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Home » Serie TV » Recensioni serie TV » L’Eternauta, la recensione: apocalisse, identità, resistenza

L’Eternauta, la recensione: apocalisse, identità, resistenza

Adattare L’Eternauta sembrava impossibile, ma la serie Netflix di Bruno Stagnaro trasforma il classico argentino in un racconto distopico epico, umano e sorprendentemente attuale.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini30 Aprile 2025Aggiornato:30 Aprile 2025
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Ricardo Darín nel poster de L'Eternauta
Ricardo Darín nel poster de L'Eternauta - Fonte: Netflix
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La serie: L’eternauta, 2025. Creata da: Bruno Stagnaro. Cast: Ricardo Darín, Carla Peterson, Andrea Frigerio, César Troncoso, Alan Daicz, Mora Fisz, Ariel Staltari. Genere: Fantascienza, drammatico, distopico. Durata: Episodi da circa 45 minuti / 6 episodi. Dove l’abbiamo vista: In anteprima stampa su Netflix.

Trama: Dopo una nevicata tossica che devasta Buenos Aires e il resto del mondo, Juan Salvo e un piccolo gruppo di sopravvissuti lottano contro forze invisibili e minacce aliene per rimanere vivi. Tratto dall’iconico fumetto argentino creato da Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López.

A chi è consigliata? Agli amanti della fantascienza distopica, delle storie di sopravvivenza con forti sottotesti politici e a chi cerca un racconto visivamente potente e carico di tensione emotiva.


Nel pieno del blackout che ha paralizzato la Penisola Iberica, Netflix lancia L’Eternauta, una serie che sembra nata per raccontare proprio questo tipo di catastrofe. Con Ricardo Darín nel ruolo di Juan Salvo, la serie – ispirata alla leggendaria graphic novel argentina di Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López – porta su schermo un’apocalisse gelida e silenziosa, capace di uccidere con un semplice fiocco di neve.

Adattare L’Eternauta è sempre sembrata un’impresa impossibile. Troppo ricca la materia di partenza, troppo alta l’aspettativa dei lettori, troppo fragile l’industria audiovisiva argentina per affrontare un progetto del genere senza compromessi. Eppure, Netflix e K&S Films ci sono riusciti. La serie diretta da Bruno Stagnaro non solo esiste: è anche uno dei prodotti più significativi mai realizzati in Argentina per il piccolo schermo. Sei episodi, 321 minuti complessivi, un cast guidato da Ricardo Darín e un impianto tecnico da kolossal, ma soprattutto una visione personale e stratificata che riesce a restituire l’essenza della graphic novel di Héctor G. Oesterheld e Francisco Solano López, reinventandola senza mai tradirla.

Una Buenos Aires post-apocalittica che parla al mondo… e all’Argentina

Una scena della serie tv L'Eternauta
Una scena della serie tv L’Eternauta – Fonte: Netflix

La prima sequenza non è tratta dal fumetto, ma è già perfettamente coerente: tre adolescenti su un veliero nel Río de la Plata osservano una strana aurora boreale mentre le luci della città si spengono di colpo. È l’inizio di un blackout apocalittico che diventa presto nebbia tossica, neve letale, panico. Da qui in poi, L’Eternauta segue (e reinventa) la vicenda di Juan Salvo, uomo comune che si ritrova al centro di una lotta per la sopravvivenza in una Buenos Aires devastata da una silenziosa invasione aliena.

La città, coperta da una coltre bianca di sale e cellulosa che simula la neve tossica, è un personaggio a sé. L’uso della virtual production, delle vere location (oltre 50), e degli effetti visivi – con oltre 2.000 inquadrature manipolate digitalmente – rende la distopia credibile, familiare, quasi documentaristica. Eppure, pur mirando a un pubblico internazionale, L’Eternauta non rinuncia mai alla sua identità: è profondamente argentina, sia nei dettagli (le strade, i dialoghi, la musica) sia nel suo messaggio politico e sociale.

Il cuore umano dietro l’invasione aliena

Frame dalla serie tv L'Eternauta
Frame dalla serie tv L’Eternauta – Fonte: Netflix

A differenza di molti prodotti di genere, L’Eternauta non è una serie di fantascienza basata sullo scontro. Gli alieni – gli inquietanti “cascarudos” e le altre entità della seconda metà di stagione – arrivano con lentezza, lasciando spazio ai personaggi, alle dinamiche interpersonali, alla tensione psicologica. Juan Salvo (Darín) è un uomo segnato dalla guerra delle Falkland, divorato da flashback e dal senso di colpa. Ha una figlia adolescente da salvare, un’ex moglie con cui ricucire, e una Buenos Aires intera che gli crolla addosso. È un eroe riluttante, un padre imperfetto, un sopravvissuto.

