Nel finale di Lo sposo indeciso (2023), il professor Gianni Buridano, dopo un’intera giornata infernale tra maledizioni, pioggia torrenziale e una incontinenza improvvisa che lo intrappola per ore in bagno, trova finalmente il coraggio di uscire da quella situazione kafkiana. Pur consapevole della sua contraddizione tra razionalità filosofica e superstizione, decide di andare avanti e celebrare il matrimonio con Samantha. Il film si chiude con un filmato che mostra gli sposi sorridenti sull’altare, asciutti e finalmente sereni, come se la tempesta, la maledizione e la malattia fossero stati semplici ostacoli superati insieme.
Il cuore drammatico della commedia è la messa in scena di un autentico paradosso esistenziale: un professore ateo e anticlericale, filosofo morale, si sposa con una donna colta solo fino alla scuola media e profondamente credente. I due apparentemente incompatibili restano ancorati alle loro visioni opposte, ma l’intero film li avvicina quando la “maledizione” sembra materializzarsi nel giorno delle nozze.

La lunga sequenza comico‑grottesca in bagno non è solo slapstick: è un percorso di auto-incrinatura per il protagonista. Circondato da parenti impiccioni, un endocrinologo improbabile, una fattucchiera di quartiere interpretata da Claudia Gerini e un cane filosofico che gli fa da confidente, Gianni affronta la sua incapacità di decidere fino a essere costretto a riscoprire l’istinto e la fede — non in Dio, ma nel legame umano.
Quando finalmente esce, bagnato ma libero, l’inquadratura rallenta sul suo volto: tra sollievo e meraviglia, mostra l’uomo che torna a sé dopo la resa alla fragilità. Sul sagrato della chiesa, Samantha lo attende. È il momento in cui razionalità e sentimento si sciolgono, dando vita a un “lieto fine” surreale ma sincero.
