Nel cuore della festa del lavoro, il Concertone del Primo Maggio a Roma si è trasformato in teatro di un acceso scontro culturale e politico. La band milanese I Patagarri ha scioccato parte del pubblico e suscitato la dura reazione della comunità ebraica intonando lo slogan “Palestina libera!” sulle note di Hava Nagila, brano simbolo della tradizione ebraica. L’esibizione, carica di intenzione politica, ha scosso l’opinione pubblica, mettendo in luce le fragilità del dialogo culturale e i rischi della strumentalizzazione simbolica. La band ha spiegato che hanno pronunciato quella frase, in quel contesto perché la musica deve prendere posizione, soprattutto quando c’è gente che in questo momento c’è gente che muore, tra adulti e bambini.
Hava Nagila è una canzone di grande valore per la cultura ebraica, risalente al 1917 e connessa storicamente alla nascita delle prime comunità ebraiche in Palestina. Secondo la band, proprio questa connessione li ha spinti a reinterpretarla con un messaggio forte, sottolineando che “in un momento come questo, in cui molte voci vengono silenziate, la musica deve tornare a lanciare messaggi e prendere posizione, anche a costo di dividere”
“Ci pareva assurdo venire senza portare comunque un messaggio politico, un messaggio in tutela delle persone più sfortunate di noi che si trovano in situazioni gravi. adesso ci sono davvero troppi morti, troppi bambini che stanno morendo, troppi ospedali e infrastrutture distrutti. Sì, bisogna assolutamente trovare un modo perché chiunque abbia un familiare riesca a empatizzare un po’ con la situazione e non può che prendersi a cuore tutto, a prescindere dall’opposizione politica.”
Appropriarsi della nostra cultura, delle melodie a noi più care, per invocare la nostra distruzione, è ignobile. C’è qualcosa di davvero sinistro, macabro, nell’esibizione dei Patagarri. I più grandi nostri odiatori nella storia sono quelli che hanno strumentalizzato la nostra… pic.twitter.com/xK1EFojGbD
— Victor Fadlun (@fadlunvictor) May 1, 2025
Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma, ha parlato apertamente di “qualcosa di sinistro e macabro” nell’esibizione, accusando il gruppo di essersi appropriato di una melodia cara al popolo ebraico per invocarne la distruzione.
“I nostri più grandi odiatori nella storia sono stati coloro che hanno strumentalizzato la nostra cultura. Ascoltare la nostra canzone con lo slogan ‘Palestina libera’, che oggi riecheggia nelle piazze che invocano la cancellazione di Israele, è un insulto e una violenza inaccettabile”.
La reazione è stata condivisa anche da Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), che ha espresso sconcerto per quanto avvenuto su un palco istituzionale organizzato dalle sigle sindacali, trasmesso dalla Rai e privo – secondo lei – di adeguata vigilanza.
“Siamo attoniti. Per acclamare la liberazione della Palestina (non dei palestinesi), si eluda ogni riferimento alla realtà del conflitto mediorientale e alla presenza soffocante di Hamas”.
Il riferimento, da parte di Fadlun, è stato anche al Nova Music Festival, evento israeliano trasformato in un massacro da parte di Hamas, con 59 persone ancora oggi tenute in ostaggio. In questo contesto, la rivendicazione artistica dei Patagarri assume per la comunità ebraica italiana un valore fortemente divisivo. “Di fronte a queste provocatorie manifestazioni di intolleranza – ha aggiunto Fadlun – lo spazio delle nostre libertà si restringe, ma a perdere è l’intera società civile”.
Infine, Di Segni ha concluso con una riflessione amara, che riporta anche Today: Hava Nagila, canzone che celebra la gioia e lo stare insieme, è stata trasformata – a suo dire – in uno strumento di divisione e odio. Un’occasione mancata, secondo lei, per lanciare invece un vero messaggio di convivenza, come le comunità ebraiche italiane si sforzano di fare in ogni ricorrenza pubblica.
Confesso che prima di oggi non avevo la minima idea di chi fossero i Patagarri
(@patagarri ), poi ho ascoltato la loro “performance” in Piazza San Giovanni per il concerto del 1 Maggio e, ferma restando la loro libertà di dire e cantare quello che vogliono, rivendico la mia…— David Parenzo (@DAVIDPARENZO) May 1, 2025
Anche il giornalista David Parenzo, sempre su X, ha espresso la propria indignazione con toni decisi:
“Confesso che prima di oggi non avevo la minima idea di chi fossero i Patagarri, poi ho ascoltato la loro ‘performance’ in Piazza San Giovanni per il concerto del 1 Maggio e, ferma restando la loro libertà di dire e cantare quello che vogliono, rivendico la mia libertà di dire loro che prendere una nota canzone ebraica e storpiarla con una bieca propaganda pro-Pal e contro Israele è semplicemente raccapricciante!”
Decisamente unanime, sul ‘palco’ di X Italia, il supporto dell’utenza alla sfida politica lanciata dai cinque musicisti milanesi
Che per loro dire “Palestina libera” sia “raccapricciante”, “ignobile, sinistro, macabro”, è la sintesi di ciò sono e la spiegazione di ciò che fanno da sempre.
L’ennesima confessione dei bugiardi.
E io lo ripropongo.#FreePalestine #PalestinaLibera #patagarri pic.twitter.com/KVDUhGDy47— mostro ✊🏼 🇵🇸 (@avantibionda) May 2, 2025
Se i patagarri hanno un milione di fan, io sono uno di loro. Se hanno dieci fan, io sono uno di loro. Se hanno un solo fan, quello sono io. Se non hanno fan, significa che io non sono più sulla Terra. Se il mondo è contro i patagarri, io sono contro il mondo 🎷🥁🎺🎶 #1M2025
— Nolone02 (@NoloneF) May 1, 2025