Costanza Macallé, personaggio di finzione nato dalla penna di Alessia Gazzola (L’Allieva) e protagonista della fiction Costanza, in onda su Rai 1, è una paleopatologa per caso: la donna, single con una figlia di tre anni, vorrebbe trasferirsi in Inghilterra da Palermo per perseguire la carriera da anatomopatologa, ma in attesa di realizzare il sogno, si accontenta di un posto da precaria presso l’Istituto di paleopatologia di Verona.


Lei stessa si racconta così, nel retro di copertina del primo romanzo di cui è protagonista
“Verona non è la mia città. E la paleopatologia non è il mio mestiere.
Eppure, eccomi qua. Com’è potuto succedere, proprio a me?
Mi chiamo Costanza Macallè e sull’aereo che mi sta portando dalla Sicilia alla città del Veneto dove già abita mia sorella, Antonietta, non viaggio da sola.
Con me c’è l’essere cui tengo di più al mondo, sedici chili di delizia e tormento che rispondono al nome di Flora. Mia figlia è tutto il mio mondo, anche perché siamo soltanto io e lei… Lo so, lo so, ma è una storia complicata.
Comunque, ce la posso fare: in fondo, devo resistere soltanto un anno. È questa la durata del contratto con l’istituto di Paleopatologia di Verona, e io – che mi sono specializzata in Anatomia patologica e tutto volevo fare tranne che dissotterrare vecchie ossa, spidocchiare antiche trecce e analizzare resti centenari – mi devo adattare, in attesa di trovare il lavoro dei sogni in Inghilterra.”
Da questa premessa parte appunto ‘Questione di Costanza’ (2019) primo romanzo di una trilogia completata da Costanza e buoni propositi (2020) e La costanza è un’eccezione (2022), tutti e tre editi da Longanesi e disponibili in versione audio, con la lettura di Valentina Mari.
In un’intervista esclusiva al portale di e-commerce IBS, Gazzola aveva raccontato così la genesi del personaggio, all’epoca dell’uscita del primo volume
“Ho visto un programma in televisione sull’indagine svolta sui resti di Cangrande della Scala. Gli studi hanno rivelato che venne avvelenato. Mi sono appassionata subito a questa materia, che si trova a metà tra la medicina e l’archeologia. Ho preso contatti con l’università di Pisa e ho partecipato al “Summer School in Osteoarchaeology and Paleopathology”, è stata un’esperienza stupenda. Non sono certa che Costanza ami questa materia come me, ma sicuramente mi sono divertita”

Diversamente, l’anatomia patologica si occupa di studiare gli effetti delle patologie sulle strutture dell’organismo, sia da un punto di vista macroscopico che microscopico. Il ruolo primario dell’anatomia patologica consiste nel rilevare ed identificare le alterazioni che possono essere di aiuto per la diagnosi (anche post – mortem) e per le scelte terapeutiche, attraverso l’analisi di porzioni di tessuti (biopsia e esami istologici), cellule (esame citologico) o interi organi (nel caso di un’autopsia)
