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Home » Personaggi » Blake Lively, il racconto su sua madre: “Si salvò da un violento. Siamo vive grazie a una sconosciuta”

Blake Lively, il racconto su sua madre: “Si salvò da un violento. Siamo vive grazie a una sconosciuta”

L’aggressione avvenne prima della nascita di Lively, La donna trovò la forza di reagire ascoltando la testimonianza di un’altra sopravvissuta.
Simone FrigerioDi Simone Frigerio25 Aprile 2025
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Blake Lively al Time 100 Gala
Blake Lively al Time 100 Gala
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Blake Lively ha scelto una serata di gala per offrire una testimonianza di resilienza e speranza, parlando di un episodio doloroso capitato a sua madre, Willie Elain McAlpin. Durante il Time100 Gala, a New York, l’attrice ha raccontato che sua mamma, anni prima che lei nascesse, fu vittima di un’aggressione da parte di un collega di lavoro che tentò di ucciderla. Pur senza dettagliare l’accaduto, Lively ha raccontato la drammatica storia alla platea

Blake Lively pays tribute to her mother, who survived an attack on her life before Lively was born, in a speech at the Time100 Gala in New York. https://t.co/u2TA6tyURX pic.twitter.com/xkC2eDo5Hn

— Variety (@Variety) April 25, 2025

Con voce ferma e emozionata, Lively ha presentato sua madre come “un’ottimista incrollabile”, scherzando sul suo entusiasmo contagioso, e poi ha rivelato che sua mamma ha trovato la forza di reagire, dopo aver ascoltato la testimonianza di un’altra donna in radio. Ascoltare quella storia – ha spiegato Lively – fu per sua madre una scintilla: invece di lasciarsi sopraffare dalla paura o dalla vergogna, trovò il coraggio di resistere e di sopravvivere. “È grazie a quella donna, che ha avuto la forza di raccontare, che mia madre è viva. E io sono qui, oggi, grazie a questo”.

Nel suo discorso, Lively ha parlato anche del “patto silenzioso della femminilità”, quella forma di passaggio interiore in cui le donne si tramandano la capacità di sopravvivere, di superare il dolore, fisico o emotivo, e di sostenersi l’un l’altra:. L’attrice ha citato anche Gisèle Pelicot, la donna francese al centro di un processo per abusi sessuali che ha fatto molto clamore.

Di seguito, il testo dell’intervento di Lively, da Time.com

Grazie di cuore per avermi accolta qui stasera. Essere una delle persone onorate, tra tutte voi e coloro che sono venuti prima di noi, è un’esperienza surreale e profondamente significativa.
In un tempo in cui la rabbia sembra essere la valuta più preziosa, riunirsi per celebrare tutto ciò che di buono esiste nel mondo è quasi un atto di ribellione. Celebriamo chi sfida il sistema, chi ci ricorda che la magia esiste, attraverso il proprio talento, coraggio, arte e umanità.
A ciascuno di voi, va il mio applauso.
Essere definita “influente” è una cosa curiosa. È sicuramente un onore, ma cosa significa davvero essere influente? Significa avere la capacità di avere un impatto sullo sviluppo, il carattere o il comportamento di qualcuno o qualcosa, avere un effetto.
Non è solo un privilegio, è una grande responsabilità. Quello che conta è come scegliamo di usare questa influenza. Chi e cosa decidiamo di difendere… e su cosa scegliamo di restare in silenzio.

Avrei tanto da dire sugli ultimi due anni della mia vita, ma questa non è la sede adatta.
Quello che voglio condividere invece, è il privilegio di essere oggi una donna con una voce.
E lo sono da quando ho imparato a parlare, grazie al dolore, alle attenzioni e alle battaglie di tante donne che mi hanno preceduta, e agli uomini che hanno camminato al loro fianco. Milioni di persone di cui non saprò mai il nome. Perché ogni vita, ogni gesto – grande o piccolo – ha un impatto sugli altri.

La persona che ha influenzato di più la mia vita è mia madre, Willie Elain McAlpin, che è qui con me stasera.
Con il coraggio che la contraddistingue, ha voluto che condividessi con voi la sua storia di sopravvivenza a uno dei crimini più atroci che si possano commettere contro una donna.
Come ha detto la straordinaria Gisèle Pelicot – anche lei onorata stasera – a ogni donna che sa di cosa parla: “La vergogna non spetta a noi. Spetta a loro.”
Mia madre non ha mai avuto giustizia. Il collega che ha cercato di toglierle la vita era una persona con cui lavorava, e all’epoca lei era già madre di tre bambini piccoli. Tutto questo è avvenuto anni prima che io nascessi. Lei attribuisce il fatto di essere viva oggi a una storia ascoltata per caso, mentre guidava. Una donna, in una situazione simile, raccontava in radio – con crudezza, con dolore – come fosse riuscita a salvarsi.
Sentendo quella donna parlare apertamente, senza cedere alla paura o alla vergogna, mia madre trovò la forza di reagire. È viva grazie a quella voce. Salvata da una donna di cui non saprà mai il nome.

Io sono viva, qui, in piedi davanti a voi, onorata, grazie a quella stessa donna. Io sono qui, mia madre è qui, perché quella donna non si è limitata a sopravvivere: ha testimoniato
È una fiaccola silenziosa, quella della femminilità: una trasmissione invisibile con cui insegniamo ad altre come sopravvivere – nel corpo o nell’anima. Non lo diciamo alle nostre figlie quando le vediamo girare spensierate in abiti da principessa. Ma un giorno, purtroppo, dobbiamo spezzare loro il cuore svelando il segreto che abbiamo tenuto nascosto: che non sono al sicuro. E che forse non lo saranno mai.
Né sul lavoro, né a casa, né in un parcheggio, né in uno studio medico, né online, né in qualunque spazio abitino. Fisicamente, emotivamente, professionalmente.
Ma perché questa torcia deve essere un fardello da portare in segreto? Com’è possibile che non ci troviamo tutti d’accordo su un diritto umano tanto fondamentale?
Grazie a ogni donna la cui forza ha dato vita a me e ai miei quattro figli. E grazie a ogni uomo – incluso il mio dolcissimo marito – che sa essere gentile e giusto, anche quando nessuno lo guarda.

Blake Lively e Justin Baldoni in It Ends With Us - siamo noi a dire basta
Blake Lively e Justin Baldoni in It Ends With Us – siamo noi a dire basta – Fonte: Sony Pictures

Come avete appena letto, pur senza entrare nei dettagli, Lively ha fatto riferimento anche al difficile periodo personale che sta vivendo, legato alla battaglia legale contro Justin Baldoni, regista e co-protagonista del film It Ends With Us, accusato da Lively di molestie e di aver orchestrato una campagna per screditarla. Baldoni, dal canto suo, ha intentato una contro-causa contro l’attrice e suo marito Ryan Reynolds, accusandoli di voler danneggiare la sua reputazione con accuse false. Lively, durante il discorso, ha lasciato intendere la portata emotiva degli ultimi due anni, aggiungendo però: “Non è questa la serata per parlarne”.

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