agenti. I due rapinatori spararono più di 1.100 colpi, mentre la polizia rispose con circa 650 proiettili. L’evento, trasmesso in diretta dai media, portò a una revisione dell’equipaggiamento delle forze dell’ordine, che da allora adottarono armi più potenti per affrontare situazioni simili.
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