La serie: Belcanto, 2025. Creata da: Mariano Di Nardo, Federico Fava, Antonio Manca. Cast: Vittoria Puccini, Carmine Recano, Giacomo Giorgio, Caterina Ferioli, Adriana Savarese, Vincenzo Ferrera, Nicolò Pasetti. Genere: Drammatico, in costume, musicale. Durata: 50 min circa/8 episodi. Dove l’abbiamo visto: su Netflix
Trama: Nell’Italia del 1848, tre donne fuggono da un destino imposto per inseguire la libertà e un sogno: sfondare nel mondo dell’opera lirica.
A chi è consigliato? A chi ama le storie di rivalsa femminile immerse in un contesto storico-romantico.
Rai1 ci prova ancora a mischiare audacia e tradizione, proponendo una fiction che si affaccia sul mondo dell’opera lirica con il titolo altisonante di Belcanto, un nome che da solo evoca armonie, palcoscenici sontuosi e virtuosismi vocali. Disponibile dal 17 aprile su Netflix dopo l’esordio in prima serata sulla rete ammiraglia, la serie diretta da Carmine Elia si presenta come un ambizioso mix di period drama, racconto di emancipazione femminile e musical in costume. Un’impresa ardita, certo, che punta tutto sul fascino dell’Ottocento italiano e su un cast dove spiccano Vittoria Puccini, le giovani Caterina Ferioli e Adriana Savarese, e volti amatissimi dal pubblico giovane come Carmine Recano e Giacomo Giorgio, reduci dal successo di Mare Fuori. Ma l’idea coraggiosa di raccontare l’ascesa dell’opera lirica attraverso gli occhi di tre donne diventa ben presto un canto spezzato, dove le buone intenzioni faticano a trovare la giusta intonazione.
Sogni spezzati e rinascita

La trama prende il via in una Napoli ancora intrisa di fermento rivoluzionario, dove Maria (Vittoria Puccini), un tempo promessa della lirica, vive intrappolata in un matrimonio opprimente con Iginio (Antonio Gerardi). Ma quando un dramma familiare costringe la donna e le due figlie, Antonia (Caterina Ferioli) e Carolina (Adriana Savarese), a fuggire a Milano, si apre per loro un nuovo capitolo, segnato da sogni di rivalsa, difficoltà economiche e incontri cruciali, come quelli con l’altruista locandiere Domenico (Carmine Recano), l’idealista Enrico (Giacomo Giorgio), il burbero Maestro Crescenzi (Vincenzo Ferrera) e l’arrivista Maddalena (Serena De Ferrari). Mentre Antonia tenta la scalata al mondo dell’opera, Carolina inizia a emergere con voce e cuore propri, rivelando un talento inaspettato che riscriverà le dinamiche familiari.
Troppi generi, poca armonia

Belcanto aspira a essere tante cose insieme: un racconto storico, un dramma familiare, un romanzo di formazione, un musical e persino una storia d’amore giovanile. Ma, nel tentativo di tenere insieme tutti questi elementi, il risultato rischia di diventare caotico. La narrazione, per quanto strutturata e ancorata a schemi classici da favola ottocentesca, si fa a tratti farraginosa, e non sempre riesce a sostenere il peso delle sue ambizioni. Ma il problema non è tanto la contaminazione tra i generi, quanto la mancanza di una direzione coerente: si respira una certa indecisione tra il voler divertire e il voler istruire, tra il sogno ad occhi aperti e la ricostruzione storica. Il risultato è una sinfonia dissonante, in cui il belcanto rimane spesso sullo sfondo, vittima di un impianto narrativo che si prende troppo sul serio, senza averne davvero gli strumenti.
Il fascino di un’epoca e il limite del budget

L’ambientazione ottocentesca è senza dubbio uno degli aspetti più accattivanti della serie: palazzi decadenti, costumi voluminosi, carrozze e piazze piene di fermento rivoluzionario sono elementi che, sulla carta, dovrebbero immergere lo spettatore in un’epoca affascinante e visivamente potente. Tuttavia, proprio su questo fronte, Belcanto mostra il fianco. La messa in scena, infatti, soffre di una certa povertà produttiva che penalizza l’impatto visivo della serie. I costumi appaiono a tratti posticci, le scenografie mancano di profondità e alcune inquadrature risultano forzate, come se il mondo ricreato sul set fosse troppo stretto per contenere le ambizioni di chi l’ha pensato. Il budget limitato pesa, e si vede. Così, quella che dovrebbe essere un’esperienza immersiva finisce per ricordare più una fiction d’altri tempi che un prodotto moderno e competitivo sul piano internazionale.
Quando il musical inciampa nel playback

Nel cuore di una serie che si chiama Belcanto, ci si aspetterebbe che la musica occupi un ruolo centrale, emozionante e ben eseguito. Invece è proprio il comparto musicale a tradire lo spirito dell’opera: i momenti cantati risultano artefatti, con un lip-sync troppo evidente e disturbante. Le voci “posticce” mal si accordano con la recitazione, rompendo l’incantesimo visivo e narrativo ogni volta che fanno capolino. È un difetto tecnico e artistico non da poco, che stride in una serie che sulla voce, sulla vocalità e sull’arte lirica avrebbe dovuto costruire il proprio punto di forza. Un vero peccato, soprattutto perché il cast, pur penalizzato da una recitazione talvolta scolastica, è composto da volti capaci di bucare lo schermo, con alcune interpretazioni che avrebbero potuto davvero brillare con un accompagnamento musicale all’altezza.
La recensione in breve
Belcanto è una fiction che osa, ma non sempre convince. Il coraggio di mischiare lirica, storia, musical e drammi familiari è ammirevole, ma l’impasto finale risulta talvolta indigesto. L’ambientazione ottocentesca affascina e il cast è ben assortito, ma penalizzato da una regia poco incisiva e da scelte tecniche discutibili. Il playback e il lip sync sbagliato spezzano l’incanto, proprio là dove la musica dovrebbe trascinare. Ciononostante, la serie riesce a toccare corde emotive grazie a personaggi ben delineati e momenti di autentico coinvolgimento. Un esperimento interessante, ma ancora troppo acerbo per conquistare davvero.
Pro
- Cast solido e personaggi femminili ben costruiti
- Tematiche di emancipazione e riscatto ben presenti
Contro
- Lip sync e canto posticci
- Troppa carne al fuoco per una miniserie
- Voto CinemaSerieTV
