Il film si chiude con Anne, sola nella sua casa borghese, spezzata dal peso delle sue azioni. Dopo aver consumato fino in fondo la relazione proibita con Théo, figlio diciassettenne del marito, si ritrova abbandonata in un silenzio assoluto, priva di ogni legame autentico. Théo torna nella sua stanza senza guardarla. Non c’è scontro né riconciliazione. Solo la consapevolezza che nulla può essere più come prima. La macchina da presa indugia sul volto di Anne, mentre tutto ciò che ha costruito – famiglia, carriera, credibilità – si sgretola. Il film termina con una dissolvenza sospesa, senza risposte, lasciando lo spettatore dentro un’inquietudine che non si risolve.
Catherine Breillat, nel suo ritorno alla regia, firma un finale che rifiuta ogni chiusura morale rassicurante. Ancora un’estate non offre redenzione, punizione o perdono. Dopo aver raccontato per tutto il film il desiderio che travolge e la trasgressione che lentamente si normalizza nel quotidiano, l’autrice lascia che la storia si concluda nell’ambiguità. Anne non viene scoperta, né pubblicamente umiliata. Ma il suo isolamento finale è una condanna più sottile: l’impossibilità di tornare indietro.
Il rapporto con Théo, nato nell’ombra di una famiglia ricostruita, si consuma nel segreto e si logora in modo viscerale. L’ultima scena – un lungo piano fisso in camera da letto – non mostra alcun gesto violento o scandaloso: la tensione è tutta interiore. È il vuoto che segue un atto irreversibile. Théo non è più parte di quel legame. Anne è sola, vestita ma nuda nella sua vulnerabilità.

In un film che esplora il potere, il desiderio, la maternità e l’identità borghese, il finale funziona come detonatore silenzioso. Nulla esplode, ma tutto si incrina. Ancora un’estate termina come un’eco: un’estate vissuta troppo intensamente, che non lascia tracce visibili ma segna ogni gesto futuro.
Il silenzio con cui si chiude il film diventa allora l’unica risposta possibile: nessun dialogo può riparare ciò che è stato rotto. E Breillat, coerente con la sua poetica, lascia che sia lo spettatore a portare il peso di quell’estate fino alla fine.
