La serie: Dying for Sex, 2025. Creata da: Kim Rosenstock ed Elizabeth Meriwether. Cast: Michelle Williams, Jenny Slate, Rob Delaney, Jay Duplass, Sissy Spacek, David Rasche, Esco Jouléy, Kelvin Yu. Genere: Dramedy. Durata: Circa 30 minuti per episodio / 8 episodi. Dove l’abbiamo visto: su Disney+.
Trama: Dopo una diagnosi di cancro al seno in fase terminale, Molly decide di lasciare il marito e intraprendere un viaggio di esplorazione sessuale per sentirsi viva. Con l’aiuto della sua migliore amica Nikki, Molly affronta una serie di avventure che la porteranno a riscoprire sé stessa e il significato dell’amicizia.
A chi è consigliato? A chi apprezza storie vere raccontate con un mix di umorismo e profondità, e a chi è interessato a narrazioni che esplorano temi di sessualità, amicizia e resilienza di fronte alle avversità.
L’assurdità del sesso diventa ancora più evidente quando si ha un cancro terminale e si è consapevoli che la fine è vicina. È ciò che accade a Molly, interpretata da una straordinaria Michelle Williams – probabilmente in uno dei migliori ruolo della sua brillante carriera. Il suo tumore al seno è ormai in fase metastatica, incurabile. A quarant’anni, come spesso accade di fronte alla diagnosi peggiore, Molly si chiede cosa le manchi ancora da fare prima che la morte arrivi. E scopre che non ha mai avuto un vero orgasmo.
Da qui parte Dying for Sex, miniserie di otto episodi tratta dalla storia vera di Molly Kochan, raccontata nel podcast omonimo insieme all’amica Nikki Boyer. Un dramedy che ride in faccia alla morte e ci invita a godere della vita, senza scivolare nella retorica emotiva.
Tra orgasmi, ironia e dolore: la serie che ride in faccia alla morte

La serie parte da una premessa classica: Molly, la protagonista, riceve la diagnosi di un tumore terminale e decide di affrontare quello che le resta da vivere colmando un vuoto. Ma a differenza di molte altre narrazioni simili, il suo desiderio non è viaggiare o riconciliarsi con qualcuno: vuole esplorare la propria sessualità e, soprattutto, provare un orgasmo vero, cosa che non è mai riuscita a fare.
Con uno stile che alterna dramma e umorismo nero, Dying for Sex segue il viaggio di Molly dalla separazione dal marito Steve (Jay Duplass) al lanciarsi in una fervente esplorazione di app di incontri, avventure erotiche e situazioni bizzarre. Ad accompagnarla è l’amica Nikki (Jenny Slate), attrice svampita ma affettuosa, che lascia la propria relazione per dedicarsi completamente all’amica. Insieme, si immergono in esperienze sessuali e affettive di ogni tipo, tra oggetti, giochi di ruolo e feste kinky, senza troppi filtri.
Il tono iniziale è leggero, a tratti esilarante, ma col tempo la serie introduce anche i nodi irrisolti del passato di Molly, tra traumi infantili e dinamiche familiari complesse. Il tutto si traduce in una sorta di corsa contro il tempo tra la morte imminente e la possibilità di raggiungere il piacere, un’idea affascinante che però rischia, in certi momenti, di risultare manipolatoria.
Pur cercando di mantenere l’equilibrio tra commedia e dramma la serie, infatti, non riesce sempre a evitare i cliché lacrimevoli e le metafore un po’ forzate, soprattutto nella parte finale. Eppure, Dying for Sex funziona benissimo come racconto di un’amicizia autentica e profonda: due donne che si sostengono in modo incondizionato, in un momento in cui tutto sembra crollare.
Un’amicizia potente e autentica

