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Home » Film » Recensioni film » Elio, la recensione: una favola cosmica sulla famiglia e il desiderio di appartenere

Elio, la recensione: una favola cosmica sulla famiglia e il desiderio di appartenere

Pixar torna al cinema con Elio, una storia di formazione fantascientifica che, più che nello spazio, si muove tra le pieghe dell’animo umano.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini19 Giugno 2025Aggiornato:19 Giugno 2025
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Elio (Pixar)
Elio (Pixar)
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Il film: Elio, 2025. Diretto da: Adrian Molina, Domee Shi, Madeline Sharafian. Cast: Yonas Kibreab, Zoë Saldaña, Jameela Jamil, Brad Garrett, Naomi Watanabe, Shirley Henderson, Matthias Schweighöfer. Genere: Animazione, avventura, fantascienza, family. Durata: 99 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema.

Trama: Dopo la morte dei genitori, Elio vive con la zia Olga, sentendosi sempre più fuori posto. Affascinato dalla vita extraterrestre, viene accidentalmente trasportato nel Comuniverso, dove viene scambiato per l’ambasciatore della Terra. In un mondo popolato da razze aliene e creature stravaganti, Elio dovrà trovare la sua voce, affrontare le sue paure e scoprire il vero significato di “casa”.

A chi è consigliato? A chi ama le storie di formazione raccontate con sensibilità e immaginazione.


Dopo il successo di Inside Out 2, Pixar si presenta nelle sale con una nuova storia originale che ha il coraggio di non inseguire il clamore delle saghe o dei sequel. Elio, diretto da Adrián Molina insieme a Domee Shi (Red) e Madeline Sharafian (La tana), mescola animazione, fantascienza e melodramma familiare per raccontare un viaggio interplanetario che ha molto a che fare con le paure e i desideri della crescita. Nonostante un’estetica vivace e momenti di tenera comicità, Elio è infatti una pellicola che parla di solitudine, abbandono e riconciliazione, e lo fa nel modo più accessibile possibile: attraverso gli occhi di un bambino.

Un protagonista alla deriva tra i pianeti (e tra gli affetti)

Elio Solís ha undici anni e vive con sua zia Olga dopo la perdita dei genitori. È un bambino chiuso, brillante, creativo, ma profondamente solo. La sua unica ancora sembra essere l’ossessione per la vita extraterrestre: Elio è convinto che, da qualche parte nell’universo, esista qualcuno in grado di comprenderlo davvero.

Un giorno il nostro protagonista viene risucchiato da un misterioso portale e trasportato nel Comuniverso, una sorta di assemblea galattica composta da delegati di diversi pianeti. Qui, Elio viene scambiato per l’ambasciatore della Terra e si ritrova, suo malgrado, a rappresentare un mondo che non sente più suo.

Questo spunto surreale diventa la metafora centrale del film: un bambino che non si sente ascoltato dagli adulti, che finge di essere ciò che gli altri si aspettano, solo per sentirsi accettato. Elio non è un eroe, è un ragazzo smarrito in cerca di un’identità, ed è proprio questo che lo rende straordinariamente umano.

Un universo che riflette la complessità dei sentimenti

Il Comuniverso è una trovata visiva accattivante, anche se non del tutto memorabile. Gli alieni, ispirati a forme marine e microorganismi, popolano un universo variegato ma non particolarmente originale rispetto agli standard Pixar. Tuttavia, funziona bene come spazio simbolico, un teatro dove proiettare le paure e i desideri del protagonista.

Qui, Elio stringe amicizia con Glordon, una creatura dall’aspetto larvale ma dal cuore grande, che vive anch’essa un conflitto familiare con un padre autoritario. Questa dinamica a specchio arricchisce la narrazione, mostrando come il bisogno di essere accettati attraversi tutte le razze e le galassie, non solo quelle umane.

Il villain della storia, Lord Grigon, è anch’esso più una figura educativa che una vera minaccia: un padre mancato, più che un antagonista. Pixar sembra ormai aver abbandonato il concetto di male assoluto, preferendo antagonisti ambigui che riflettono fragilità e delusioni, come già accaduto in Lightyear o Red.

