La questione del riarmo in Europa tiene banco nel dibattito pubblico, e ancora di più, dopo la consueta letterina di Luciana Littizzetto a Che Tempo Che Fa indirizzata alla Von Der Leyen, in cui la comica ha ironizzato sulla preparazione delle nostre forze armate: “Noi italiani non siamo capaci di fare le guerre, facciamo cagarissimo a combattere” Parole che non sono troppo piaciute a diversi esponenti dell’Esercito che, ora con ironia, ora con risentimento, hanno voluto replicare, sottolineando il valore dell’impegno dei nostri militari e soprattutto la loro preparazione in ambito tecnologico:
il sindacato M.I.A. Patria usa la stessa moneta e risponde così, col sorriso (testo integrale qui
“Accogliamo con spirito sportivo la proposta di organizzare un torneo di calcetto in caserma con gli chef stellati. Se Cannavacciuolo, Bottura e Barbieri volessero scendere in campo, troverebbero nei nostri militari avversari che sanno cosa sia la disciplina e il gioco di squadra. E magari dopo la partita, potremmo anche confrontare le nostre tecniche culinarie – il rancio militare di oggi potrebbe sorprenderla.
Ciò che ci ha colpito maggiormente è l’affermazione secondo cui i giovani italiani saprebbero “al massimo muovere il joystick della Play” e non “maneggiare un bazooka”. Vorremmo ricordare alla Sig.ra Littizzetto che i militari italiani, compresi i tanti giovani che liberamente scelgono questa professione anche senza la leva obbligatoria, sono addestrati all’utilizzo di tecnologie avanzate e sistemi d’arma complessi che richiedono competenze ben più sofisticate del semplice uso di un videogioco.
Sulla stessa falsariga, il divulgatore Marco Camisani Calzolari che sulla sua pagina FB scrive
“Cara Luciana,
ho visto il tuo commento sull’Esercito Italiano e ci tenevo a darti qualche informazione che probabilmente non hai.
Devi sapere che, per quanto possa sembrarti incredibile, l’Esercito Italiano ha una storia di innovazione. Si distingue per una serie di cose rispetto al resto del mondo.
Innanzitutto, la tecnologia. Oggi i nostri soldati non sono solo uomini e donne addestrati, ma unità iper-connesse grazie al Sistema Soldato: visori avanzati, comunicazioni criptate, sensori biometrici e sistemi di puntamento di ultima generazione. Un kit che trasforma ogni militare in un centro operativo mobile, dove i dati sono altrettanto importanti della forza fisica.
[…]
Ma l’Esercito Italiano non è solo macchine e tecnologia. È fatto di persone straordinarie, che nella storia hanno compiuto imprese incredibili. Come nella battaglia di Eluet El Asel, in Nordafrica, dove le nostre truppe ribaltarono l’attacco britannico con una resistenza feroce. O nella battaglia di Cheren, dove, nonostante la netta inferiorità numerica, inflissero così tante perdite agli inglesi da rallentarne l’avanzata per settimane.
A Bir el Gobi, un pugno di carristi e fanti italiani fermò l’avanzata alleata nel deserto libico, dimostrando una tenacia fuori dal comune. E poi Takrouna, in Tunisia: una roccaforte praticamente indifendibile, dove un manipolo di bersaglieri italiani resistette fino all’ultimo metro, casa per casa.
E che dire di Giarabub? Un piccolo avamposto italiano che resistette per mesi all’assedio delle forze australiane, diventando un simbolo di resistenza. O la battaglia di Culqualber, dove i nostri soldati combatterono fino all’ultimo, opponendosi a un esercito enormemente superiore.
Queste non sono storie da libro di scuola, sono realtà che forse non conoscevi. L’Esercito Italiano non è solo quello che si pensa di sapere. È un laboratorio di eccellenza, strategia e innovazione.”

Da ultimo, il quotidiano Il Giornale ha raccolto tre testimonianze dal sapore decisamente più intimo: quella di un soldato in attività, di un militare in pensione, e della madre di un soldato di stanza in Libano: tre missive piene di amarezza e livore. Ecco alcuni stralci
A– “Non giochiamo a carte, i tornei di scopa li lasciamo a chi frequenta i bar. Noi, a differenza di tanti, siamo pronti a tutto, a dare la nostra vita per la vostra libertà, per la libertà dei nostri figli, e quella dei figli dei nostri figli. La storia continua. Concludo dicendo: quando parlate delle forze armate, delle forze dell’ordine, collegate quei 2 neuroni che avete. Sciacquatevi la bocca”
[…]B – “Ho visto la puntata in cui lei mi disprezza, disprezza ciò che sono stato e ciò che ho rappresentato. Nei miei quarant’anni non posso dire di aver mai rischiato la vita, quella vita che lei si è permessa di offendere a chi, ogni giorno, veramente la rischia”, si legge nella lettera. “La mia prima esperienza è stata in Valtellina, lei dov’era? Poi è arrivato il Golfo Persico seguito dal conflitto nei Balcani, l’Afghanistan e, sotto l’egida ONU, in Libano. Nei ritagli di tempo sono intervenuto, nel dopo terremoto, in Abruzzo. Poi è arrivata la pandemia e dopo ancora le alluvioni in Emilia e nelle Marche e, grazie all’addestramento vecchio di quarant’anni, ho portato il mio contributo. Lei cosa ha fatto?
Auguro a lei e a chi le ha permesso di fare quelle affermazioni di non ritornare mai a casa accompagnando una bara per poi affidarla ad una madre, ad una moglie, ad un figlio. Lei ha il potere dei Media, lo usi pur non condividendo ma avendo un ‘silenzioso rispetto”[…]
C – “Ho rispetto del suo lavoro, che è quello di fare ridere la gente sdraiata su una scrivania a dire idiozie ed esclamare parolacce, [non paragonabile] a il suo grande lavoro: [stare] nel bel comodo studio televisivo a dire pagliacciate. Prima di buttare fango sull’ Esercito Italiano, dovrebbe collegare il suo cervello e riequilibrare e migliorare il suo linguaggio povero di intelligenza ma ricco di parolacce”
Cara Luciana Littizzetto, pic.twitter.com/eX5ZridXmY
— Michele Arnese (@Michele_Arnese) March 17, 2025
Nella sua lettera, Littizzetto dichiarava:
“Noi italiani non siamo capaci di fare le guerre, facciamo cagarissimo a combattere, e guardando i libri di storia si vede che, da Caporetto alla campagna di Russia, fino alla Grecia, sono più le volte che abbiamo perso, i nostri soldati ce li vedi a usare un bazooka, al massimo sanno giocare alla playstation. Con 800 miliardi ci paghi il ponte sullo stretto, ma tra Palermo e Cagliari. Ursula, ma sei sicura di fare l’esercito europeo? Ti diamo l’idea di una falange compatta?”
