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Home » Personaggi » Liliana Cavani contro le serie tv: “Sono il diavolo, hanno rovinato il cinema”

Liliana Cavani contro le serie tv: “Sono il diavolo, hanno rovinato il cinema”

La regista prosegue la sua battaglia a difesa dei cinema: le serie tv, in quanto prodotto casalingo, non sono da incentivare
Simone FrigerioDi Simone Frigerio12 Marzo 2025Aggiornato:12 Marzo 2025
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Netflix e popcorn
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Liliana Cavani, regista di film come Il portiere di notte, si è scagliata senza mezzi termini contro la serialità televisiva, a suo dire colpevole di irretire registi e professionisti dell’audiovisivo verso una branca del lavoro artistico che non può avere la stessa dignità di un’opera cinematografica, avendo una destinazione prettamente domestica, lontana dall’esperienza condivisa propria della sala,

La regista ultranovantenne ha lanciato i suoi strali dal palco della conferenza stampa di presentazione del Festival “Custodi di sogni – I Tesori della Cineteca Nazionale”, di cui è madrina. Secondo la donna, la tv impigrisce i giovani e li porta a preferire mezzi d’espressione diversi – e inferiori – rispetto al Cinema. Stando così le cose, il futuro appare tutt’altro che roseo (Ansa)

“Trovo inutile che il Centro Sperimentale continui a creare professionalità se poi il cinema va a finire in tv.
Il futuro obbligherà ancora di più la gente a vedere i film in casa e così andrebbe fatta una campagna seria contro tutto questo. il cinema è importante, dovrebbe esser proibito stare in tv tutte le sere. Le serie televisive sono un pericolo, non possono vincere. La vera cultura non la fa la serie, che viene fatta solo per avere più spettatori e di conseguenza più guadagno. Bisogna fare una battaglia sociale per difendere le sale, ma non posso farla da sola. Le sale stanno chiudendo, come possiamo permettere questo? dobbiamo insegnare ai ragazzi ad andare a vedere i film al cinema”

Liliana Cavani
Liliana Cavani

Il discorso di Cavani getta le basi, come detto, nella precaria situazione di molte sale romane, a minaccia di chiusura o riconversione. Già alcuni giorni fa, la regista si era espressa, sulle pagine de il Corriere, contro il proliferare indiscriminato di prodotti televisivi, un malcostume nato in pandemia, e che ha tolto valore all’esperienza cinematografica come rito collettivo

C’è un problema sociale che va affrontato con molta attenzione, riguarda non solo me ma tutti i miei colleghi registi, gli sceneggiatori, gli attori e tutti i tecnici del Cinema, di questa preziosa arte che è come una tela che viene tessuta poco a poco… Ma è arrivato un diavolo che ha danneggiato il cinema. molta gente si è privata del “cinema” in sala e cioè del luogo più bello per vedere un film. Il film è un lavoro goduto sempre insieme alla gente come per l’opera teatrale o un concerto, come è sempre accaduto a partire dal teatro greco, romano ecc. all’aperto o in sala, cioè con altra gente.
Sono spettacoli che parlano sempre della “vita”, quella di tutti eppure sempre originali per ciascun spettatore. Teatro e cinema sono “riti”, sono momenti nei quali si è concentrati su un “racconto” con tipi umani che ci rappresentano e infatti il cinema parla spesso a ciascuno di noi e tocca spesso l’idea che abbiamo di noi stessi. Un film infatti può divertirci ma anche farci riflettere così come provoca la Letteratura ma in modo più esplicito perché le trame ci appaiono “vissute” non soltanto raccontate. Per questo il cinema è stato fin dalla sua nascita un successo e anche popolare e anche molto importante … E’ stato lo spettacolo più popolare del XX secolo. E’ stato la “comunicazione” di maggior successo da quando esiste la Storia dove la gente di ogni categoria sociale ha appreso il piacere del “racconto”. I “romanzi” della Letteratura anche i più belli degli ultimi due secoli non sono mai stati abbastanza popolari. Per questo il cinema è importante ed è necessario che sia condiviso in una sala con le persone e nel silenzio come ogni rito sociale. Ed è per questo che noi cineasti vogliamo salvare il cinema in sala e rivendichiamo la necessità di questo diritto per tutti.
I cinematografi [le sale, ndr] così come i teatri vanno rispettati per la necessità sociale del loro esistere e non venduti per altre destinazioni. Penso che poter uscire da casa per assistere ad uno spettacolo insieme ad altri sia un diritto che riguarda il corpo poiché riguarda la mente e di conseguenza il livello di civiltà di un Paese

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