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Home » Personaggi » Perché Oriana Fallaci non riuscì a intervistare Marilyn Monroe e arrivò a “detestarla”

Perché Oriana Fallaci non riuscì a intervistare Marilyn Monroe e arrivò a “detestarla”

Ripercorriamo la storia dell'intervista mancata di Oriana Fallaci a Marilyn Monroe, tra telefonate, camicie e dita tagliate.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio4 Marzo 2025Aggiornato:4 Marzo 2025
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Marilyn Monroe e Oriana Fallaci
Marilyn Monroe e Oriana Fallaci
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Un’occasione sfumata, un incontro impossibile. Tra le tante storie che hanno segnato il giornalismo italiano, quella della mancata intervista di Oriana Fallaci a Marilyn Monroe è tra le più affascinanti e simboliche. Siamo nel 1958 e la giovane reporter italiana si trova negli Stati Uniti per realizzare una serie di reportage sul dorato – e ancora poco conosciuto – mondo di Hollywood. Il suo obiettivo? Incontrare la star di A qualcuno piace caldo e strapparle un’intervista. Ma la missione si rivela ben presto impossibile. L’impresa che ripercorriamo di seguito, attraverso le parole di Fallaci, sembra la trama di un film, con protagoniste una giornalista italiana e una diva americana sfuggente come un fantasma. Fallaci arriverà a sfiorare Marilyn molto da vicino, senza riuscire ad “afferrarla”.

Marilyn Monroe e Arthur Miller
Marilyn Monroe (davanti alla finestra) e Arthur Miller

Marilyn, dicevamo, è un fantasma. Introvabile, schiva, circondata da un’aura di mistero. Fallaci ci prova in ogni modo, bussando alle porte giuste, chiedendo ai contatti migliori. Perfino un tentativo con Arthur Miller, allora marito dell’attrice, si rivelerà un buco nell’acqua. Nemmeno lui può aiutarla ad avvicinarsi a quella diva fragile e sfuggente, che vive dietro mille precauzioni.

A raccontare nel dettaglio questa caccia è la stessa Fallaci, che in un lungo reportage – pubblicato prima ne I sette peccati di Hollywood e poi, in versione estesa, nel recente volume Gli adorabili (Mondadori, 2023) – da cui citiamo –  ripercorre quei giorni di inseguimenti, porte chiuse e speranze disilluse.

Il primo approccio? Un fallimento totale. La giornalista tenta di avvicinarsi a Marilyn mediante il regista Jean Negulesco, autore di Come sposare un milionario. Per fare buona impressione, decide di portargli in dono una batteria di dodici camicie, stirate e perfette. Ma l’effetto non è quello sperato

“La mia avventura con Marilyn Monroe ebbe inizio ad Hollywood la mattina del 9 gennaio 1956 quando mi recai dal regista Jean Negulesco con una valigia piena di camicie da uomo. Ero venuta negli Stati Uniti per pochi giorni, insieme ad altri quattro giornalisti italiani, a bordo di un Super G. Constellation della Twa che inaugurava la linea Roma-Los Angeles; e c’era un solo argomento che volevo affrontare da vicino: il mito Marilyn Monroe.
Lui parlava tanto volentieri di Marilyn Monroe che decisi di dirgli la verità: volevo intervistarla ed ero andata da lui con le camicie sperando che mi potesse aiutare. Di colpo Negulesco si irrigidì. Mi guardò con odio. «Non è a Hollywood, non posso aiutarla… «Darling, mi dispiace tanto» aggiunse. «Anche a me» dissi, «ce la farò lo stesso.» Di nuovo Negulesco scosse la testa. «Darling» disse, «l’America è forse il Paese più democratico del mondo. Può vedere chi vuole, quando vuole. Ma ci sono due persone alle quali non riuscirà mai a parlare a quattr’occhi: Eisenhower e Marilyn Monroe.»

Marilyn Monroe in una serie di foto di Bert Stern
Marilyn Monroe in una serie di foto di Bert Stern

A quel punto Fallaci non demorde e, recatasi a New York, raccoglie nei giorni successivi una gran quantità di informazioni, ma i confronti coi colleghi corrispondenti non fanno ben sperare. Nessuno sa dove si trovi Marilyn in quel momento, e a quel punto, ha inizio un girovagare tra locali e punti di ritrovo più o meno famosi, alla ricerca del pur minimo indizio. Grazie all’assistenza della hostess Jean Govoni, però, Fallaci riesce a mettersi in contatto con Irving Hoffmann, pezzo da novanta delle pubbliche relazioni hollywoodiane