Il dolore dell’assenza, la forza della ricostruzione

Elio non è solo una storia di fantascienza, è soprattutto un racconto sul lutto e la ricostruzione familiare. Il dolore della perdita dei genitori è trattato in modo delicato ma incisivo. Non viene mai spettacolarizzato, ma è il motore silenzioso che guida ogni azione del protagonista.

Anche la zia Olga è un personaggio centrale: una donna costretta ad assumere un ruolo genitoriale che non aveva previsto, divisa tra senso del dovere e incapacità di comunicare. La loro relazione evolve gradualmente, senza forzature, e raggiunge uno dei momenti più toccanti della pellicola in una scena in cui, per la prima volta, i due riescono davvero ad ascoltarsi.

È qui che Elio trova il suo cuore pulsante: nel dialogo intergenerazionale, nella fatica di costruire legami dopo la frattura, nella possibilità di fare famiglia anche laddove sembrava impossibile.

Un film Pixar a tutti gli effetti, ma senza slanci

Come ormai da tradizione, Elio si presenta con una confezione curata in ogni dettaglio: l’animazione è fluida e dettagliata, la colonna sonora di Rob Simonsen accompagna con grazia sia le sequenze più leggere che quelle più drammatiche. Ci sono momenti visivamente efficaci (la presentazione del Comuniverso, i portali cosmici, la cerimonia finale) e almeno due scene capaci di toccare il cuore anche dei più cinici.

Eppure, nonostante la sua sincerità emotiva, il film non riesce a elevarsi tra i titoli più incisivi di Pixar. La struttura narrativa è sicura ma prevedibile, il tono resta sempre rassicurante, e l’impressione è che tutto sia ben calibrato per emozionare senza mai spiazzare davvero. In un’epoca di cinema algoritmico, Elio è un prodotto onesto e compatto, ma anche privo di quei rischi che avevano reso speciali film come Wall•E, Up o Soul.

Il valore delle piccole verità

Elio non possiede l’originalità folgorante di Inside Out, né l’inventiva visiva di Soul o l’impatto emotivo di Coco, ma trova la sua forza in una semplicità disarmante. È una storia che non ha bisogno di reinventare il linguaggio del cinema per essere efficace: parla con sincerità, si rivolge al cuore, e trova nella tenerezza la sua arma più potente.

In un panorama cinematografico dominato da franchise infiniti, reboot forzati e calcoli di marketing, Elio rappresenta una piccola eccezione: un film che sceglie di raccontare il dolore della perdita e la bellezza dell’empatia attraverso il filtro dell’immaginazione infantile. Proprio in questo tono pacato e affettuoso riesce a costruire un legame con lo spettatore, specialmente con chi si è sentito almeno una volta come Elio: fuori posto, inascoltato, in cerca di un messaggio dallo spazio che ci ricordi che, in fondo, non siamo soli.

Con Elio, Pixar non cambia le regole del gioco, ma ricorda perché il suo cinema è ancora necessario: perché ci sono storie piccole, intime, che hanno il potere di riflettere le emozioni più grandi. E, a volte, è proprio nelle orbite più silenziose che brillano le stelle più sincere.

La recensione in breve

7.0 Sincero

Elio è una fiaba spaziale che parla di crescita, perdita e identità con delicatezza e sincerità. Non è tra i film più ambiziosi o sorprendenti della Pixar, ma trova il suo valore nella dolcezza dei personaggi, nella profondità delle emozioni e nella capacità di arrivare dritto al cuore.

Pro
  1. Temi emotivi trattati con sensibilità
  2. Buon equilibrio tra comicità e dramma
  3. Quattro protagonisti ben delineati
Contro
  1. Alieni visivamente poco memorabili
  2. Nessuna vera sorpresa narrativa
  3. Rischia di sembrare una “variazione sul tema” Pixar
  • Voto CinemaSerieTv 7
  • Voto utenti (0 voti) 0
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