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Home » Film » Recensioni film » Drop, la recensione: quando il primo appuntamento diventa un incubo ad occhi aperti

Drop, la recensione: quando il primo appuntamento diventa un incubo ad occhi aperti

Un primo appuntamento si trasforma in un incubo digitale nel thriller Drop: tensione crescente, ottima regia e una magnetica Meghann Fahy.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini17 Aprile 2025Aggiornato:17 Aprile 2025
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Meghann Fahy nel poster di Drop
Meghann Fahy nel poster di Drop - Fonte: Universal
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Il film: Drop, 2025. Diretto da: Christopher Landon. Sceneggiatura: Jillian Jacobs, Chris Roach. Cast: Meghann Fahy, Brandon Sklenar, Violett Beane, Jeffery Self, Ed Weeks, Travis Nelson. Genere: Thriller psicologico, horror tecnologico. Durata: 95 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema.

Trama: Violet Gates, madre vedova, decide di tornare nel mondo degli appuntamenti e incontra Henry, un affascinante fotografo. Durante la loro cena in un ristorante di lusso, Violet inizia a ricevere misteriosi messaggi sul telefono, che la costringono a seguire istruzioni sempre più pericolose per salvare la vita del figlio e della sorella. Intrappolata in un incubo digitale, Violet dovrà affrontare una scelta impossibile: uccidere il suo accompagnatore o rischiare di perdere tutto.

A chi è consigliato? A chi ama i thriller tesi e claustrofobici, con una forte componente tecnologica e una protagonista femminile determinata, in stile Hitchcock aggiornato all’era digitale.


Christopher Landon è ormai esperto nel trasformare situazioni quotidiane in incubi moderni. Se in Auguri per la tua morte faceva sembrare letale persino il giorno del compleanno, in Drop trasforma un primo appuntamento in un thriller psicologico dai toni digitali. Questa volta, però, il regista rinuncia in gran parte all’ironia che aveva caratterizzato i suoi titoli precedenti, preferendo toni più drammatici, con sfumature persino politiche.

Il risultato? Una storia dalla formula familiare, ma impreziosita da una messa in scena sorprendentemente curata. Con un montaggio ingegnoso, giochi di luce e sovrimpressioni ben calibrate, Drop dimostra infatti di essere una pellicola mainstream ma anche consapevole delle sue potenzialità visive. Landon ci invita a entrare nella mente della protagonista, restituendoci le sue paure, il suo stato d’animo e la sua fragilità in modo vivido: merito soprattutto dell’intensa interpretazione di Meghann Fahy, già apprezzata nella seconda stagione di The White Lotus.

Menù… via Airdrop

Brandon Sklenar in una scena di Drop
Brandon Sklenar in una scena di Drop – Fonte: Universal

La protagonista è Violet, giovane vedova con un figlio piccolo, reduce da un passato di violenze domestiche, che prova timidamente a riaffacciarsi nel mondo degli appuntamenti. Lascia il figlio alla sorella e si reca in un elegante ristorante di Chicago per incontrare Henry (Brandon Sklenar, 1923), un fotografo conosciuto online. Ma proprio mentre lui si siede al tavolo, Violet inizia a ricevere strani messaggi via AirDrop da un telefono nelle vicinanze. Chiunque, lì dentro, potrebbe essere il mittente.

All’inizio sembrano solo degli scherzi, ma ben presto le minacce si fanno serie. I messaggi le impongono di compiere una missione senza svelare nulla al suo accompagnatore, pena la vita del figlio, che lei può vedere in diretta tramite le telecamere di casa. Inizia così un teso gioco del gatto e del topo, nel quale Violet deve mantenere la calma, portare avanti l’appuntamento e al contempo capire chi tra i presenti – un cameriere? la barista? la receptionist? forse lo stesso Henry? – la sta osservando e ricattando.

Una protagonista ipnotica in un incubo contemporaneo

Meghann Fahy in una scena di Drop
Meghann Fahy in una scena di Drop – Fonte: Universal

Nel corso degli anni, con l’evoluzione della tecnologia, il thriller basato sulle minacce telefoniche si è fatto sempre più sofisticato. Un tempo bastava una chiamata a un telefono fisso per generare inquietudine. Poi sono arrivate le cabine telefoniche, quindi i cellulari e, infine, la personalizzazione estrema tramite messaggi vocali, social network o app. Girato interamente all’interno del ristorante, Drop sfrutta abilmente i diversi spazi della location per alimentare l’inquietudine, tra drink che arrivano, piatti che tardano e pause al bagno cariche di tensione. La sceneggiatura di Jillian Jacobs e Chris Roach costruisce con efficacia una serie di situazioni tese e scomode, rese ancora più coinvolgenti dal contesto di una prima uscita tra due sconosciuti e dal brillante utilizzo dei dispositivi tecnologici come strumento di tensione.

Meghann Fahy è semplicemente perfetta nel ruolo di Violet: è il suo volto come schermo, attraversato da mille emozioni contrastanti, a tenere lo spettatore incollato fino alla fine. Accanto a lei, il fatto che ogni personaggio secondario — dai clienti ai camerieri del ristorante — sia potenzialmente sospetto, non fa che alimentare la paranoia e il senso di pericolo imminente.

Christopher Landon sorprende

Meghann Fahy in una scena di Drop
Meghann Fahy in una scena di Drop – Fonte: Universal

Christopher Landon dirige con energia una sceneggiatura maliziosa, costruita su una serie di eventi concatenati dal tono thriller. Il risultato è un film leggero ma efficace, che ruota attorno a tre elementi: una tragedia tristemente attuale come la violenza di genere (più usata come motore narrativo che come spunto di riflessione), l’universo delle app di incontri e un tocco di corruzione politica, che fa da sfondo senza pretese di denuncia sociale. I nervosismi, le speranze, i silenzi imbarazzanti e gli errori tipici di un primo appuntamento diventano, in questo nuovo esperimento targato Blumhouse, una celebrazione sia del pericolo che del divertimento, non priva di ironia.

Purtroppo il finale, pur chiudendo il cerchio in modo coerente, si lascia andare a una serie di sequenze d’azione esagerate, meno convincenti rispetto alla costruzione accurata della prima parte. In questo senso, Drop funziona meglio nei confini del suo microcosmo: quando si espande, perde il controllo e diventa meno credibile. Nonostante qualche inciampo, il film riesce comunque a coinvolgere lo spettatore, alimentandone la curiosità e invitandolo a giocare con gli indizi. In poche parole, Landon conferma ancora una volta di essere un autore da tenere d’occhio.

La recensione in breve

7.0 Paranoico

Drop è un thriller psicologico compatto e teso, che aggiorna il classico schema del “telefono minaccioso” all’era degli smartphone. Grazie a una regia solida e alla straordinaria interpretazione di Meghann Fahy, Christopher Landon costruisce un incubo da ristorante in cui ogni volto può nascondere un nemico. Nonostante un finale meno convincente e troppo carico d’azione, il film intrattiene con ritmo, stile e un uso intelligente della tecnologia quotidiana.

Pro
  1. Interpretazione intensa e sfaccettata di Meghann Fahy
  2. Regia tesa, montaggio brillante e ambientazione claustrofobica
  3. Uso originale della tecnologia come strumento di tensione
  4. Suspense ben calibrata per gran parte della durata
Contro
  1. Finale eccessivo e meno coerente con l’atmosfera iniziale
  2. Alcune sequenze d’azione poco credibili
  3. La componente politica rimane in superficie
  • Voto CinemaSerieTv 7
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