Squid Game, la serie survival coreana divenuta un fenomeno globale, si conclude con la terza e ultima stagione, lasciando il pubblico sospeso tra dolcezza e sorpresa. Il Front Man, sopravvissuto al raid della polizia, consegna alla figlia di Gi-hun — morto durante l’ultimo gioco — gli effetti personali del padre e una carta di credito contenente i 4,56 miliardi di won vinti dall’uomo nella prima edizione.
Poco dopo, per le strade di Los Angeles, l’uomo incrocia una misteriosa reclutatrice intenta a sfidare poveri e senzatetto nel gioco del ddjaki: la donna, interpretata nientemeno che da Cate Blanchett, incrocia lo sguardo di In-ho, che si allontana in silenzio. Gli Squid Games non sono finiti.
Nel gioco finale, il “calamaro in aria”, Gi-hun affronta Miung-gy (giocatore 333), padre della bambina di Jun-hee (giocatrice 222, morta nel turno precedente). La piccola porta ora il numero ereditato dalla madre. Miung è disposto a sacrificare la neonata pur di vincere. Ma Gi-hun, fedele alla promessa fatta a Jun-hee, si oppone. Ne nasce una colluttazione che si conclude con la caduta mortale di Miung dalla rupe, teatro dell’ultima prova.

Tuttavia, un colpo di scena complica tutto: i due, nella concitazione, hanno dimenticato di premere il pulsante che attiva ufficialmente il turno. La regola vuole che il gioco sia valido solo se un giocatore ne uccide un altro durante un turno attivo. Di conseguenza, la morte di Miung non ha valore ai fini del gioco. Di fronte all’impasse, Gi-hun prende una decisione estrema: si uccide lanciandosi dalla rupe, sancendo così la vittoria della neonata. Prima di morire, egli incrocia per l’ultima volta lo sguardo di In-ho, che rimane colpito dalla sua rettitudine morale.

Nel frattempo, Hwang, fratello del Front Man e poliziotto, arriva sull’isola — sede segreta dei giochi — insieme alla Guardia Costiera. In-ho, avvisato del pericolo, avvia la procedura di autodistruzione del complesso. Hwang riesce quasi a raggiungerlo e gli urla: «Perché hai fatto tutto questo?!» prima che lui senza rispondere, si volti e fugga.
L’azione si sposta poi sei mesi in avanti. No-eul, salvatasi dall’esplosione e dissuasa dal suicidio proprio dal pianto liberatorio della neonata di Jun-hee, raggiunge il parco divertimenti dove era stata reclutata e lì incontra il giocatore 246, che lei stessa aveva salvato. L’uomo, la cui figlia è guarita dalla leucemia grazie a costose cure, non la riconosce.
Ormai rassegnata a non ritrovare mai più la propria figlia scomparsa, No-eul riceve inaspettatamente una telefonata dal signor Park, l’investigatore privato: la bambina è stata avvistata in Cina. Senza esitazione, la donna prende un volo per il Paese.

Nel frattempo, Hwang ha lasciato la polizia e si è messo in affari con l’usuraio Choi. Una sera, trova nella sua stanza la bambina di Jun-hee, con indosso la pettorina 222 e una carta di credito contenente 45,6 milioni di won: il premio della seconda edizione.
Choi, intenzionato ad acquistare il motel dove risiedeva Gi-hun all’inizio della stagione, scopre però che dalla vecchia stanza in cui l’uomo risiedeva sono scomparsi i contanti della prima vincita. Poco dopo si scopre che a trafugarli è stato proprio il Front Man, entrato nottetempo nell’edificio. Il motivo? Donare il denaro, su richiesta di Gi-hun, alla figlia dell’uomo, ormai trasferitasi a Los Angeles.
All’inizio restia ad accogliere l’uomo, la ragazza si lascia infine toccare dalla vista della tuta insanguinata del padre e, soprattutto, della carta di credito a suo nome. Ma è troppo tardi: l’auto di In-ho si è già allontanata tra il traffico di L.A e lei non può fare nulla per ringraziarlo o chiedere spiegazioni.
Durante il viaggio, lo sguardo dell’uomo si posa su una donna che schiaffeggia un barbone. Avvicinandosi, si accorge che sta giocando a ddjaki con il senzatetto. Quasi percepisse lo sguardo che incombe su di lei, la donna si volta lentamente a favore di camera,

Gli Squid Games stanno per sbarcare negli USA?
