La serie: The Residence, 2025. Creata da: Paul William Davies. Cast: Uzo Aduba, Giancarlo Esposito, Susan Kelechi Watson, Jason Lee, Ken Marino, Edwina Findley, Randall Park, Molly Griggs, Al Mitchell, Dan Perrault, Spencer Garrett, Bronson Pinchot, Isiah Whitlock Jr., Mary Wiseman. Genere: Drammatico, mystery. Durata: Circa 50 minuti/8 episodi. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.
Trama: 132 stanze, 157 sospetti, un cadavere, un detective estremamente eccentrico e una cena di Stato disastrosa.
A chi è consigliato? Agli appassionati di thriller intricati e storie che esplorano il lato più fragile e oscuro delle relazioni personali.
Shonda Rhimes torna su Netflix con The Residence, una serie che unisce il mistero alla base del sottogenere “whodunit” con lo slancio comedy, sulla scia di operazioni di successo quali Cena con delitto – Knives Out e Only Murders in the Builgin. Tuttavia, a dfiferenza di queste produzioni particolarmente amate dal pubblico, il risultato è una narrazione scialb che non riesce a decollare, né come intrigo né come commedia: nemmeno la bravura di Uzo Aduba, tre volte vincitrice dell’Emmy, riesce a risollevare una sceneggiatura priva di mordente. Prendendo spunto dalla sua formula di successo con Bridgerton e cercando di replicare il fascino di Knives Out, Shonda Rhimes confeziona un giallo fiacco e prevedibile, con personaggi bidimensionali e un umorismo che fatica a strappare un sorriso.
Un giallo alla Casa Bianca con poco mordente

La serie, creata da Paul William Davies e prodotta da Rhimes, si basa su un libro di non-fiction di Kate Andersen Brower. Ambientata nella Casa Bianca, segue la detective Cordelia Cupp (Uzo Aduba), chiamata a indagare sull’omicidio dell’usciere capo (Giancarlo Esposito), responsabile della gestione del personale della residenza presidenziale. Il mistero si sviluppa attraverso una struttura narrativa che alterna le indagini nel presente alle testimonianze di alcuni protagonisti davanti a una commissione del Congresso. L’idea di ambientare un whodunit in un luogo simbolico e ricco di segreti come la Casa Bianca poteva essere vincente, ma la sua esecuzione lascia molto a desiderare.
Fin dall’inizio, la serie si pone come una dichiarata erede di Knives Out, arrivando persino a citare il personaggio di Benoit Blanc e a intitolare un episodio in suo onore. Tuttavia, mentre la saga di Rian Johnson riesce a bilanciare ironia e tensione, The Residence non trova il giusto equilibrio tra i suoi elementi. L’ambientazione non aiuta: anziché un luogo isolato con pochi sospetti, ci troviamo in una residenza con centinaia di potenziali colpevoli, il che disperde la tensione e rende l’indagine poco coinvolgente. Inoltre, la serie manca di ritmo: gli interrogatori si susseguono senza particolari colpi di scena e le rivelazioni si trascinano senza mai sorprendere lo spettatore.
Grande cast, personaggi sbiaditi

Nonostante un cast di rilievo che include Susan Kelechi Watson, Jason Lee, Randall Park e Jane Curtin, nessun attore riesce davvero a emergere: dialoghi piatti e una comicità spenta soffocano qualsiasi tentativo di dare spessore ai personaggi. Nemmeno Uzo Aduba, pur dimostrando in passato il suo talento, riesce a rendere convincente Cordelia Cupp, un’investigatrice descritta come brillante e fuori dagli schemi, ma la cui eccentricità appare più come un espediente narrativo che un vero tratto distintivo.
Uno dei principali problemi di The Residence è la sua identità sfuggente: la serie non sembra decidere se vuole essere una commedia con un giallo di sfondo o un thriller leggero con elementi umoristici. Questa indecisione si riflette in una scrittura discontinua, dove la comicità non fa ridere e il mistero non coinvolge. Il tono altalenante penalizza anche il coinvolgimento emotivo, lasciando lo spettatore distaccato tanto dagli eventi quanto dai personaggi.
Il mistero al centro della serie manca di mordente, appesantito da una sceneggiatura superficiale e battute che raramente colpiscono nel segno; anche i tentativi di satira sulla politica e l’alta società risultano prevedibili e privi di incisività. Dal punto di vista tecnico, la regia di Liza Johnson cerca di sopperire alle debolezze narrative con movimenti di macchina frenetici e inquadrature spettacolari, ma il risultato è uno stile visivo caotico, più appariscente che raffinato. L’illusione di un grande party in cui tutto si muove a ritmo serrato non basta a mascherare la mancanza di profondità dei personaggi e delle loro interazioni.
Un’occasione sprecata per Shondaland

L’assenza di tensione, il tono incerto e una comicità forzata fanno di The Residence un’esperienza poco coinvolgente, che non regge il confronto con i suoi modelli di riferimento. Se l’intento era ricreare il fascino di Knives Out o il glamour di Bridgerton, il risultato è un whodunnit senz’anima, destinato a scivolare rapidamente nell’oblio. Certo, l’idea di ambientare un giallo tra i corridoi della Casa Bianca, mescolando satira politica e personaggi eccentrici, poteva dare vita a un racconto intrigante e originale. Tuttavia, l’esecuzione lascia a desiderare: quello che avrebbe potuto essere un brillante intreccio investigativo si riduce a una serie di gag prevedibili e trovate poco incisive.
Nonostante l’ampio cast di personaggi, la sceneggiatura sembra più interessata a inanellare battute che a costruire una vera tensione narrativa: il tono volutamente sopra le righe, anziché risultare brillante, finisce per appesantire il racconto, con momenti comici ripetuti fino a perdere efficacia. Shonda Rhimes e il suo team ci hanno abituati a serie di grande impatto, come Scandal e Le regole del delitto perfetto, dove l’equilibrio tra intrigo, dramma e ironia funzionava alla perfezione. Con The Residence, però, la formula non riesce a decollare: il mistero è confuso, la comicità eccessiva e i personaggi più caricature che figure credibili. In poche parole, un’occasione sprecata per un’idea che, sulla carta, prometteva molto di più.
La recensione in breve
The Residence è una serie che parte con buone premesse ma si perde in un eccesso di autoironia e trovate poco efficaci. Chi cerca un giallo appassionante potrebbe rimanere deluso, mentre chi apprezza la comicità assurda potrebbe trovarla più godibile. Ma per chi sperava in un nuovo Knives Out o in una versione più brillante di Scandal, il risultato finale potrebbe risultare un po’ deludente.
Pro
- Ambientazione intrigante
- Cast di talento
- Una buona premessa
Contro
- Mistero fiacco e prevedibile
- Comicità forzata e inefficace
- Scrittura debole e poco originale
- Voto CinemaSerieTv