[Jean aveva suggerito] a Irving di parlare a Sam Shaw, altro fotografo di Marilyn. Irving telefonò a Sam Shaw e subito dopo venne a cercarmi con voce rotta dall’emozione. Marilyn abitava al numero 2 di Sutton Place, «Bene» dissi. «Andiamo.» Lui mi guardò annichilito. «Darling, siamo in America. Credi di poter aggredire un personaggio come la Monroe senza preavviso? Nessun portiere ti farebbe varcare la porta. Cominceremo con lo scrivere una lettera.» La lettera venne spedita la sera stessa e poche ore dopo tutta New York lo sapeva. Ricominciavano le telefonate dei reporters, le loro attese nella hall del mio albergo. Louella Parsons richiamò da Hollywood, Jean aveva l’emicrania, io avevo il mal di stomaco. Non potevamo andare ad un cocktail senza essere subito individuate, accerchiate, interrogate. Volavano le scommesse. «Riuscirà la giornalista italiana a intervistare la Monroe?»

Oriana Fallaci
Oriana Fallaci

Nemmeno questo tentativo però, sarebbe andato a buon fine e, prima di riprendere l’aereo per l’Italia, Fallaci tenta l’ultima carta: un contatto con Lois Weber, una press agent amica di Marilyn. Fallaci racconta così con ironia, le ultime ore di quel primo viaggio negli Stati Uniti, in una full immersion di sub-cultura a stelle e strisce

“Mi avrebbe chiamato non appena avuto l’appuntamento. Era dunque necessario che restassi in albergo e non mi muovessi di lì. Così dovetti rassegnarmi a passare in una camera al diciottesimo piano del Park Sheraton Hotel, dinanzi all’apparecchio della tv, le mie ultime quarantotto ore a New York. Fu la più insopportabile indigestione televisiva che avessi mai fatto. Dopo un giorno e una notte di reclusione avevo visto quattordici film, cinque incontri di boxe, otto partite di rugby, dieci notiziari, tre opere, cinque operette, sette programmi per bambini, due spettacoli a beneficio dei poliomielitici, diciotto programmi musicali, due lezioni di cucito, quattro di pediatria, un centinaio di annunci. [Poi] la buona Miss Weber [mi telefonò] affermando che Marilyn sarebbe stata felicissima di incontrarmi, tutto stava nel rintracciarla perché non era tornata più a casa.

Ormai esasperata (“Detestavo Marilyn, con tutte le sue curve“) Fallaci decide di imbarcarsi: poi, il colpo di scena: una telefonata.  Weber ha finalmente un contatto. Marilyn è pronta. È solo questione di tempo.

«Darling» dissi, «il mio aereo sta per decollare, i miei bagagli sono già a bordo. Mi saluti Marilyn e le dica che non le porto rancore. Se viene in Italia sarò felice di vederla. Può telefonarmi a Milano in qualsiasi momento.» Corsi a mettermi in fila. «Chi era?» chiese Irving con un lampo di sospetto dietro gli occhiali. «Un’amica» risposi. «Voleva salutarmi. Le ho detto che l’aspetto in Italia.»

Marilyn Monroe e Arthur Miller
Marilyn Monroe e Arthur Miller

Fallaci ci riproverà, tempo dopo, con un’intervista a Arthur Miller nella casa che condivide con la Monroe, ormai sua moglie. Ma nemmeno questa sarà l’occasione giusta. Un grottesco infortunio – uno di quei colpi di scena degni di una commedia americana – la priverà per sempre dell’incontro con la donna più famosa d’America.

Marilyn, dov’era Marilyn? Arthur Miller è un conversatore così brillante che ci eravamo quasi dimenticati di lei. «Scusate un minuto» disse avviandosi verso il telefono che di nuovo squillava.
Miller tornò solo. «Era Marilyn» disse. «La trattengono in ospedale per accertarsi che non ci sia infezione al dito», e sul volto aveva allo stesso tempo una espressione desolata e divertita. «È ridicolo» disse, «sarà per la prossima volta.» «Non c’è nulla da fare» risposi, «sono quella che non riesce a vedere la Monroe.
E, raggiunto l’ingresso, guardai con odio le pellicce di visone e il vestito a lustrini di Marilyn. Mi sembravano i vestiti di un fantasma. «Senta» gli dissi, «è proprio sicuro che sua moglie esista?

Nel 2019, Alessandra Gonnella ha realizzato A Cup Of Coffee With Marilyn, cortometraggio basato su questa vicenda, con Miriam Leone nei panni di Oriana Fallaci, primo seme da cui, qualche anno dopo, sarebbe germogliata la fiction Miss Fallaci, sempre con l’attrice siciliana nei panni della giornalista.

Ricordiamo che Oriana Fallaci è morta nel 2006 dopo una lunga malattia e non ebbe figli. Nell’ultimo periodo della sua vita, il suo orientamento politico ha suscitato l’interesse dell’opinione pubblica, a causa delle sue posizioni fortemente divisive, soprattutto sull’Islam.

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