Il film: Un altro piccolo favore, 2025. Diretto da: Paul Feig. Cast: Blake Lively, Anna Kendrick, Henry Golding, Michele Morrone, Elena Sofia Ricci, Andrew Rannells, Bashir Salahuddin, Alex Newell, Elizabeth Perkins. Genere: Thriller, commedia. Durata: 120 minuti. Dove l’abbiamo visto: Prime Video.
Trama: Dopo gli eventi del primo film, la misteriosa e magnetica Emily invita Stephanie a Capri per il suo lussuoso matrimonio con un affascinante imprenditore italiano. Ma il weekend da sogno si trasforma presto in un incubo tra omicidi, segreti e tradimenti.
A chi è consigliato? A chi ha amato il primo capitolo, ai fan dei thriller brillanti con umorismo nero, e a chi cerca una storia elegante, cinica e ricca di colpi di scena.
Sette anni dopo l’improbabile successo di Un piccolo favore, Paul Feig firma un seguito che alza l’asticella del glamour e abbassa quella della logica narrativa. Un altro piccolo favore è un cocktail a base di misteri camp, satira sociale, abiti couture e tensioni (forse romantiche?) tra due protagoniste carismatiche e in perfetta sintonia. Il risultato? Una commedia nera volutamente sopra le righe, tanto esagerata quanto consapevole del proprio nonsense.
Crimine e commedia sulle coste di Capri

Ci sono sequel che puntano a replicare la magia del primo film. Un altro piccolo favore preferisce prendere quella magia, scuoterla come un martini e rovesciarla su una terrazza vista mare. Ambientato nella lussuosa isola di Capri, il film si apre con Stephanie Smothers (Anna Kendrick) agli arresti domiciliari in una villa da sogno. Attraverso un vlog, racconta come è finita lì: il ritorno improvviso di Emily Nelson (Blake Lively), la ex migliore amica e criminale elegante del primo capitolo, l’ha trascinata in una nuova avventura fatta di nozze mafiose, bugie, omicidi e tradimenti.
La trama, in realtà, è solo un pretesto. Inizia come una satira sul true crime e deraglia rapidamente in territori da soap opera iper-stilizzata: ci sono agenti FBI inetti, madri sballate, figlie rancorose, amici sospetti e un numero esagerato di twist. Ma parliamoci chiaro: nessuno guarda questo film per il realismo. Il vero motore narrativo è un altro: la dinamica irresistibile tra Kendrick e Lively.
Kendrick vs Lively, atto II: più veleno, più tensione

Se nel primo film il legame tra le due protagoniste oscillava tra l’ammirazione e l’invidia, qui si evolve in una relazione ancora più ambigua, punteggiata da tensioni sottili e doppi sensi costanti. Kendrick è ancora l’adorabile nerd col vizio del true crime, ma ha sviluppato una nuova sicurezza sarcastica. Lively, invece, è una diva manipolatrice che porta lo chic all’estremo e riesce a far sembrare minaccioso anche un sorriso. Insieme, reggono l’intero film sulle loro spalle (e sui loro outfit).
La loro chimica – fatta di battute affilate, sguardi complici e giochi di potere – rimane il punto più forte del film. Il resto del cast (Henry Golding, Michele Morrone, Allison Janney, Elizabeth Perkins) è al servizio del loro show, spesso ridotto a caricature funzionali alla trama. Eppure, ogni tanto, qualche spalla comica brilla: Janney su tutte, perfetta nel ruolo di zia borderline.
Estetica da copertina e narrazione da Instagram Live

Capri è fotografata come se fosse una pubblicità di profumo Dior: ogni inquadratura è pensata per stupire, sedurre, distrarre. Paul Feig sa bene come muoversi in questi territori, e firma un film che è una sfilata cinematografica tanto quanto un racconto volutamente ai limiti del trash. I costumi (curati da Renée Ehrlich Kalfus) diventano protagonisti quanto i personaggi, specie quelli indossati da Blake Lively, in un continuo gioco tra fashion e parodia.
Ma tutta questa bellezza estetica ha un prezzo: la sceneggiatura si perde tra esagerazioni, sottotrame superflue e twist sempre meno credibili. A tratti sembra che il film stesso si prenda una pausa per lasciare spazio al panorama. Eppure, questa è anche parte del gioco: Un altro piccolo favore non pretende di avere senso. Vuole solo far divertire, tra una gag e un omicidio improbabile.
Una commedia che abbraccia l’assurdo

Le sequenze più folli – alcune addirittura al limite dell’erotico-grottesco, rese ancor più strane da effetti digitali volutamente kitsch – mostrano quanto Un altro piccolo favore sia consapevole del proprio tono. È un film che si prende poco sul serio e che gioca con i cliché del noir contemporaneo, mescolando elementi da White Lotus, Sex and the City e Arsenico e vecchi merletti. Insomma, se cercate coerenza narrativa, siete nel posto sbagliato. Ma se volete immergervi una storia piena di satira, paillettes e cadaveri nascosti, la visione sarà davvero piacevolissima.
La recensione in breve
Un altro piccolo favore è una commedia nera volutamente esagerata, che abbraccia l’assurdo e punta tutto sull’estetica e sulla chimica tra Kendrick e Lively. Non è raffinata né coerente, ma è così consapevolmente folle da risultare irresistibile. Capri, cocktail e cadaveri: basta questo per godersi lo spettacolo.
Pro
- Chimica impeccabile tra Kendrick e Lively
- Ironia tagliente e tono satirico ben gestito
- Ottime spalle comiche (Janney in particolare)
Contro
- Trama debole e spesso incoerente
- Durata eccessiva per il tipo di racconto
- Alcuni personaggi secondari sprecati
- Gag visive forzate o fuori tono
- Voto CinemaSerieTv
