Nel finale di I Predoni, si scopre il retroscena oscuro dietro le rapine sanguinose organizzate ai danni di banche collegate al magnate Jeffrey Hubert (Bruce Willis). L’agente dell’FBI Jonathan Montgomery (Christopher Meloni), insieme ai colleghi Stockwell e Wells, identifica il mandante del complotto: Hubert ha complottato assieme al senatore Cook per eliminare suo fratello Alexander. Per far questo, hanno orchestrato false segnalazioni terroristico‑militari e messo in trappola una squadra di ranger, sacrificando le loro vite. Il rapinatore Wells (Adrian Grenier), ex militare, organizza le rapine come vendetta personale, decimando i complici e affrontando il magnate in Messico. Alla fine Montgomery raggiunge Hubert a Tijuana e lo uccide con un colpo di lama, mentre Wells fa la stessa cosa con l’ex padrone, salvo poi scomparire nell’ombra
I Predoni intreccia rapine spettacolari e corruzione istituzionale. Le azioni criminali, apparentemente casuali, sono rivelate come pedine di un affare di potere. Hubert e Cook avevano convinto il governo a identificare i ranger come corrotti, per eliminare la figura ingombrante di Alexander. Wells, sentendosi tradito dal sistema, trasforma le rapine in vendetta violenta, uccidendo sia i complici che ipotetici complici .
La svolta drammatica arriva quando Mims, membro della squadra, viene eliminato da Wells pur cercando redenzione, mentre Montgomery segue Wells fino a Tijuana. Qui i due uomini decidono di agire da giudici sommari: Montgomery assassina Hubert, compiendo un atto estremo, mentre Wells uccide un sicario prima di darsi alla fuga
Il finale di I Predoni rovescia le convenzioni del thriller di rapina. Non si tratta di una vendetta personale, ma di una resa dei conti all’interno di un sistema corrotto. Il film termina con due eliminazioni violente tra uomini di istituzioni e criminali, che consegnano allo spettatore una visione cinica del confine tra giustizia e vendetta.
