Negli ultimi giorni, è salita l’indignazione per via dell’improvviso aumento di prezzo delle chiacchiere di Iginio Massari: il famoso dolce di Carnevale, che lungo l’Italia prende vari nomi diversi, tra cui frappe e bugie, è presentato dal famoso chef in una ricetta speciale, che si distingue dall’impasto classico anche per l’uso della farina Manitoba, ed è in vendita al notevole prezzo di 100 euro al chilo, con un importante rincaro dal prezzo dello scorso anno, già elevato (80 euro).

Non è però la presenza del particolare ingrediente a far ‘lievitare’ il valore dell’articolo, quanto – in maniera piuttosto prevedibile – il fatto che la ricetta di queste chiacchiere – condivisa anche da Gambero Rosso – porti il marchio di un celebre ‘vip’ della cucina, che di recente è diventato anche un personaggio televisivo.
Una tendenza contrastata dal collega Guido Mori, intervistato in merito da Repubblica: l’uomo, anche docente universitario, tuona:
“Non stiamo parlando di abiti di lusso, ma di cibo. Gli abiti di lusso hanno un valore intrinseco legato al marchio e se ne può fare a meno. Il cibo, invece, è essenziale. Le chiacchiere non sono il tartufo, e quando il prezzo si discosta troppo dal costo delle materie prime, si esce dal concetto di alimento. Perché si calcola il food cost? Per capire quanto ci costa produrre qualcosa e quanto vogliamo guadagnarci. Qui non stiamo più parlando di cibo, ma di cinture di Gucci”.
Visualizza questo post su Instagram
