Squid Game è diventata una serie fenomeno globale sin dalla sua prima stagione su Netflix: un mix devastante di drammi umani, letali giochi di sopravvivenza e una critica feroce al sistema capitalista. Dopo due stagioni segnate da tensioni crescenti e colpi di scena spietati, Squid Game 3 (di cui trovate la nostra recensione) conclude l’epopea di Seong Gi-hun con un atto finale che ribalta ogni aspettativa e conferma il tono nichilista ma profondamente umano della serie. Ad accompagnarci in questo turbinio troviamo ancora Seong Gi-hun (Lee Jung-jae), l’uomo che un tempo vinse per sopravvivere e ora si ritrova catapultato di nuovo al centro dei giochi, deciso a porre fine a quel circolo di sangue. La posta in gioco non è più solo la salvezza individuale: è il futuro dell’umanità. Ma vediamolo meglio insieme nella nostra spiegazione del finale di Squid Game 3…
Perché Seong Gi-hun partecipa di nuovo ai giochi?

Dopo la sanguinosa rivolta della seconda stagione, Seong Gi-hun si ritrova in un baratro psicologico da cui sembra impossibile uscire. È perseguitato dai sensi di colpa per la morte dei suoi compagni e, in particolare, dalla perdita di Jung-bae, che lo aveva accompagnato con lealtà nel corso dei giochi. Così, quando viene catturato e si risveglia all’interno di una nuova edizione dei giochi, Gi-hun è completamente svuotato: non oppone resistenza, non lotta, è pronto a morire. Il sistema, però, ha altri piani per lui. I giochi stanno cambiando, diventando ancora più crudeli, e Gi-hun non dovrà solo sopravvivere, ma anche da scegliere.
Quali sono le nuove prove e quanto sono spietate?

In questa nuova edizione, i giochi assumono una dimensione ancora più distorta e sadica. Uno dei più scioccanti è una versione gigantesca del classico salto alla corda orchestrata da bambole robotiche sempre più antropomorfe e inquietanti, dove ogni errore equivale a una caduta da decine di metri. Ma l’orrore non finisce qui. In un colpo di scena drammatico, i VIP – i misteriosi e grotteschi finanziatori dei giochi – decidono di coinvolgere anche una neonata: la figlia di Jun-hee, amico fidato di Gi-hun, rimasta orfana. Il nostro protagonista, così. nonostante l’apatia iniziale, si risveglia dal proprio torpore e capisce che deve proteggerla a tutti i costi.
L’offerta del Front Man

Tornato al comando dopo essersi ritirato da giocatore nella stagione precedente, il Front Man convoca Gi-hun per un faccia a faccia, si toglie la maschera e gli rivela non solo il suo volto ma anche di aver ordinato l’uccisione di Jung-bae. Gli propone poi una via d’uscita: se Gi-hun accetta di uccidere gli altri concorrenti nel sonno, potrà vincere insieme alla neonata e salvarla. Ma Gi-hun, pur consapevole delle conseguenze della sua scelta, rifiuta. Non vuole infatti vincere come carnefice, ma preferisce affrontare il gioco lealmente, mantenendo intatta, almeno in parte, la propria coscienza.
La prova finale

Il gioco finale, chiamato “Sky Squid Game”, si svolge in tre round sopra tre pilastri sospesi. I concorrenti devono eliminarsi a vicenda, ma solo durante i tempi regolamentari, segnalati dalla pressione di un pulsante rosso. La neonata, affidata a Gi-hun, diviene così bersaglio di complotti e alleanze momentanee: anche Myung-gi, il padre biologico della bambina, è infatti disposto a ucciderla pur di vincere. In un duello brutale, Gi-hun riesce a difenderla e a sconfiggere Myung-gi, ma scopre che il round non era ancora iniziato: la sua vittoria è quindi tecnicamente nulla. A questo punto, preme il pulsante e si prepara per il sacrificio finale.
Cosa succede a Seong Gi-hun?

Davanti a una scelta impossibile, Gi-hun ha tre opzioni: uccidere la bambina e vincere il gioco, non fare nulla e morire con lei, o sacrificarsi per salvarla. Sotto gli occhi dei VIP e del Front Man, fa un discorso straziante: i partecipanti non sono animali da combattimento, ma esseri umani, e il vero gesto rivoluzionario non è sopravvivere, ma rifiutare le regole del gioco. Con un atto di estremo coraggio, l’uomo si getta nel vuoto, rinunciando alla vittoria ma salvando la vita della neonata. Il suo suicidio diventa un gesto simbolico: una rottura definitiva con la logica della sopraffazione e della spettacolarizzazione del dolore.
Come finisce Squid Game 3?

La neonata viene dichiarata vincitrice. Nonostante la sua età, il sistema ne riconosce il trionfo in quanto ultimo essere vivente rimasto in vita. Il Front Man, toccato dal sacrificio di Gi-hun, decide di portarla via prima che l’isola esploda, distruggendo ogni traccia dei giochi. Sei mesi dopo, la bambina viene lasciata nell’appartamento del detective Jun-ho, che la ritrova insieme a una carta prepagata contenente l’intero montepremi. Si tratta di un gesto ambiguo, tra risarcimento e ricatto, ma anche un passaggio di testimone: forse una nuova generazione, non corrotta dalla fame di potere, potrà costruire qualcosa di diverso. Il finale è cupo ma non disperato: nella morte di Gi-hun nasce la possibilità di una vita libera dal gioco.
Ci saranno nuovi Squid Game?

Sì, e la scena post-credit lo anticipa chiaramente. Il Front Man, ormai rientrato in incognito a Los Angeles, osserva due persone mentre giocano a ddakji, il gioco di reclutamento con le tessere colorate. Una delle due è una donna sofisticata, dallo sguardo glaciale e penetrante: si gira e incrocia il suo sguardo. È Cate Blanchett, in un cameo decisamente inaspettato. Questo dettaglio non è solo un omaggio hollywoodiano, ma un teaser per l’espansione globale del franchise: Netflix ha infatti già confermato l’arrivo di Squid Game: America, diretto da David Fincher e ambientato negli Stati Uniti. Una nuova serie quindi, nuovi giochi, nuove vittime.
