Tom Cruise e il regista Christopher McQuarrie, a Cannes per presentare Mission: Impossible – The Final Reckoning, ultimo capitolo della celebre saga action, hanno partecipato a una masterclass trasformatasi rapidamente in un racconto survival adrenalinico: McQuarrie ha infatti rivelato al pubblico i retroscena di una delle sequenze più estreme mai girate da Cruise nell’intera carriera.
“Stasera, quando guarderete il film, c’è un momento in cui Tom è su un biplano, completamente da solo ai comandi.” L’aereo, in volo a oltre 10.000 piedi sopra i cieli africani, subisce un danno. Cruise è solo a bordo, senza controfigure, né operatori. “È lui a gestire le luci, orientando il velivolo rispetto al sole. Controlla anche la messa a fuoco, fuori campo. In ogni singola inquadratura, è tutta opera sua. E nessuno gli può dire di fermarsi.”
La comunicazione tra regista e attore, leggiamo da Deadline, avviene via radio, finché Cruise decide di uscire dalla cabina e camminare sull’ala dell’aereo — un’azione che un wing-walker professionista gli aveva espressamente sconsigliato di fare.
Una volta fuori, la radio non funziona più. McQuarrie è costretto ad avvicinarsi con l’elicottero, aprire lo sportello e uscire sul predellino per farsi vedere. “Uscire dalla cabina di un elicottero in volo è come mettere piede su un altro pianeta. Il vento ti investe a oltre 140 miglia all’ora. L’aria è così rarefatta che stai respirando, ma non stai assorbendo ossigeno.”
Accanto a McQuarrie c’è la prima assistente alla regia, Mary Boulder, cronometro alla mano.
“Appena Tom esce dal cockpit, le dico: ‘Parti col tempo.’ Sappiamo che il corpo umano può resistere solo una dozzina di minuti in quelle condizioni. È come fare due ore di palestra sotto un getto d’aria.”
Cruise raggiunge il limite, ma lo supera. “Quando mi affaccio dall’elicottero, Tom urla: ‘13 minuti.’ Poi, a un certo punto, non riesce più a muoversi. È sdraiato sull’ala, le braccia penzolano. Non sappiamo se è cosciente. Ma sappiamo anche che solo lui può dire ‘Stop’. E se è svenuto, non può certamente farlo.”

La tensione sale alle stelle: il biplano ha solo tre minuti di carburante rimasti, ma Cruise è fuori ormai da venti. “Restiamo in silenzio, trattenendo il fiato. Poi lo vediamo sollevarsi, infilare la testa in cabina per riprendere ossigeno, rientrare e riportare l’aereo a terra. In sicurezza. Nessun altro al mondo può fare una cosa simile.”
In un’epoca dominata dalla CGI, Cruise continua a riscrivere le regole dello spettacolo cinematografico. E lo fa sfidando ogni limite, anche quello umano tra la vita e la morte.
Qui potete leggere le prime recensioni al film, in uscita a fine maggio.