Come dicevamo, il cuore pulsante della serie è proprio l’amicizia: Nikki è una presenza leale, buffa, dolce e inarrestabile. La chimica tra le due attrici è palpabile e rende ogni scena tra loro un piccolo terremoto emotivo. Nikki non è solo la spalla comica, ma l’altra metà della storia: quella dell’amicizia profonda che sostiene anche nei momenti più oscuri. La scrittura, firmata da Elizabeth Meriwether e Kim Rosenstock, osa ridere di tutto: delle masturbazioni imbarazzanti, delle paure legate al proprio corpo dopo una mastectomia, persino delle ossessioni erotiche mai esplorate. Il desiderio nasce nei luoghi più improbabili: un vicino sciatto ma sottomesso, un bastone diventato strumento di seduzione, e via dicendo.
Al di là delle situazioni surreali e provocatorie, ogni arco narrativo è gestito con intelligenza e sensibilità. La madre di Molly, interpretata da Sissy Spacek, appare inizialmente distante, ma finisce per trovare un posto nel mondo della figlia morente. Il marito di Molly, ben rappresentato da Jay Duplass, è un uomo buono ma inadeguato, incapace di accompagnarla nel viaggio che desidera fare.
Michelle Williams è straordinaria: una performance da Emmy

Dying for Sex sovverte le regole del cosiddetto “cancer drama”: non ci sono violini malinconici o inquadrature strappalacrime. Al contrario, c’è ironia, sex toys, travestimenti, dominazione e persino un vicino (Rob Delaney) con gusti piuttosto particolari. Eppure, sotto la superficie provocatoria, batte un cuore coraggioso e tenerissimo.
Il merito va anche alla sceneggiatura firmata da Kim Rosenstock ed Elizabeth Meriwether (New Girl), capace di fondere umorismo tagliente e momenti di pura verità emotiva. Il ritmo è brillante, i dialoghi affilati, le scene di sesso mai gratuite ma sempre significative. Anche le derive più assurde o imbarazzanti diventano, in questa serie, parte di un percorso catartico.
Il titolo Dying for Sex dice tutto, ma attenzione: non si tratta di una commedia frivola. È una storia sincera, cruda e profondamente umana, in cui il sesso diventa un modo per reclamare il proprio corpo e la propria voce, quando tutto — perfino la biologia — sembra negarglieli. Michelle Williams offre una delle performance più intense della sua carriera, affrontando senza filtri il dolore, la vergogna, la rabbia e la gioia di una donna che ha scelto di non arrendersi.
La narrazione oscilla tra leggerezza e consapevolezza, tra gag e riflessioni profonde: su quanto una donna possa trascurare il proprio piacere, su come l’amicizia possa diventare più importante del matrimonio, e su come la vita cambi quando si ha davanti una scadenza precisa. Williams riesce a trasmettere tutta la complessità del personaggio: il dolore, la libertà, la ricerca di qualcosa che forse non troverà mai del tutto, ma che vale comunque la pena inseguire. Dopo Fosse/Verdon, punta senza mezzi termini al suo secondo Emmy.
La recensione in breve
Dying for Sex è una miniserie intensa, provocatoria e sorprendentemente tenera, che riesce a sovvertire le convenzioni del “cancer drama” grazie a una scrittura brillante e a una Michelle Williams in stato di grazia. Il tono oscilla tra umorismo nero e riflessione sincera, raccontando la storia vera di una donna che, di fronte a una diagnosi terminale, decide di esplorare la propria sessualità e il senso dell’esistenza. Non tutto funziona alla perfezione – alcune metafore risultano forzate e il finale indulge in qualche cliché – ma la forza del legame tra le due protagoniste e la capacità di parlare senza pudori di piacere, dolore e amicizia rendono questa serie un’esperienza originale e toccante.
Pro
- Michelle Williams offre una delle performance più potenti della sua carriera
- Sceneggiatura audace, intelligente e sensibile, capace di unire umorismo e verità emotiva
- Ritratto profondo e autentico dell’amicizia femminile
- Riesce a trattare temi difficili con leggerezza e coraggio, senza scadere nella retorica
Contro
- Alcuni passaggi rischiano di sembrare manipolatori o eccessivamente metaforici
- Il finale cade in qualche cliché emotivo tipico del genere
- L’equilibrio tra commedia e dramma non sempre è perfetto
- Voto CinemaSerieTv