Accanto a lui, un gruppo eterogeneo e ben costruito: Favalli (César Troncoso), ingegnere paranoico e geniale; Omar (Ariel Staltari), ritornato dagli Stati Uniti in pieno blackout argentino; Elena (Carla Peterson), medico razionale e figura centrale nel racconto; e Lucas (Marcelo Subiotto), bancario frustrato. Sono personaggi imperfetti, sfaccettati, specchio di un paese che vive da sempre sull’orlo della crisi.

Tra fedeltà e libertà: un adattamento che osa

Ricardo Darìn in L'Eternauta
Ricardo Darìn in L’Eternauta – Fonte: Netflix

La grande forza della serie sta nel suo equilibrio tra rispetto e libertà. L’anima del fumetto – quella riflessione sulla resistenza collettiva, sulla fragilità dell’individuo di fronte all’ignoto, sul valore della solidarietà – permane intatta. Tuttavia, Stagnaro non ha paura di intervenire: cambia epoca, modifica relazioni familiari, aggiorna riferimenti politici e introduce un tema caro alla sua poetica, quello della stratificazione urbana e sociale.

Le nevicate tossiche, le barricate nei quartieri, le lotte tra condomini, gli episodi ambientati in farmacie, centri commerciali, stazioni e chiese: tutto evoca il crollo di un tessuto sociale già fragile. I richiami all’Argentina del 2001, alle sue crisi economiche e politiche, si mescolano con l’eco della pandemia e delle guerre contemporanee. È un racconto di fantascienza, certo, ma anche una parabola sul presente.

Un lavoro tecnico e narrativo monumentale

L'Eternauta, una scena
L’Eternauta, una scena – Fonte: Netflix

È difficile sottovalutare la portata tecnica del progetto: la neve è fatta con tonnellate di materiali ecologici, la città è stata scansionata durante la pandemia, le riprese sono durate quasi cinque mesi. Ma a stupire è il fatto che tutto questo non soffochi mai il racconto. Anzi, lo potenzia. Gli effetti non sono un fine, ma un mezzo per costruire un mondo credibile, sporco, reale.

Anche la colonna sonora, che alterna classici come No pibe e Porque hoy nací dei Manal a pezzi dei Soda Stereo e Mercedes Sosa, fino a El magnetismo degli El Mató a un Policía Motorizado, contribuisce a creare quella miscela temporale in cui convivono generazioni, esperienze e traumi.

Un futuro che somiglia a un ricordo

Poster della serie L'Eternauta
Poster della serie L’Eternauta – Fonte: Netflix

Forse, il limite maggiore della serie è ravvisabile in alcune dilatazioni narrative: in particolare, nell’episodio 2 e 5 il ritmo rallenta e alcune sottotrame si aggrovigliano inutilmente. Si tratta comunque di inciampi secondari in un progetto che riesce a fare ciò che sembrava impossibile: rendere L’Eternauta qualcosa di vivo, necessario, non solo per i fan, ma per un pubblico ampio. E soprattutto, per l’Argentina.

Perché la domanda principale che si pone la graphic novel – “Sarà possibile?” – riceve qui finalmente una risposta. Sì, è stato possibile. E il risultato è una serie che guarda al futuro con gli occhi del passato. Una storia di resistenza che, oggi più che mai, parla di noi.

La recensione in breve

7.0 Glaciale

Con L’Eternauta, Bruno Stagnaro realizza un adattamento ambizioso e profondamente argentino, che riesce a fondere fedeltà e innovazione, memoria e distopia. Visivamente potente e ricco di tensione emotiva, il racconto non si limita a trasporre il fumetto ma ne raccoglie lo spirito, lo aggiorna e lo rilancia verso nuove generazioni. Qualche rallentamento narrativo non scalfisce un’opera che riesce a essere al tempo stesso epica, intima e necessaria.

Pro
  1. Adattamento fedele nello spirito ma libero nella forma
  2. Una Buenos Aires post-apocalittica straordinariamente resa, tra location reali ed effetti speciali
  3. Cast solido, con un Ricardo Darín efficace e un ensemble ben scritto
  4. Forti sottotesti sociali e politici, ben radicati nel presente argentino
Contro
  1. Alcune dilatazioni nei ritmi narrativi (soprattutto episodio 2 e 5)
  2. Piccole sottotrame secondarie che si perdono senza reale impatto
  3. La componente sci-fi tarda ad arrivare e potrebbe deludere chi cerca azione immediata
  • Voto CinemaSerieTv 7
  • Voto utenti (0 voti) 0
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