Alvaro Vitali è morto a causa delle complicazioni di una broncopolmonite recidiva, un problema di salute per il quale era stato ricoverato in un ospedale di Roma due settimane fa e che aveva già dovuto affrontare a febbraio. Lo ha confermato la sua ex moglie, Stefania Corona, spiegando anche che nella mattinata di ieri, 24 giugno, l’attore 75enne aveva firmato per le dimissioni, nonostante il parere contrario del medico che lo seguiva.

A febbraio non erano state divulgate notizie sulle condizioni di salute dell’attore, celebre per aver interpretato il ruolo di Pierino in tantissime commedie sexy accanto ad attrici avvenenti come Gloria Guida o Edwige Fenech, ma in un’intervista a Fanpage di due anni fa, l’attore aveva accennato ad “una bronchite che non passa” – e questo fa capire che il problema si era già presentato tempo fa.
Stefania Corona ne aveva parlato poche ore prima della sua morte nel salotto di La volta buona, con Caterina Balivo, e aveva spiegato che nonostante i contrasti tra loro – la separazione era recente ed era stata molto dibattuta sui media, da entrambe le parti – era andata a trovare Alvaro in ospedale, perché riteneva che fosse giusto così, dopo 27 anni di vita insieme. Come scrive Fanpage, la cantante ha detto:
“Ovviamente come fai a non andarci? Ci sono io al suo fianco, perché è giusto. Lo si fa per una amico, lo si fa per il tuo ex marito”
Corona ha aggiunto che Vitali l’ha ringraziata per la sua vicinanza e che incautamente aveva deciso di farsi dimettere poche ore prima.
“È stato due settimane in ospedale, poi stamattina ha firmato le dimissioni. La dottoressa gli aveva detto di stare un po’ di più. Io ci sarò”

Nella stessa occasione Corona aveva spiegato che lei e Alvaro Vitali vivevano ancora sotto lo stesso tetto, insieme al nuovo compagno di lei, un tempo autista e factotum della coppia. Con una punta di stizza, Corona aveva detto che lei e Vitali collaboravano ancora insieme e che lui aveva ancora bisogno di lei – “ma solo per comodità”.
La broncopolmonite recidiva rappresenta una condizione particolarmente insidiosa negli anziani, soprattutto in presenza di fragilità e patologie pregresse. Nei soggetti con più di 70 anni, come Alvaro Vitali, il rischio di mortalità associato a una recidiva di polmonite è elevato: secondo quanto riporta il National Institutes of Health, il tasso di decesso entro 30 giorni può superare il 10%, con percentuali che aumentano sensibilmente nei mesi successivi. In questi casi, come spiega l’American Journal of Medicine, la ripetizione degli episodi infettivi può compromettere in modo definitivo la funzionalità respiratoria, soprattutto in soggetti debilitati.
Nelle ore successive alla scomparsa di Alvaro Vitali, Lino Banfi ha voluto rendere omaggio al collega, ma il suo post ha sollevato un mare di critiche.
