Il 22 aprile, l’Academy ha reso pubbliche le regole che governeranno la 98esima edizione degli Oscar, in programma il 15 marzo 2026: tra le tante novità, piccole o grandi, ha fatto naturalmente scalpore una nota volta a regolare l’uso dell’intelligenza artificiale nei film. La formulazione, vaga e vagamente burocratese del breve paragrafo, ha dato il là alla stampa, che ha parlato a più riprese di liberalizzazione dell’intelligenza artificiale nel cinema. Ma è davvero così?
Al punto 7 del documento ufficiale, pubblicato sul sito ufficiale dell’Academy, nella sezione 2 – ELIGIBILITY – si legge
In merito all’Intelligenza Artificiale Generativa e ad altri strumenti digitali impiegati nella realizzazione del film, si precisa che essi non costituiscono né un vantaggio né uno svantaggio ai fini dell’ottenimento di una candidatura. L’Academy e ciascun settore di competenza valuteranno il risultato artistico, tenendo in considerazione il grado di centralità dell’intervento umano nell’opera creativa, al momento della selezione del film da premiare.
In altre parole, il fulcro della decisione dei membri dell’Academy sarà comunque imperniato attorno al giudizio del contributo del personale umano (attori, troupe e sceneggiatori) impegnato in un film: l’eventuale uso di IA generativa – per migliorare o affinare alcuni aspetti della produzione complessiva – non rappresenterà una discriminante negativa – né tantomeno positiva – per l’assegnazione di premi.

Una postilla resasi con tutta probabilità necessaria, dopo il fugace ‘scandalo’ legato all’uso di software di enhancing vocale sul set di The Brutalist di Brady Corbet, laddove i pochissimi dialoghi in ungherese dei personaggi di Adrien Brody e Felicity Jones nel film sono stati migliorati e resi più aderenti alla pronuncia di un madrelingua, con l’aiuto del programma Respeecher.
